19 ottobre 2018
Aggiornato 13:00

C'Ŕ un calzino innovativo fatto di bamb¨ che salva i gorilla (anche in Italia)

I calzini sono fatti con fibra di bamb¨. Una percentuale del ricavato della vendita viene devoluto a un'associazione per la salvaguardia di gorilla
I calzini di Gorilla Socks
I calzini di Gorilla Socks (Gorilla Socks)

NAPOLI - Vi avevamo parlato di loro qualche mese fa, raccontandovi un’incredibile storia di innovazione, imprenditoria e amore per la natura e gli animali. La storia di Gianluca De Stefano napoletano emigrato a New York che, dopo un viaggio in Asia, ha deciso di produrre calzini con una fibra davvero speciale, estratta dal bambù. Una startup che non è unicamente basata sulla vendita di un prodotto sostenibile e dall’elevata qualità, ma un’impresa per la salvaguardia della specie dei gorilla. Parte del ricavato della vendita dei calzini di Gorilla Socks, infatti, viene devoluto alla fondazione «The Dian Fossey Gorilla Fund International» e permette agli utenti di «adottare» un gorilla a distanza (e di contribuire a evitare la sua estinzione).

I calzini, il cui tessuto è ricavato da fibre naturali a base di bambù, sono realizzati in Cina e, finora, venduti nel mercato americano. «Il nostro obiettivo, però, era sbarcare in Europa - ci racconta  Andrea Salvia, responsabile per l’Italia di Gorilla Socks -. Ed è per questo che da pochi giorni i nostri calzini sono disponibili anche in Italia». La sede italiana è a Napoli, città natale di Gianluca (il CEO di Gorilla Sock, ndr.) e attualmente il loro prodotto è disponibile su e-commerce terzi (su Amazon in particolare) anche se a breve potremo acquistare i calzini fatti di bambù anche sul sito dell’azienda www.gorilla-socks.it, piattaforma che servirà poi tutto il mercato europeo.

Anche per gli acquisti fatti in Italia e successivamente in Europa, un percentuale sarà devoluta all’associazione americana che si occupa della salvaguardia dei gorilla. «Il nostro prodotto non è solo innovativo in termini di qualità - ci spiega ancora Andrea - ma porta con sé un’importante valore ambientale. Acquistando i nostri calzini le persone possono fare un atto di bene nei confronti del mondo che ci ospita e lo possono fare più volte all’anno, facendo regali anche alle persone a cui vogliono bene. Quello della sostenibilità è un aspetto a cui crediamo molto. La vera innovazione non è solo sviluppare un prodotto potenzialmente nuovo per un mercato, ma fare in modo che questo generi anche valore sociale. Il nostro prossimo obiettivo è stringere partnership con altre associazioni che si occupano dello stesso scopo, in modo tale da generare un impatto davvero importante sul nostro pianeta».

Gianluca e il suo team, inoltre, hanno pensato anche al design e alla qualità. Come ci aveva raccontato Andrea, la fibra di bambù è molto più resistente rispetto a quella del cotone, svolge una funzione traspirante, antisettica e antibatterica, mantenendo la morbidezza. I calzini di Gorilla Socks saranno venduti a 16,99 euro (fermo restando che una parte sarà devoluta all’associazione e il prodotto è frutto di una lunga e accurata ricerca). «Presto avvieremo la distribuzione anche nei negozi fisici, partendo prima da Napoli per poi estenderci nelle principali città italiane come Roma e Milano con una serie di punti vendita - ci spiega Andrea -. Naturalmente siamo orientati verso quel target che non solo ama la qualità e la moda, ma, attraverso i suoi acquisti, è anche molto attento alla sostenibilità».

L’importanza del progetto, indubbiamente, è il suo risvolto ambientale che permette all’acquirente di compiere una buona azione, «semplicemente» acquistando un paio di calzini. Quest’impronta, ha permesso alla  startup di avere anche un’ambia risonanza da parte di media come ‘National Geographic’, che ha deciso di visitare la fondazione e raccontare, quindi, anche la storia di Gorilla Socks. «Siamo su Amazon da una decina di giorni e stiamo già avendo ottimi riscontri - conclude Andrea -. Siamo felici di approdare sul mercato italiano, da sempre attendo alla qualità, ma anche alla salvaguardia del proprio ambiente».