18 giugno 2019
Aggiornato 02:30
Criptomonete

Cos'è davvero Ripple, il Bitcoin delle banche

Un'analisi approfondita di Ripple, la moneta virtuale che sta attirando l'attenzione in questi giorni

Cos'è davvero Ripple, il Bitcoin delle banche
Cos'è davvero Ripple, il Bitcoin delle banche ( Shutterstock )

MILANO - Parlare di Bitcoin ormai non fa più notizia. Ne abbiamo discusso alla tombolata di Natale con i parenti, sognando stratosferisci guadagni da yacht e rolex mentre la reale aspirazione era fare il terno e portare in pancia l'ultima fetta di panettone. Oppure in fila per entrare nel locale la notte di San Silvestro, con i geloni che avanzavano impunemente immaginandoci nel privè a sciabolare la riserva di Dom Perignon del ’94. Con il salumiere, ordinando quel mezzo chilo di salmone che sarebbe servito ad arricchire l'attesa del cenone, principe di un antipasto spezza appetito. Ne abbiamo parlato tanto da far nascere la moda del Bitcoin di cioccolato e dei maglioni (come se già non fossero abbastanza raccapriccianti quelli tradizionali natalizi) e ne abbiamo parlato concludendo tutti i discorsi allo stesso, identico, rammaricato modo: «Ah, se li avessi comprati quando valevano 10 dollari».

Bitcoin non fa più notizia come poche settimane fa, quando quasi nessuno ne conosceva l'esistenza. Basta guardare i trend di ricerca su Google per capire che la moda sta passando e anche se ne scriviamo di più, se ne legge sempre meno. Per paura, perché siamo ancora troppo legati al mondo FIAT (no, non l'azienda, quella è FCA ormai, FIAT sono tutte le monete che hanno corso legale e quindi un ente che ne certifica, garantisce e gestisce il valore, prima lo Stato, oggi le Banche Centrali. Perché nessuno ne ha piena conoscenza e il sentore di truffa è sempre dietro l'angolo.

Il mercato delle cryptovalute ha registrato una crescita mostruosa, da bolla. Come già scritto, sono oltre 1300 le monete quotate su coinmarketcap.com, tutte create ad un scopo ben preciso: essere più veloci e sicure nelle transazioni. L'interesse a livello mondiale ha subito un'impennata, che ha fatto salire la quotazione totale del mercato da 93,3 miliardi di dollari nell'agosto 2017 a poco meno di 600 miliardi di dollari a metà dicembre 2017, con un incremento del 543% in soli quattro mesi.

Però, mentre il mercato è stato focalizzato sulla frenesia Bitcoin, le banche centrali e le infrastrutture dei mercati finanziari, parti interessate chiave del sistema globale dei pagamenti, hanno intensificato il loro impegno con i fornitori di tecnologia per esplorare come sfruttare la DLT (distributed ledger technology). L'Autorità Monetaria di Singapore (MAS) sta facendo da guida in questo senso, annunciando la seconda fase del suo progetto UBIN. Inoltre, l'Australian Stock Exchange ha chiuso due anni di sperimentazione per dichiarare l'adozione del DLT in sostituzione della loro tradizionale piattaforma di gestione e regolamentazione dei titoli CHESS.

In questo momento di transizione e «aggiornamento» delle istituzioni più innovative, sta emergendo una cryptomoneta che a differenza di altre non si propone di annullare totalmente il mondo bancario, ma di migliorarlo. Ripple, si posiziona in modo diverso rispetto alle altre cryptovalute, e si focalizza sull'impegno a collaborare con le banche commerciali per implementare sistemi di pagamento molto più rapidi e sicuri, utilizzando DLT.  Sono molte le banche che stanno seguendo lo sviluppo di Ripple, alcune delle quali avevano già fortemente investito nella sua struttura in tempi non sospetti. Sul sito di Ripple campeggiano blasoni del calibro di Unicredit, Santander, Credit Agricole, UBS e American Express.

Ripple non è come Bitcoin, cioè una rete aperta dove tutti con la propria potenza di calcolo possono spedire e ricevere moneta, validare le transazioni e teoricamente generare nuovi Bitcoin. Ripple ha come utente finale principale le banche e si pone quindi come un’alternativa moderna e sicuramente più efficiente a due altri capisaldi del mondo dei pagamenti: le clearing house e il consorzio Swift, un consorzio interbancario che gestisce il protocollo di comunicazione elettronico che consente appunto di disporre dei pagamenti fra due o più banche.

Ripple è considerato l'asset più veloce e scalabile del mercato, con 16 transazioni al secondo e una capitalizzazione totale che a superato i 120.0000.0000 dollari. E’ diventata la seconda valuta per dimensioni sul mercato, superando i 3 dollari di valore per singola moneta, fornendo la possibilità di trasferimenti al costo di 0,009 dollari. Il mercato sta prendendo atto della velocità, affidabilità e scalabilità di XRP che è passato da essere quotato in sei exchange all'inizio di quest'anno a più di 50 in tutto il mondo a fine dicembre. L'aumento della domanda di XRP è il riflesso di un mercato verso la necessità di un'attività rapida e scalabile che serva da strumento di liquidità affidabile per le istituzioni finanziarie che Bitcoin o altre monete generate dai vari fork o create ex novo non sono riuscite ancora a garantire.

Per svolgere tale ruolo nei flussi transfrontalieri XRP, però,  ha bisogno di una liquidità profonda nelle valute FIAT, le quali possono essere sostenute solo dall'inclusione nel processo di conoscenza da parte dei grandi istituti finanziari, che forse vedono in Ripple l'asset digitale in grado di modernizzare i sistemi di pagamento globali. Altro punto a favore o sfavore della moneta è il numero emettibile di Ripple che supera nettamente i 21.000.000 di Bitcoin «creabili»: infatti, per XRP, il limite è stato fissato a 99.000.000.000.

Come per le altre cryptomonete, è molto difficile prevederne l'andamento e lo sviluppo in maniera anche solo attendibile. Certamente l'appoggio di istituzioni e banche può solo favorirne lo sviluppo a fronte di una perdita almeno iniziale di «libertà». Magari Ripple varrà 15.000 dollari il prossimo Natale o magari no. Intanto, però, avrete il prossimo argomento di cui discutere davanti all'uovo di Pasqua, augurandovi che sia pieno di belle sorprese.