28 ottobre 2020
Aggiornato 06:30
venture capital

La migliore startup su cui investire in Italia? Satispay (parola di VC estero)

Abbiamo chiesto a un investitore estero di dirci quale sarebbe stata la startup italiana su cui avrebbe puntato

MILANO - Già. Almeno secondo Davor Hebel, managing partner di Eight Roads Venture Europe, il fondo di investimento da 375 milioni di euro che cerca scaleup su cui investire in Europa e Israele, anche in Italia. Per lui non ci sono dubbi, in linea con quelle che dice essere le statistiche più accreditate: alla nostra domanda su quale startup italiana avrebbe investito, la sua risposta è stata netta: Satispay, l’app che permette pagamenti facili tramite smartphone.

Gli occhi sarebbero quindi puntati sul Fintech, laddove Satispay ha peraltro dimostrato di svilupparsi sempre più capillarmente su territorio italiano, siglando accordi con la grande distribuzione (Esselunga e Coop), Trenord e PagoPa, il servizio per i pagamenti unificati della pubblica amministrazione.

Forse un po’ una luce in mezzo al buio, rispetto alle scaleup del Made in Italy: la nostra penisola si colloca all’undicesimo posto in Europa sia per numero di scaleup che per capitale raccolto. Il divario con il Regno Unito, in cima alla classifica, è abissale. Rispetto al «Bel Paese», il Regno Unito è riuscito a produrre un numero di scaleup 10 volte superiore che complessivamente è riuscito a raccogliere 22.4 volte più investimenti (i dati sono del SEP Monitor Scaleup Italy). Per Davor Hebel, però, è solo una questione di tempistiche. «Fino a poco tempo fa il venture capital in Italia era sottosviluppato, credo per il fatto che l'Italia si è avvicinata tardi al mondo delle startup, dove ci vuole tempo per ottenere risultati e diventare competitivi», ci ha detto lui.

E lui sull’Italia ci crede, nonostante i numeri, impietosi del nostro venture capital che ha visto nel 2017 il suo anno peggiore, con 57 nuovi investimenti, in calo del 38% rispetto al 2016 (sono aumentati invece gli investimenti successivi al primo round, anche se non sono stati sufficienti a far chiudere l'anno in positivo, secondo Aifi). «Siamo entusiasti dell'ecosistema italiano e del numero di startup che riescono ad evolversi in scaleup - ci dice Davor Hebel -. Il settore tech italiano è più giovane rispetto ad altri paesi europei, come il Regno Unito, la Francia, la Germania ecc. ma la grande potenzialità del paese risiede nella creatività e nell’estro imprenditoriale che riscontriamo nei fondatori italiani. Siamo estremamente ottimisti riguardo alle grandi aziende tech che continueranno a nascere in Italia».

Del resto in Italia, il 45% degli investimenti da fondi di venture capital provengono dall’estero, il che confermerebbe l’ipotesi delle menti italiane, brillanti, ma sottosfruttate (almeno dall'Italia). Ed è per questo che la nostra Penisola è nel ventaglio dei Paesi in cui il fondo Eight Roads Venture Europe intende investire. A partire dal primo fondo indipendente europeo lanciato nel 2010, Eight Roads Ventures ha supportato più di 20 aziende, tra cui Appsflyer, Compte Nickel, InnoGames, Made.com, Neo4j, Treatwell e Wallapop. Globalmente Eight Roads Ventures ha un network di investitori e dipendenti in uffici in Cina, Giappone, India, Inghilterra e Stati Uniti e quasi 50 anni di investimenti di successo in aziende come Alibaba, Nuance Communications e Xoom. «Cerchiamo aziende che stanno crescendo rapidamente, hanno ricavi reali e l'ambizione di diventare leader globali», ci dice ancora Davor Hebel.

Insomma, accelerare. Anche se, quanto alle startup che attirano l’attenzione dei VC stranieri, la sicurezza (dell’investimento) comunque la fa da padrone. E Satispay ne è la conferma, parola di VC estero.