2 giugno 2020
Aggiornato 13:30
intelligenza artificiale

La polizia cinese sta usando occhiali intelligenti per identificare potenziali criminali

Il dispositivo è in grado di collegarsi al database della banca dati statale della Cina e, grazie al riconoscimento facciale, individuare i potenziali criminali

PECHINO - Quando si tratta di sorveglianza, soprattutto tecnologica, la Cina già detiene un primato: gestisce il più grande sistema di sorveglianza al mondo, con circa 170 telecamere TVCC al lavoro. Questa infrastruttura, ora, potrebbe essere implementata maggiormente grazie a dei nuovi occhiali intelligenti, indossati dagli agenti di polizia. Molto simili ai Google Glass, vengono utilizzati per identificare potenziali sospetti.

Il dispositivo è in grado di collegarsi al database della banca dati statale della Cina e, grazie al riconoscimento facciale, individuare i potenziali criminali. Gli ufficiali possono identificare i sospetti in una folla scattando loro foto e abbinandole al database. Oltre al nome, ai funzionari verrebbe fornito anche l'indirizzo della persona, secondo i media cinesi, i quali riferiscono inoltre che la tecnologia ha già facilitato la cattura di sette individui.

Gli occhiali sono stati distribuiti a Zhengzhou, la capitale della provincia centrale di Henan, dove sono stati utilizzati per controllare i passeggeri di voli e treni. A pochi giorni dal Capodanno cinese, una delle più grandi migrazioni umane del mondo che si svolgerà a fine mese, questi occhiali intelligenti potrebbero ritornare molto utili per analizzare le centinaia di milioni di persone che viaggiano nel Paese.

La Cina è stata criticata in molti ambienti per il modo in cui usa la sua banca dati e la tecnologia del riconoscimento facciale, in relazione alle minoranze etniche. Secondo alcuni media, un sistema implementato nello Xinjiang - una provincia con una popolazione di circa 10 milioni di musulmani uiguri - è in grado di notificare all’autorità quando alcuni «individui» vanno oltre i confini stabiliti della loro casa o luogo di lavoro. Gli uiguri sono stati oggetto di repressione molte volte da parte del Governo cinese, tra cui anche la confisca degli smartphone e, nel 2010, il blocco della connessione internet per circa 10 mesi.

Ma il controllo della Cina va ben oltre la sorveglianza da parte della polizia locale. Il Paese vanta il più avanzato sistema di controllo della storia dell’umanità, capace di contare quasi due milioni di impiegati che sorvegliano il web. Alcuni siti si caricano con lentezza, o non lo fanno affatto. Altri appaiono istantaneamente. Il contenuto svanisce senza preavviso o spiegazione. Il colpevole è raramente conosciuto. Un router Wi-Fi difettoso? Un'interruzione di corrente nelle vicinanze? Sabotaggio commerciale? Un giro di vite contro il dissenso politico? Per la maggior parte dei cittadini cinesi, la ragione conta poco. Semplicemente gravitano sui pochi siti che non sono rallentati o bloccati completamente: le controparti cinesi di Facebook, Google e Twitter. Queste piattaforme cinesi sono, tuttavia, dotate di pesante sorveglianza governativa e censura. Per il partito comunista e i suoi alleati commerciali, questo è vantaggioso per tutti, poiché consolida i rispettivi monopoli sui mercati politici e sul potere dei consumatori.

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