17 ottobre 2018
Aggiornato 23:00

Come diventare un fundraiser (per una buona causa)

Il «digital fundraiser» è quella persona che va a caccia di risorse, materiali e umane, affinché le aziende si possano sostenere grazie alle donazioni, online
Come diventare un fundraiser (per una buona causa)
Come diventare un fundraiser (per una buona causa) (Shutterstock.com)

MILANO - Malgrado il crowdfunding italiano non si avvicini neppure lontanamente ai capitali raccolti dalle piattaforme americane come Kickstarter e Indiegogo (secondo i dati di Starteed siamo a 9 milioni e mezzo di reward del 2017 contro i 5 miliardi di Kickstarter e Indiegogo), l’Italia resta un popolo di donatori online. Per Paypal (e l’indagine da essa commissionata), circa l’83% dei venti milioni di internauti italiani ha effettuato una donazione nell’ultimo anno. Un numero importante, purtroppo non rappresentativo di tutte quelle persone che - pur essendo interessate a organizzazioni no profit o startup sociali - non arriva ad effettuare la donazione vera e propria.

Lavoriamo in un contesto tecnologico strumentalizzato che sente il peso, eccessivo, dei media tradizionali, causato da un ritardo digitale che rimane incolmabile per via dell'arretratezza di infrastrutture che non permettono una connessione veloce nella maggior parte delle grandi città italiane (per non parlare di quanto fatichino i piccoli poli o tutto il Sud Italia in generale). Ed è proprio in questo contesto che emerge una figura importante, sempre più ricercata dalle aziende: il «digital fundraiser», ovvero quella persona che va a caccia di risorse, materiali e umane, affinché le aziende si possano sostenere grazie alle donazioni, online.

Questa figura non è sempre di facile individuazione. Si accosta e sovrappone ad altre professioni digitali, come il community manager e il social media manager, il digital Pr manager, il content manager, il digital copywriter, il web analyst, il digital advertiser, il seo o sem specialist. E’ necessario avere ottime capacità di scrittura dei contenuti, capacità numeriche e analitiche per la rielaborazione dei dati, oltre a un abbondante bagaglio di soft skill, come la capacità di lavorare in team, capacità creative, passione per il sociale e supporto al prossimo. L’obiettivo, ovviamente, è la costruzione di un’identità del brand che è quello che poi dovrà essere finanziato attraverso la raccolta fondi online. E per questo è necessario saper coinvolgere una grande comunità.

Secondo il codice etico di ASSIF (l’Associazione Italiana Fundraiser) esistono tre tipologie di fundraiser:

Fundraiser professionista: è il manager della raccolta fondi; si occupa della pianificazione strategica e coordina l’intera attività di raccolta fondi;

Professionista del fundraising: si occupa della pianificazione (talvolta anche della realizzazione concreta) di aspetti tecnici del fundraising, come il direct marketing, il database dei donatori, ecc.;

Operatore del fundraising: si occupa solo della realizzazione concreta della raccolta fondi, all’interno di uno o più settori specifici del fundraising;

Consulente di fundraising: come il fundraiser professionista accompagna, anche se dall'esterno, l'organizzazione nella pianificazione strategica dell'attività di fundraising, di alcuni particolari ambiti (corporate, lasciti testamentari ecc.) o di specifici progetti; solitamente non si occupa di operatività;

Uno dei corsi più importanti per apprendere le competenze necessarie a diventare fundraiser è quello realizzato dalla Fondazione CRT, con il progetto «Talenti per il Fundraising». Centoquaranta ore di alta formazione per permettere a 60 giovani laureati e dottori di ricerca del Piemonte e della Valle d’Aosta di diventare professionisti della raccolta di donazioni a favore di soggetti operanti nel settore non profit.

Il corso prevede un ciclo formativo completo di lezioni, workshop, redazione di progetti e testimonianze di fundraiser professionisti, per portare i giovani laureati e PHD a padroneggiare i principi e le tecniche della raccolta fondi. Molti i temi trattati, tra cui le nuove frontiere del fundraising online, il crowdfunding, i testamenti e i lasciti solidali, il mercato delle grandi donazioni. Il corso si svilupperà nei mesi di aprile – dicembre 2018 e prevederà inoltre un modulo finale residenziale con funzione di «stress test» per verificare  l’apprendimento di quanto appreso durante il corso. Parallelamente al corso verranno tenuti una serie di appuntamenti (Talenti per il Fundrasing – OFF) con focus specifici sui nuovi ambiti del fundraising (cultura, biblioteche, musei, scuola e università, ricerca scientifica, nuovo welfare, ecc.). Un percorso di alta formazione molto impegnativo, al termine del quale Fondazione CRT metterà a disposizione dei migliori partecipanti 25 borse di tirocinio della durata di 6 mesi per misurarsi come fundraiser presso soggetti non profit del Piemonte e della Valle d’Aosta.

Il crowdfunding sociale, inoltre, rappresenta uno strumento per la valorizzazione del territorio laddove la Pubblica Amministrazione è carente in risorse. Sono molte le associazioni che - se prima erano sostenute dalla PA - ora si stanno riversando in modo massiccio sulle piattaforme di crowdfunding. Uno strumento che non deve sostituire gli enti territoriali, ma essere loro di supporto. Il crowdfunding, oltre alla parte di finanziamento, è in grado di generare quel flusso di approvazione sociale indispensabile per la riuscita di una campagna. Senza che la PA si tiri indietro, ovviamente.