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Perchè è ancora redditizio per le startup fare un’app (che funzioni)

Servizi on demand e commercio al dettaglio. I numeri dell'app in questi settori sono importanti e cresceranno nei prossimi anni

Perchè è ancora redditizio per le startup fare un’app (che funzioni)
Perchè è ancora redditizio per le startup fare un’app (che funzioni) (ANSA)

MILANO - Secondo i nostri più recenti dati a disposizione, ricavati dal rapporto di App Annie, l’economia globale delle app varrà 6,3 trilioni di dollari entro il 2021, dai 1,3 trilioni di dollari dell’anno scorso. Durante lo stesso periodo, la base utenti raddoppierà da 3,4 miliardi di persone che usano le applicazioni a 6,3 miliardi, mentre il tempo speso salirà a 3,5 trilioni di ore nel 2021, rispetto a 1,6 trilioni nel 2016. Queste cifre rappresentano molto più dei soli ricavi generati attraverso i negozi di applicazioni e prendono in considerazione anche altre forme di monetizzazione, come gli annunci pubblicitari e tutto il commercio mobile che si svolge all’interno dell’universo delle app.

Oggi, i 3,4 miliardi di utenti spendono in media 379 dollari in tutte e tre le forme di monetizzazione,  0.80 dollari all’ora per persona. Questo valore, secondo il rapporto, aumenterà a 1,008 dollari per utente entro il 2021. Naturalmente, poi, questi dati variano a seconda del Paese a cui facciamo riferimento. In Giappone, ad esempio, gli utenti generano una media di 13.98 dollari per utente all’ora, trascorrendo più di 68 miliardi di ore nelle applicazioni nel 2016. Stati Uniti e Cina, invece, generano 2.36 dollari per utente all’ora. Benchè molte tesi avessero più volte preannunciato la fine dell’app economy, questi risultati confermano quanto questa tesi fosse, in realtà, completamente errata. Soprattutto nell’ambito di alcuni settori specifici, dove le applicazioni continueranno a risentire di forti aumenti anche nei prossimi anni. Un esempio? Il settore retail e del commercio al dettaglio. Alibaba ha recentemente annunciato che il mobile rappresenta il 79% del valore totale delle transazioni generate attraverso i suoi marketplace in Cina nel 2017, valore che è aumentato del 65% rispetto all’ultimo anno fiscale. E saranno proprio le app che si inseriscono in questo segmento di mercato e permettono di effettuare transazioni ad avere la meglio, nei prossimi anni.

«Pensiamo a un’economia dei servizi su smartphone, servizi on demand che non sono altro che una richiesta di far fronte a una nostra carenza di tempo a disposizione», ci raccontano Anna Paladino e Jacopo Frascatani, rispettivamente direttrice ed event manager di AppShow, l’evento dedicato all’app economy che si svolgerà a Milano dal 4 al 6 dicembre. «Just Eat, Le Cicogne, Helpling, Glovo: sono tutte app e startup che negli ultimi anni sono esplose non solo perchè semplificano molte attività quotidiane ma anche perchè erogano servizi a cui si attribuisce un valore immensamente più alto rispetto al costo che si paga».

Servizi on demand e commercio mobile, quindi. Quest’ultimo segmento, secondo il rapporto, sarà in grado di guidare buona parte della crescita, passando da 344 dollari per utente a 946 dollari entro il 2021. L'Asia crescerà più rapidamente, raggiungendo i 3,2 trilioni di dollari nel 2021, seguita dalle Americhe che arriveranno a 1,7 trilioni e dall’EMEA che raggiungerà il trilione di dollari. Creare un’app, dunque, è ancora piuttosto redditizio per una startup. «Sì, senza esitare neppure per un istante, ma completerei la frase dicendo che è redditizio sviluppare un’app di buona o, meglio ancora, ottima qualità - ci spiega ancora Anna Paladino -. Sviluppare un’app che funzioni bene, che sia intuitiva e rapida è oggi la chiave del successo. Al contrario, un’app di bassa qualità avrà il risultato opposto: fare scappare gli utenti e metterli alla ricerca di un’app simile ma che funzioni meglio».

Tutto questo e molto altro ancora, sarà oggetto di discussione e dibattito durante l’AppShow in programma a Milano che, per l’occasione, ha lanciato anche una propria applicazione dell’evento. «L’obiettivo dell’AppShow è mettere l’Italia al centro degli eventi tech europei, al pari dei competitor quali il Web Summit, Slush e il Mobile World Congress - conclude Anna Paladino -. É un obiettivo di certo ambizioso, ma i risultati in termini di personalità e aziende coinvolte ci portano sulla buona strada. È un evento che vuole accogliere un pubblico più ampio, non necessariamente di addetti ai lavori.