31 marzo 2020
Aggiornato 16:00
intelligenza artificiale

Il patto UE per l'intelligenza artificiale, contro USA e Cina

Un patto firmato da 25 Stati membri per decuplicare gli investimenti in AI nei prossimi 10 anni

BRUXELLES - L’obiettivo è dare una sterzata agli investimenti, cercando di accorciare le distanze rispetto a Stati Uniti e Cina che, invece, quanto a intelligenza artificiale marciano spediti. Solo pochi giorni fa SenseTime, uno degli asset principali del piano Made in China 2025 di Xi Jinping, ha raccolto un nuovo finanziamento da 600 milioni di dollari, che la rende ufficialmente la startup operante nel campo dell’intelligenza artificiale con la più alta valutazione al mondo. L’azienda opera su riconoscimento facciale, deep learning e guida autonoma. Ed è la dimostrazione che Pechino fa sul serio. L’intelligenza artificiale in Cina è, ormai, alla base di qualsiasi interazione umana. Anche di quelle che non esistono. La fabbrica di Exdoll, nella città portuale di Dalian, produce circa 400 bambole-robot al mese, per «sfamare» la flotta di 200 milioni di single che popolano il Paese. La bambola si muove, parla ed esprimere le sue emozioni. Ma questo è solo il più eclatante degli sviluppi su AI che la Cina ha avviato negli ultimi anni.

In Europa siamo ancora a livello del cordone ombelicale, per usare un eufemismo, malgrado la Commissione europea si sia spinta già a considerare ampiamente gli impatti etici apportati da questa rivoluzione. Lo scorso anno il Parlamento europeo aveva votato una risoluzione a firma Mady Delvaux e frutto dell’apposita attività di un gruppo di lavoro. Nella risoluzione si sottolinea che l'adozione di regole europee consentirebbe il pieno dispiegamento del potenziale economico della robotica garantendo al contempo livelli standard di sicurezza. Oltre a porre il problema etico e delle possibili relazioni che potrebbero venirsi a creare tra uomo e macchina.

Ieri, però, a Bruxelles - in occasione del Digital Day 2018 - la Commissione è riuscita a raccogliere la firma di 25 Stati membri su un nuovo patto per l’intelligenza artificiale (non hanno firmato Romania, Cipro, Grecia e Croazia, ndr.). La dichiarazione prevede la possibilità per i Paesi di stanziare fondi pubblici per la ricerca a favore dell'intelligenza artificiale, anche se non è stato previsto un importo specifico per i nuovi investimenti. Pare, tuttavia, che l’intenzione della Commissione sia quella di decuplicare gli investimenti in AI di governi e privati nell’arco dei prossimi 10 anni.

I politici europei stanno cercando di ampliare il loro lavoro sull'intelligenza artificiale destinando fondi pubblici e spingendo le aziende a investire in tecnologie come la robotica e le applicazioni mediche che elaborano enormi quantità di dati. Gli investimenti dell'UE in AI sono inferiori a quelli degli Stati Uniti e della Cina e la nuova iniziativa del blocco potrebbe ancora essere ostacolata dalla concorrenza tra gli Stati membri o dalle loro diverse posizioni in materia di regolamentazione. Il 25 aprile Mariya Gabriel, commissaria europea per il digitale, pubblicherà un documento strategico sull'intelligenza artificiale, in cui illustrerà le questioni giuridiche che la tecnologia è in grado di creare e affronterà anche i timori di una sostituzione dei robot con i posti di lavoro. Non proporrà questo mese una legislazione vincolante incentrata sull’intelligenza artificiale, ma non ha escluso la possibilità di regolamentare la tecnologia in un secondo momento. Stando alle prime rivelazioni, il testo dovrebbe prevedere un miliardo per gli investimenti in ricerca nel biennio 2019-2020, un codice etico per mettersi al riparo dai rischi legati al progresso e una strategia per affrontarne gli impatti socio-economici. A maggio la Commissione dedicherà poi un capitolo ad hoc all’Intelligenza Artificiale nella proposta per il prossimo bilancio pluriennale 2021-2027 stanziando, secondo fonti Ue, «almeno un miliardo l’anno».  Anche se la cifra è ancora oggetto di trattative.

Il tempo, tuttavia, è tiranno - soprattutto quando si ha a che fare con la tecnologia. I governi nazionali si sono già affrettati ad accogliere a braccia aperte l’intelligenza artificiale. Il presidente francese Emmanuel Macron è stato l'ultimo leader a concentrarsi sulla tecnologia quando ha rivelato un piano il mese scorso per un totale di 1,5 miliardi di euro di finanziamenti pubblici per la ricerca AI nei prossimi quattro anni. Macron ha anche incontrato di recente grandi dirigenti tecnologici per attirare posti di lavoro e investimenti privati in Francia. Facebook gestisce già un laboratorio di ricerca sull'intelligenza artificiale a Parigi. Nell'accordo di coalizione di febbraio, il nuovo governo tedesco si è impegnato a creare una propria unità di ricerca e un centro comune per l’intelligenza artificiale in Francia. «Gli Stati membri hanno un livello di eccellenza in alcuni settori, ma non possono assumere un ruolo guida a livello mondiale se sono soli. L'UE può essere una forza trainante», ha detto Gabriel.

Oltre a considerare le modifiche da apportare alle legislazioni nazionali e ai nuovi fondi d'investimento in AI, i ministri si sono impegnati a creare centri di ricerca paneuropei. Con l’obiettivo anche di formare e ri-formare i lavoratori. Secondo Bruxelles, i posti di lavoro creati dall’intelligenza artificiale sono già 1,8 milioni, cresciuti al ritmo del 5% annuo dal 2011. A oggi ci sarebbero circa 350mila posti vacanti per specialisti Ict.

I rischi, soprattutto a lungo termine, però sono molti. Va chiarito in ogni caso che siamo ancora a uno stadio elementare, è come se l’AI fosse un bambino di 3/4 anni, quindi con possibilità di crescita esponenziale nei prossimi anni. Le interazioni oggi possibili sono infatti abbastanza banali, le più diffuse e visibili sono quelle vocali, ma da Alexa a Siri a Cortana, tutte le assistenti vocali parlano ancora in maniera frammentata e sconnessa. Nel giro di pochi anni invece riusciranno a fare conversazioni più fluide portando con sé anche un coinvolgimento emotivo perché verranno introdotti anche elementi visuali e non solo uditivi. Viviamo in un mondo che produce sempre più dati e che ha già a disposizione tutte le tecnologie per sfruttarli e renderli «intelligenti». In altre parole, l’intelligenza artificiale diventerà presto adulta. E bisognerà gestirla anche a livello etico, per non finire come la Cina, dove è abbastanza probabile che nei prossimi anni si assisterà alle prime relazioni (psicopatiche, ndr.) tra uomo e robot.

In gioco ci sono scelte importanti, che potrebbero essere demandate a un software. Come quella di decidere se una persona ha il cancro o meno. Oppure se un candidato è più adatto a un lavoro piuttosto che a un altro. Chi si prende questa responsabilità?

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