14 luglio 2020
Aggiornato 02:00
Fuori dai limiti di legge il 67 % dei prelievi. Critico il bilancio sul ramo di Como

Goletta dei Laghi: preoccupano ancora le acque del lago di Como

Legambiente: “A quando il completamento della rete di depurazione delle acque reflue?”

Il 67 % dei campioni analizzati fuori dai limiti di legge con forme gravi di inquinamento microbiologico di origine fecale nel 37 % dei casi, in particolare sul ramo di Como: preoccupano ancora le acque del Lario secondo la fotografia scattata da Legambiente in occasione del passaggio della Goletta dei Laghi – Cigno Azzurro. Anche quest’anno la campagna itinerante per il monitoraggio delle acque di balneazione lacustri, realizzata con il contributo dei partner tecnici Cobat (Consorzio Obbligatorio Batterie Esauste) e COOU (Consorzio Obbligatorio Oli Usati), boccia il lago di Como a causa di un’eccessiva presenza di batteri di origine fecale in molti punti del bacino. Un bilancio negativo che viene confermato anche dalla presenza, in diverse zone del lago, di spiagge precluse alla balneazione.

E’ critico in particolare il bilancio delle sponde comasche del Lario dove risultano oltre i limiti di legge l’87 % dei prelievi: su un totale di 15 punti di campionamento monitorati i tre parametri indagati dai tecnici di Legambiente sono nella norma solo presso i lidi di Faggeto Lario e di Menaggio. Fortemente inquinate, invece, le acque di Sorico, Domaso, Gravedona, Dongo e Pianello Lario dove i valori dei coliformi e degli streptococchi fecali superano di oltre dieci volte i limiti di legge.

Meno desolante il quadro emerso sul ramo di Lecco: superano l’esame della Goletta dei Laghi sei punti di monitoraggio su otto, con una presenza batterica fortemente pronunciata solo sul lido di Dorio e valori leggermente al di sopra dei limiti nelle acque di Oliveto Lario. E’ risultato inoltre grave  l’inquinamento batterico rilevato presso la foce dell’Adda, nel comune di Colico.

«Per il terzo anno consecutivo le nostre analisi rivelano la presenza, nelle acque del Lario, di un inquinamento microbiologico di origine fecale diffuso – afferma Stefano Ciafani, responsabile scientifico nazionale di Legambiente. – La novità del monitoraggio di quest’anno sta nella forte criticità dei campioni prelevati nell’Alto Lago comasco, che si somma a quella già nota del fiume Adda.  Probabilmente le importanti piogge delle ultime settimane hanno evidenziato problemi alla rete di fognatura e depurazione. Lasciamo alle amministrazioni locali e agli enti preposti al controllo i risultati emersi dalle nostre analisi per approfondire le cause di un inquinamento così rilevante, per far in modo che, su questo lago l’impegno nella tutela della qualità delle acque diventi il cardine di una più corretta e complessiva gestione del territorio», conclude Ciafani. 

Nell’ambito di una stagione particolarmente piovosa che ha causato significative variazioni dei livelli del lago, i tecnici della Goletta dei Laghi hanno monitorato le acque del bacino su spiagge affollate di turisti. Legambiente ha effettuato prelievi in 24 punti rappresentativi del lago, che in parte ricalcano quelli monitorati dagli enti preposti al controllo. Le analisi di Goletta dei Laghi – Cigno Azzurro restituiscono un’istantanea sullo stato di salute delle acque in tempo reale e non vogliono in alcun modo sostituirsi alla valutazione di balneabilità dell’Azienda Sanitaria Locale. Legambiente seleziona i punti di prelievo, anche in base alla presenza di bagnanti, tra le aree balneabili e zone di particolare criticità, quali immissari e scarichi.

