10 luglio 2020
Aggiornato 14:30
industria 4.0

A Torino un Hub per la manifattura tech: «Così più possibilità per i giovani»

Un polo dedicato al trasferimento tecnologico che possa mettere in relazione le università con le imprese, dando una possibilità in più ai giovani

A Torino un Hub per la manifattura tech, per dare ai giovani una possibilità in più
A Torino un Hub per la manifattura tech, per dare ai giovani una possibilità in più Shutterstock

TORINO - Uno spazio in più per dare la possibilità a imprese e imprenditori di connettersi. Per dare una possibilità in più soprattutto ai giovani, in una città che - secondo il rapporto Rota - nel 2016 ha segnato il secondo più alto tasso di disoccupazione del Centro-Nord tra gli under 25 (40,88%), meglio solo di Genova. Un dato che ha fatto precipitare la capitale sabauda agli ultimi gradini della classifica, aizzando i paragoni dei media con le città del Mezzogiorno.

Ma, nonostante i drammatici dati, è proprio dai giovani che Torino, che ancora sente il profumo di capitale industriale d’Italia, vuole partire. E dall’innovazione. Temi che sono stati al centro della tavola rotonda organizzata dal Gruppo Giovani Industriali di Torino «GIFT. Giovani Imprenditori per il Futuro di Torino» e che ha visto la partecipazione di personaggi di spicco, come Emilio Paolucci responsabile del trasferimento tecnologico del Politecnico di Torino e Dario Gallina, presidente dell’Unione Industriale torinese.

Da una parte la necessita di diffondere la cultura d’impresa, dall’altra quella di rendere possibile, per davvero, il trasferimento tecnologico, ovvero il rapporto tra gli studenti universitari e le imprese, in ottica Industria 4.0. «Insieme alla Regione Piemonte e al Politecnico di Torino stiamo ragionando su un centro specializzato in manifattura che è una delle pietre miliari del nostro tessuto industriale - ha detto il presidente dell’Unione industriale Dario Gallina -. Un polo che possa permettere il trasferimento tecnologico, facilitare l’unione tra le piccole medie imprese, le tecnologie e i giovani studenti universitari. Stiamo assistendo a numerosi segnali da parte di aziende anche estere che sarebbero disposte a trasferirsi qui a Torino se ci fossero spazi innovativi e adeguati per poterle ospitare». Dario Gallina parla poi di formazione e spazi per ospitare nuove startup.

Spazi che, molto probabilmente, dovrebbero sorgere non lontano da quello che già oggi è il fulcro dell’innovazione torinese (il Politecnico e il suo incubatore i3P, per intenderci). E in questo caso il richiamo ai rinnovati e recenti spazi OGR è d’obbligo. A necessitare di spazi, è anche il Politecnico di Torino perchè, come scherza Emilio Paolucci, «dentro le nostre aule gli studenti non ci stanno più». Nonostante molti se ne vadano perchè assunti. Già, perchè malgrado i numeri che vogliono una Torino non adatta ai giovani, il Poli è il migliore ateneo al mondo per trovare lavoro. Secondo la recente classifica internazionale Graduate Employability Rankings 2018, il 94% dei suoi laureati trova lavoro entro un anno. «Non ho mai ricevuto così tante offerte di lavoro per i miei studenti come in questo periodo - conferma Emilio Paolucci -. Trovo incivile che mandiamo via (fuori dall’Italia, ndr.) milioni di studenti, ma questa è la triste realtà del nostro Paese. Più mi guardo intorno, più osservo le imprese torinesi, più mi chiedo dove stiamo andando. E, onestamente, non riesco a darmi una risposta. Sì, dobbiamo puntare al trasferimento tecnologico, legale Università e imprese. Ma per fare questo dobbiamo creare le condizioni affinché i giovani possano rimanere qui. E qui essere felici».

L’industria 4.0 e un centro che possa permettere un trasferimento tecnologico effettivo sembrano essere la risposta più importante per far risalire l’asticella. E ridare a Torino una nota di colore. Centri che già erano previsti dal Piano Industria 4.0 del Ministero dello Sviluppo Economico, le cui linee guida per lo sviluppo, bando e fondi, tuttavia, stanno tardando ad arrivare. Internet of Things, Cloud, automazione, robotica, sensoristica. Da una parte (nelle Università) le competenze, dall’altra le aziende che ne hanno bisogno; in nuovi modelli di business che - come dice Alberto Barberis, presidente del Gruppo Giovani Imprenditori di Torino - per avere successo devono essere aperti e capaci di coinvolgere il territorio.

L’Italia, però, (non dimentichiamolo), è anche tra le nazioni con meno laureati al mondo. Solo il 26% della popolazione tra i 25 e i 35 anni ha una laurea (dato 2016) contro il 31% della Germania, il 44% della Francia e il 52% del Regno Unito. La media OCSE è del 43% (USA 52%, Corea 70%). In realtà i dati dimostrano che alle aziende – e quindi anche al Paese – conviene investire nell’assunzione di laureati, in quanto garantiscono miglior capacità di apprendimento, miglior attitudine al problem solving, maggiore autonomia decisionale, maggior visione, etc. (fonte: Excelsior 2015). «Noi crediamo fortemente nei ragazzi per l’energia e le potenzialità che sono in grado di esprimere - dice ancora Alberto Barberis -. Un Governo responsabile deve quindi intervenire per incentivare quanto più possibile i suoi giovani allo studio, garantendo loro un’offerta formativa di primissimo livello. Questa deve essere una priorità sia a livello nazionale che a livello locale».