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Nasce ANGI, il primo «facilitatore» per i giovani che vogliono fare innovazione

ANGI è la prima organizzazione nazionale no profit interamente dedicata al mondo dell’innovazione che unisce pubblico, privato e istituzioni

Nasce ANGI, il primo «facilitatore» per i giovani che vogliono fare innovazione
Nasce ANGI, il primo «facilitatore» per i giovani che vogliono fare innovazione (Shutterstock.com)

ROMA - Incontro Gabriele Ferrieri a Roma, non troppo lontano dalla stazione Termini in un pomeriggio che sa quasi di primavera. Giacca e cravatta, aria solenne: quando hai un incontro con Gabriele, sai già che parlerai di cose importanti. Il 25 gennaio presenterà alla Camera dei Deputati la «sua» ANGI (che sta per Associazione Nazionale Giovani Innovatori, di cui è presidente, ndr.), la prima organizzazione nazionale no profit interamente dedicata al mondo dell’innovazione, «qualcosa di completamente diverso da ciò che hai visto finora», mi dice lui. Ci sediamo a un tavolino, lui prende un caffè e anche io. Gli chiedo del perchè di ANGI, perchè una nuova associazione, in un panorama - quello italiano - che sembra più intriso di programmi di accelerazione ed eventi che di startup vere e proprie (e con vere e proprie intendo che fatturino se non alla pari, almeno quasi quanto quelle degli Stati che confinano con noi).

«La maggior parte delle realtà che operano in Italia sono verticali e non permettono il dialogo tra i vari attori - mi racconta Gabriele - senza contare che acceleratori, associazioni o organizzazioni finiscono sempre col comunicare a quell’1% della popolazione che già conosce perfettamente le tematiche dell’innovazione e i problemi che ci portiamo dietro qui in Italia. Il nostro obiettivo? Mettere attorno allo stesso tavolo tutti coloro che operano in questo mondo affascinante, quello dell’innovazione, che non è solo fatto di robot che rubano il lavoro, ma rappresenta un nuovo modo di vivere la vita. Insomma, diffondere una nuova cultura. E parlare a qualcuno a cui nessuno ha mai parlato finora».

A chi? Ai giovani, quei giovani che ancora si dimostrano lontani - purtroppo - dalle tematiche dell’innovazione. Senza competenze. E non è solo un titolo da giornale. Già, perchè a digitale, gli altri Paesi, ci fanno le scarpe. In media, solo il 30% degli studenti universitari conosce la definizione corretta di strumenti dell’innovazione digitale applicati al business come «mobile advertising», «cloud», «fatturazione elettronica» o «big data» (erano il 25% due anni fa), mentre ben il 60% non ha mai sentito nominare alcune delle principali aree dell’innovazione digitale, come Blockchain, Internet of Things o Industria 4.0. Passando dalla teoria alla pratica il divario diventa più evidente: solo un universitario su cinque (il 21,5%, contro il 18,6% del 2015) mediamente ha un'esperienza concreta nella gestione di progetti digitali.

Ma tutti questi numeri li sappiamo già. Dove sta la novità? Perchè di incubatori e acceleratori in Italia ne abbiamo a profusione e, ogni giorno, possiamo assistere a eventi in tutte le città italiane. Abbiamo associazioni, organizzazioni, comitati. Ma forse, tra di loro non si parlano, o meglio, non parlano ai giovani. «Sono loro, i giovani, i principali destinatari del nostro operato a cui noi faremo da portavoce per portare davvero alla luce loro necessità e bisogni», continua Gabriele mentre il caffè, ormai, è diventato freddo. L'entusiasmo per ANGI, in effetti, si tocca quasi con mano.

Una sinergia tra pubblico, privato e istituzioni (scuole, università, aziende…), a favore dei giovani e dell’innovazione, in tutte le sue declinazioni. Un facilitatore di tutto l’ecosistema Italia che ha messo insieme, oltre a una parterre di parlamentari italiani che hanno sottoscritto il manifesto, anche (e soprattutto) la Commissione Cultura del Parlamento Europeo che supporterà l'intero programma. E per la presentazione della «sua» ANGI, Gabriele ha fatto le cose in grande, perchè grande vuole essere il suo progetto. All’evento, che si terrà all’Aula dei Gruppi della Camera dei Deputati, prenderanno parte personaggi come Alessio Rossi, Presidente Giovani Imprenditori Confindustria, Alessandro Micheli Presidente Giovani Imprenditori Confcommercio, Giorgio Metta, Vice Direttore Scientifico dell’Istituto Italiano di Tecnologia, Marco Bani Capo Segreteria Tecnica dell’Agenzia per l’Italia Digitale, Federica De Nicola Campionessa Mondiale di Triathlon, Ivan Lo Bello Presidente di Unioncamere, l’On. Stefano Maullu Vicepresidente della Commissione Cultura e Istruzione del Parlamento Europeo, l’On. Patrizia Toia Vicepresidente della Commissione per l’industria, la ricerca e l’energia del Parlamento Europeo e l’On. Maria Stella Gelmini già Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca. Insomma, una parterre di tutto rispetto.

Una domanda, però, mi sorge spontanea. Gabriele, perchè ANGI nasce proprio ora, durante la campagna elettorale? «Siamo un’associazione no profit completamente apartitica - mi conferma lui -. Perchè ora? E’ stato un caso. Per l’occasione volevo un luogo speciale come il Parlamento italiano che ci rappresenta tutti (almeno sulla carta, ndr.). E l’unica data libera era proprio il 25 gennaio». Anche se Gabriele parla chiaro: il suo punto di riferimento è la Commissione Cultura del Parlamento Europeo. «Del resto, il nostro pensiero oggi non può non essere globale».

Gabriele passa poi a parlarmi del manifesto di ANGI e di ciò che la sua associazione intende fare per portare a termine la sua missione ed essere effettivamente utile ai giovani italiani. Ma questa è un’altra storia che vi racconterò giovedì. Appuntamento al 25 gennaio, all’Aula dei Gruppi della Camera dei Deputati. Ore 9.00.