«Esattamente un anno fa l’amministrazione provinciale di Como ci aveva assicurato l’entrata in funzione dei depuratori entro la primavera del 2008 – dichiara Barbara Meggetto, direttrice di Legambiente Lombardia – Dobbiamo purtroppo constatare che, per vedere il lago risanato, dovremo attendere ancora. Chiudere i «rubinetti» delle fonti di inquinamento e migliorare gli impianti in funzione è condizione imprescindibile perchè le acque del Lario rientrino nei parametri richiesti dalla direttive europee. Siamo convinti, inoltre, che temi come la qualità delle acque e buone pratiche di sostenibilità ambientale debbano procedere di pari passo se si vuole salvaguardare un territorio conosciuto in tutto il mondo per l’unicità del suo paesaggio».

Alla presentazione dei dati, che si è tenuta questa mattina a Lecco presso Villa Locatelli sono intervenuti, fra gli altri, Stefano Ciafani, responsabile scientifico nazionale di Legambiente; Barbara Meggetto, direttrice di Legambiente Lombardia; Marco Molgora, assessore all’ambiente della Provincia di Lecco, Giancarlo Morandi, presidente del Cobat (Consorzio Obbligatorio Batterie Esauste) e Sebastiano Di Ficcio, coordinatore dell’area nord ovest del COOU (Consorzio Obbligatorio Oli Usati).

Nel corso della conferenza stampa è stato presentato il Progetto Vivilago, nato proprio grazie al passaggio di Goletta dei Laghi da una collaborazione fra Legambiente, Cobat e Università degli Studi di Milano - Facoltà di Agraria. Due gli obiettivi principali del progetto: misurare la «febbre»ambientale del lago attraverso la redazione del dossier Ecosistema Lago sulle performance ambientali dei comuni rivieraschi e valorizzare il marketing territoriale sulla base di studi integrati e interdisciplinari.

«Campagne come la Goletta dei Laghi, sono la testimonianza pratica di un impegno quotidiano con Legambiente - ha affermato Giancarlo Morandi, Presidente del Cobat – per promuovere una piena e consapevole difesa dell’ambiente naturale e prevenire comportamenti illeciti sulle acque italiane. Da 20 anni, infatti, il Cobat opera su tutto il territorio nazionale, dai rifugi alpini alle zone costiere fino ai nostri laghi, con azioni di recupero e campagne d’informazione con l’obiettivo di ridurre il rischio d’inquinamento causato dalle batterie al piombo esauste ed accrescere il rispetto per l’ambiente. Nel territorio di Lecco il Cobat ha già avviato un progetto pilota con la Provincia per la raccolta ed il successivo riciclo delle batterie portatili esauste provenienti dai cittadini, attraverso punti di raccolta distribuiti sul territorio: un’iniziativa importante e necessaria per affrontare una delle principali e più urgenti sfide della politica ambientale nazionale.»

«L'olio lubrificante usato – ha detto Paolo Tomasi, presidente del COOU - è un rifiuto pericoloso. Basti pensare che, se versati in un lago, 4 kg di olio usato – pari al cambio d'olio di una sola auto – inquinano una superficie grande quanto un campo da calcio. Ma se correttamente recuperato può trasformarsi in una preziosa risorsa economica. In 25 anni di attività, attraverso la rigenerazione, il COOU ha consentito all’Italia di risparmiare 1 miliardo di euro sulle importazioni di petrolio. Risultati del genere sono resi possibili anche grazie alla collaborazione di tutti; partecipare a «Goletta dei laghi» ci consente di rafforzare l’alleanza con il nostro interlocutore più importante: il cittadino».

Il viaggio della Goletta dei Laghi in Lombardia continua con il monitoraggio dei laghi Garda, Mantova, Lugano, Maggiore, Varese, Idroscalo. Partita il 9 giugno dall’Abruzzo, la campagna itinerante di Legambiente concluderà il suo viaggio il 5 agosto a Milano dopo aver analizzato le acque di balneazione di trenta laghi in sette regioni d’Italia con oltre duecento campionamenti.