20 agosto 2019
Aggiornato 08:00
industria 4.0

Industria 4.0, Competence Center al palo: tutto rimandato al 2018

Solo nel 2018 potremo - forse - assistere alla creazione dei competence center, il network tra Università e imprese per l'Industria 4.0

Industria 4.0, Competence Center al palo: tutto rimandato al 2018
Industria 4.0, Competence Center al palo: tutto rimandato al 2018 Shutterstock

ROMA - Restano fermi sulla carta, per questo 2017, quelli che sono - a tutti gli effetti - uno dei pilastri più importanti del Piano Industria 4.0: i competenze center. Ve ne abbiamo parlato a lungo e a pochi giorni dalla fine di questo anno, restiamo con un pugno di mosche in mano. L’unica novità, secondo quanto emerge da un articolo del Sole24Ore, è che la Corte dei Conti avrebbe sbloccato il provvedimento a cui seguirà la pubblicazione del bando per l’assegnazione dei centri ricerca in cui i competence center dovranno sorgere, con l’amara conclusione che questa parte del Piano si protrarrà ancora per buona parte del 2018.

Sul piatto della bilancia ci sono ancora quei 60 milioni di euro (20 milioni del 2017, 10 per il 2018 e 30 per 2019) che il Governo ha previsto per la realizzazione dei Competence Center. Che restano lì, in latenza, in attesa di essere destinati alle Università. Già lo scorso settembre Calenda era stato sincero nell’ammettere che proprio i competence center erano quella parte di piano che non aveva funzionato. Auspicando che il bando sarebbe stato pubblicato entro novembre. I mesi sono trascorsi, ma ancora nulla si vede all’orizzonte.

Un ritardo importante, quello legato ai competence center, perché dovrebbe porre le basi per quella che rappresenta una delle leve più importanti del nostro Paese: il trasferimento tecnologico. Su cui il Governo ha puntato tutto. Di fronte a un tessuto imprenditoriale che ancora fa fatica a concepire dinamiche di Open Innovation (nella maggior parte dei casi, infatti, le imprese utilizzano le startup come fornitori a cui richiedere un prodotto o un servizio una tantum), il rapporto tra centri di ricerca e PMI diventa fondamentale. «E’ necessario stabilire una strategia di medio/lungo termine - ha detto Stefano Mainetti, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Startup Intelligence e CEO di PoliHub -. In questo percorso, a fianco delle imprese, giocano un ruolo rilevante le Università. In quest’ambito, gli incubatori universitari costituiscono un importante ambiente appositamente realizzato per ospitare la fase iniziale del ciclo di vita di queste iniziative di business congiunte fra imprese e Università».

I competence center, inoltre, potrebbero contribuire a ridurre notevolmente anche il numero di precari che oggi affollano il segmento della ricerca universitaria. Anche perché la legge di stabilità continua a essere lacunosa da questo punto di vista. Secondo Flc Cgil, Fir Cisl e Uil Rua, nel testo della manovra ci sarebbero risorse per coprire solo 300 posti negli enti di ricerca, rispettivamente 2 milioni di euro per il 2018 e altri 13,5 milioni a partire dal 2019. Del resto, gli investimenti del nostro Paese sono ridotti all’osso. L’Italia investe solo l’1.25% del PIL in ricerca, il 70% in meno rispetto a Israele e Corea del Sud, il 65% in meno di Giappone, Svezia, Finlandia, Danimarca, poco più della metà rispetto a Germania e Stati Uniti e decisamente sotto la media europea. I competence center favorirebbero, inoltre, il passo dei ricercatori dalle università alle imprese, contribuendo - quindi - a ridurre l’emigrazione di cervelli verso l’estero.

Stefano Firpo, Direttore Generale per la politica industriale e la competitività del MISE, si è detto piuttosto ottimista riguardo alla realizzazione dei competence center. E’ convito che, sulla base dei modelli già realizzati dai Centri Catapult inglesi, il 2018 sarà l’anno giusto per la realizzazione del network. Intanto, il ritardo della Corte dei Conti nell’approvare il bando per l’assegnazione di fondi relativi ai Competence Center, sta facendo correre le Regioni ai ripari. Lo scorso ottobre Regione Lombardia e Politecnico di Milano hanno messo sul piatto oltre 1 milione di euro per la creazione di un Distretto 4.0, con l’obiettivo proprio di rendere possibile il trasferimento tecnologico dall’Università alle imprese. Stessa strategia dovrebbe seguire la Regione Piemonte, che starebbe avviando un tavolo di lavori con Politecnico e Unione Industriale per la creazione di un hub dedicato alla manifattura (sempre per il medesimo scopo).