23 febbraio 2024
Aggiornato 21:30
politica

Buongiorno, Luigi Di Maio è il nuovo ministro delle startup

Sarà il ministro delle startup, dell'Industria 4.0, dell'innovazione e, soprattutto, del lavoro

Buongiorno, Luigi Di Maio è il nuovo ministro delle startup
Buongiorno, Luigi Di Maio è il nuovo ministro delle startup Foto: ANSA

ROMA - Alla fine è lui, Luigi Di Maio, il ministro del lavoro e delle startup. Quello che dirigerà le politiche e la strategia del MISE, dopo i lavori fatti dal buon caro Carlo Calenda. Sarà anche il ministro dell’Industria 4.0, il cui piano è giunto finalmente a uno dei momenti più importanti della sua vita, quello dello sviluppo sul territorio nazionale dei Competence Center, importantissimi per attuare il trasferimento tecnologico e traghettare le imprese verso la necessaria trasformazione digitale.

Ora cosa succederà? Di Di Maio sappiamo che l’intenzione di puntare sull’innovazione c’è. Del resto fu proprio lui, lo scorso settembre, all’inizio della sua campagna elettorale a recarsi al Talent Garden di Milano, uno dei luoghi che per antonomasia rappresentano l’innovazione in Italia. Si era paragonato agli startupper, affermando di «essere stato uno di loro. Saranno il futuro della Smart Nation che vogliamo costruire. Secondo lo studio Lavoro 2025 entro 7 ani il 60% dei lavori si trasformerà e il 50% diventerà lavoro creativo». E Davide Dattoli, 28 anni, CEO di Talent Garden, aveva preso la palla al balzo, chiedendo meno burocrazia.

Ed è proprio lui, nella campagna elettorale, a spingersi maggiormente verso il segmento delle nuove tecnologie, valorizzandolo, almeno nelle parole. Il 10 gennaio ha, infatti, visitato l’Istituto Italiano di Tecnologia di Morego, affermando che gli «istituiti di tecnologia come questo sono il fiore all’occhiello del nostro Paese». E bisogna sostenerli, favorendo un modello dove si investe in tecnologie, innovazione e ricerca scientifica. «Questo deve essere il nostro modello per un Paese, sia per rilanciare occupazione giovanile, sia per rinnovare le imprese e la pubblica amministrazione», ha detto Di Maio alla folla concitata di giornalisti. Per lui, le tecnologie possono migliorare la vita di tutti, benchè non abbia mai parlato di come incentivarne l’uso e l’applicazione nel nostro Paese, limitandosi a citare nei suoi discorsi la Tesla, l’azienda di Elon Mush, come una realtà attuale e non più il simbolo di un futuro lontano. Ma Di Maio è anche quel candidato che ha dichiarato in un’intervista al Fatto di voler «abolire 400 leggi e fare chiarezza sulle norme che si contraddicono utilizzando dei software appositi».

Le sue idee sono, tuttavia, piuttosto lacunose sul lato Fintech. Tra banda larga, Net Neutrality e 5G, nel «corposo» capitolo delle Telecomunicazioni che annoverano principalmente l’annoso problema delle infrastrutture tecnologiche del nostro Paese, è comparso anche un capitolo Fintech. Poche righe per evangelizzare la massa di cittadini, mettendo particolare accento su alcuni termini che, senz’altro, hanno attirato l’attenzione di tutti in questi mesi, anche ai tavolini del bar sotto casa: Bitcoin, Blockchain e robot. Una descrizione sommaria del fenomeno, certo da affrontare anche sul piano politico, seguendo la scia delle autorità del resto del globo. L’intenzione potrebbe essere quella di propendere per un’indagine conoscitiva che possa mettere le istituzioni nelle possibilità di comprendere meglio il settore Fintech. Anche un’indagine conoscitiva in tal senso è già stata condotta dal deputato del PD Sebastiano Barbanti ed ha affrontato il tema nella sua completezza tanto da portare all’introduzione, nella legge di bilancio, di alcune agevolazioni a favore delle piattaforme di lending (prestiti online).

Una figura che agisce al margine, che ancora vive in un alone di mistero, è Casaleggio. 42 anni di Ivrea, figlio di Gianroberto, presidente della Casaleggio Associati e dell’Associazione Rousseau, controlla la piattaforma informatica del Movimento Cinque Stelle. E vuole una «Smart Nation» alla Macron. La sua ricetta? Sbloccare il venture capital, proprio come è avvenuto in Francia che nel 2012 era nella nostra stessa situazione.

Ma la Smart Nation è una cosa seria, è la fabbrica dei posti di lavoro. Un post sul blog dei Cinque Stelle firmato Anna Laura Orrico, neo eletta in Parlamento col Movimento di Di Maio, parla chiaro. Da una parte le nuove professioni, «isole felici nel desertificato panorama occupazionale prodotto dalla crisi», dall’altra il gap di specialisti digitali. È questa la formula vincente che, secondo Anna Laura Orrico, può portare alla «disoccupazione zero», incrociando domanda e offerta di lavoro. Uno sguardo privilegiato va anche alle startup, si legge sul Blog delle Stelle, che «nel 2017 sono aumentate del 24,5%» e «meritano di divenire tema di interesse nazionale e di riconoscimento sociale». E poi la pubblica amministrazione. Che deve essere digitalizzata.