22 settembre 2020
Aggiornato 07:30
Robotica

Xenobot, il primo robot «vivente»

Si tratta di «macchine biologiche viventi programmabili» prodotti da cellule viventi che sono andate a combinarsi in forme di vita completamente nuove

Xenobot, il primo robot «vivente»
Xenobot, il primo robot «vivente» ANSA

NEW YORK - Scienziati sostengono di aver creato i primi «robot viventi» al mondo, cioè prodotti da cellule viventi che sono andate a combinarsi in forme di vita completamente nuove. Lo riferisce il sito del britannico Independent. E' la prima volta, secondo il team di ricercatori, che vengono create «macchine completamente biologiche dalla loro origine». Potrebbe trattarsi del primo passo per produrre degli «xenobot» capaci di trasportare farmaci all'interno del corpo di un paziente o anche per lavorare alla pulizia degli oceani. Ma si tratta anche di un'evoluzione che produrrà certamente dibattito per le sue possibili criticità sul piano etico.

I ricercatori hanno utilizzato, per creare queste prime versioni di robot viventi, cellule da embrioni di rana, combinate attraverso un progetto realizzato al supercomputer in modo da essere programmate a volontà. «Sono nuove macchine viventi», ha affermato Joshua Bongard dell'Università del Vermont, uno dei coordinatori della nuova ricerca. «Non sono - ha proseguito - né robot tradizionali né una specie conosciuta di animale. Sono una nuova classe di artefatti: organismi viventi programmabili».

Potrebbero essere usate in molteplici scenari

A parere di Michael Levin dell'Università Tufts, queste macchine viventi potrebbero essere usate in molteplici scenari, come per esempio quando è necessario «lavorare in contesti sporchi o contaminati da radiazioni, nella raccolta delle microplastiche negli oceani, per viaggiare nelle arterie» e via dicendo.

La ricerca è stata pubblicata nei Proceedings of the National Academy of Science. Gli scienziati sono convinti che, dopo questi primordiali robot viventi, potranno essere capaci di creare versioni complesse di xenobot. I materiali biologici usati sono completamente biodegradabili quando muoiono, possono ripararsi (o bisognerebbe dire curarsi?) da soli. Tuttavia c'è da andarci coi piedi di piombo, anche secondo i loro creatori: se i sistemi dovessero diventare eccessivamente complessi, potrebbe essere impossibile effettuare predizioni sul loro comportamento.