23 ottobre 2018
Aggiornato 02:30

La torrefazione torinese che usa blockchain per il suo caffè

La blockchain permette di conoscere tutte le informazioni relative alla filiera alimentare. E' stata sperimentata da una torrefazione di Torino
La torrefazione torinese che usa blockchain per il suo caffè
La torrefazione torinese che usa blockchain per il suo caffè (Shutterstock.com)

TORINO - Roberto Messineo è un maestro torrefattore, uno di quelli che ha saputo portare avanti un’azienda mantenendo le tradizioni. Nato e cresciuto in Valle di Susa, fra Torino e la frontiera francese, Messineo ha fondato a Sant'Antonino di Susa la sua torrefazione, Caffè San Domenico. Ha coltivato per lunghi anni la sua passione, fino a trasformarla in una ragione di vita. E fino a far apprezzare il suo caffè ai celebri ristoranti stellati, vantando anche estimatori illustri come Papa Benedetto XIII.

Insieme alla tradizione, tuttavia, Roberto sta portando avanti anche un progetto molto innovativo che si fonda sulla blockchain. Questa tecnologia consente di archiviare e condividere le informazioni attraverso una rete di utenti in uno spazio virtuale aperto. Un processo molto importante per il consumatore il quale, in tempo reale, può venire a conoscenza di tutte le informazioni relative al prodotto, dal momento in cui è stato seminato o allevato, al momento in cui è stato imballato per la vendita. E questo perché ogni passaggio all’interno della filiera alimentare viene registrato e reso disponibile al passaggio successivo.

Anche nel caso di un chicco di caffè. La sua storia inizia nella piantagione, per poi trasferirsi alla cooperativa di raccolta, alla nave, ai porti di destinazione, alle torrefazioni. Una storia lunga e non esente da insidie che la blockchain permette di tracciare in modo trasparente e, sicuramente, con meno passaggi burocratici rispetto alle pratiche tradizionali. E una tecnologia a cui Roberto ha deciso di affidarsi attraverso una startup, Foodchain.

Una startup di cui vi abbiamo già parlato, nata nel nel 2016 e ospitata presso Il Parco Scentifico Tecnologico ComoNext di Lomazzo. La loro tecnologia fondata su blockchain permette di identificare ogni singolo prodotto attraverso un codice univoco a cui associare qualsiasi informazione. Si tratta di un semplice QRCode associato a ogni singolo produttore nel quale possono finire video, immagini e certificazioni. Tutti questi dati vengono immessi nel sistema diventando fruibili in maniera trasparente e inalterabile per sempre. Nel caso della storia del chicco significa che il codice dell’agricoltore sarà visibile alla cooperativa, quello dell’agricoltore e della cooperativa saranno visibili alla ditta di trasporto e via discorrendo fino al cliente finale che avrà quindi a disposizione tutte le informazioni relative agli attori che hanno fatto parte della filiera. Potrà sapere dove è stato coltivato il caffè, come è stato raccolto dalla cooperativa, su che nave ha viaggiato per raggiungere l'Italia e via discorrendo.

Roberto ha incontrato Foodchain durante il Salone del Gusto di Torino e ha cominciato a tracciare il caffè di São Tomé, presidio Slow Food. Dopo la fase di sperimentazione il progetto è stato implementato e oggi la torrefazione è all’80% della tracciabilità interna. L’obiettivo, racconta Roberto, è arrivare a poter risalire, attraverso un semplice codice QR sulla confezione di caffè, al contadino che ha raccolto quei chicchi. Con un risparmio di costi notevole che, a regime, dovrebbe attestarsi tra il 70 e il 90 per cento.

Ora Roberto e Foodchain stanno cercando di coinvolgere gli altri torrefattori che fanno parte di Slow Food per ampliare il progetto, anche perché l’interesse nei confronti della blockchain sta crescendo. Le sperimentazioni avviate o in fase di «Proof of concept» nel 2017 sono cresciute del 73% rispetto all’anno precedente, mentre gli annunci, che però spesso non portano a risultati concreti, sono stati addirittura il 273% in più. La grande maggioranza dei progetti, pari al 59% di quelli censiti ad oggi, è stata sviluppata nel settore finanziario, ma dal 2017 si nota un progressivo ampliamento degli ambiti applicativi che interessano anche l’attività di governo (il 9%), della logistica (7,2%), delle utility (3,9%), dell’agrifood (3%), delle assicurazioni (2,7%), fino all’healthcare (2,4%), al trasporto aereo (2,4%), ai media (1,8%) e alle telecomunicazioni (1,2%). La blockchain oggi è principalmente utilizzata per processi nei sistemi di pagamento (94 progetti), per il tracciamento e supply chain (67), per la gestione dati e documenti (64) e per il mercato dei capitali (51).