17 dicembre 2018
Aggiornato 17:00

A Torino va in scena l’Industria 4.0

Parte col botto la dodicesima edizione di A&T, la fiera internazionale dedicata a Impresa 4.0. Fino al 20 aprile a Torino

A Torino va in scena l’Industria 4.0
A Torino va in scena l’Industria 4.0 (Shutterstock.com)

TORINO – Ha preso il via in una veste completamente rinnovata la dodicesima edizione di A&T, la fiera internazionale dedicata a Impresa 4.0 che fino al 20 aprile, presso l’Oval Lingotto di Torino, presenta al grande pubblico le ultime novità in materia innovazione industriale e tecnologie 4.0, con focus specifici su qualità e controllo, robotica e digitalizzazione dedicati alla piccola e media impresa manifatturiera italiana.

Tre gli asset principali che caratterizzeranno il programma 2018 della Fiera A&T che vedrà quest’anno incrementata, rispetto allo scorso anno, la presenza di più aziende espositrici, circa 400, di cui più di 50 provenienti dall’estero: primo pilastro l’«Azienda 4.0», una vera e propria smart-factory, realizzata in collaborazione con il Digital Innovation Hub Piemonte di Confindustria, che riprodurrà in modo realistico, in 350 mq e con oltre 35 PMI di eccellenza, una linea di produzione 4.0; un percorso esperienziale formativo di altissimo livello, con la possibilità di partecipare ad eventi e workshop B2B, presentazioni dedicate e sessioni di coaching 4.0 e un «event ambassador» molto particolare, Pepper, il robot umanoide commercializzato in Italia da Softec Spa e ingaggiato da A&T per mostrare come può svilupparsi in modo collaborativo e profittevole il rapporto tra uomo e intelligenza artificiale.

Ma cosa dicono i dati e le analisi sullo stato di innovazione e di investimento in tecnologie 4.0 da parte delle grandi, medie e piccole imprese italiane?

Secondo gli ultimi trend presentati al convegno inaugurale della Fiera A&T da The European House Ambrosetti, a più di un anno dall’entrata in vigore del «Piano Calenda», gli investimenti delle imprese in ambito 4.0 sono aumentati dell’11% e sono raddoppiate le aziende che per crescere hanno deciso di puntare su nuove tecnologie e nuovi processi produttivi. Il piano per lo sviluppo delle tecnologie digitali nelle imprese, avviato con ritardo rispetto alle principali nazioni europee, è apparso da subito credibile sia dal punto di vista della progettualità sia della sua sostenibilità finanziaria, proprio perché fortemente focalizzato ad aumentare la competitività delle imprese con obiettivi ambiziosi, ma realizzabili, sufficientemente chiari e tempificati.

Le facilitazioni fiscali (super e iper-ammortamento, che determinano una compressione della base imponibile, credito d’imposta sulle spese di R&S, Patent Box) e l’accesso al credito (la nuova Sabatini che consente agevolazioni e contributi sui prestiti concessi dalle banche e fondo di garanzia) sono le leve utilizzate per ottenere l’incremento degli investimenti. L’altro pilastro di intervento riguarda lo sviluppo di capacità e competenze, sul quale agiscono tre piattaforme: l’Hub dell’innovazione digitale con l’obiettivo di portare dal 15 al 20% il PIL della manifattura; i Competence Center per formazione e progetti di ricerca e, infine, i Digital Business Points, allestiti presso le camere di commercio.

I dati relativi all’anno 2017 sono incoraggianti sia in termini quantitativi che come gradimento espresso dalle imprese: oltre la metà delle imprese ha avviato o sta avviando progetti 4.0 e Il 6% li ha ampiamente introdotti. Solo il 40% deve ancora iniziare il percorso. A fronte di questa realtà gli investimenti fissi lordi, escludendo i mezzi di trasporto, sono aumentati dell’11%, pari a 80 miliardi a valore. L’altro dato che fa notare un cambio di passo da parte delle imprese che vogliono dare un nuovo impulso al proprio processo produttivo è l’incremento nelle attività di ricerca e sviluppo, che rappresenta la vera leva nei processi di innovazione. È più che raddoppiato nell’ultimo anno il numero di imprese che ha beneficiato del credito di imposta R&S rispetto al 2016.

Approfondendo la fisionomia dei cambiamenti che si sono prodotti nelle aziende in seguito agli investimenti, si nota come l’incentivo preferito sia stato l’iper-super ammortamento (74% delle preferenze), mentre ancora da sviluppare pienamente risultano il credito d’imposta sulla R&S e la nuova Sabatini (circa 20% delle risposte), l’ambito applicativo preferito sia la produzione (87%) seguita dalla logistica (18%) e che le tecnologie abilitanti dalle quali si attendono i maggiori cambiamenti sono Robot collaborativi e interconnessi (53%), IOT (21%). Manifattura additiva e realtà aumentata rispettivamente sono state introdotte per il 4% e 2%. I risultati attesi dall’adeguamento dei processi riguardano la diminuzione dei costi di produzione (80%) e consegna e il miglioramento della qualità dei servizi offerti (71%).

Se prospettive più rilevanti nell’arco dei prossimi cinque anni interessano dunque l’aumento dei profitti, è atteso invece un più rapido impatto sulla produttività, mentre sono oggetto di dibattito le conseguenze sull’occupazione. Le risorse umane delle imprese sono – ovviamente – solo parzialmente preparate e per questa trasformazione culturale, uno degli asset da incrementare per l’attuazione della cosiddetta rivoluzione digitale riguarda proprio la formazione specializzata. Se l’anno 2017 è stato quello che ha fatto partire il volano degli investimenti (che durerà anche nei prossimi anni), il 2018 è certamente quello dello sviluppo delle competenze, necessario per accompagnare gli investimenti. Il Governo ha stanziato ulteriori risorse e agevolato la mobilitazione di molte organizzazioni.

L’aspettativa secondaria è che si cominci presto a pensare, provare, sperimentare, anche fuori dalla fabbrica, nei processi di sviluppo prodotti, e n el post vendita. Non si può parlare di conclusioni in quanto il «viaggio» è appena cominciato. Il progetto Impresa 4.0 sta proseguendo anche la sua attività di comunicazione e di incontro con le aziende, ma è già chiaro che gli incentivi funzionano, le imprese stanno rispondendo, seppur con velocità molto diversificate. E soprattutto sta crescendo la consapevolezza che il sistema produttivo italiano rappresenta la 2° fabbrica europea e la 5-6° del mondo: non ci si può permettere di stare indietro su questo tema.