ricerche

Smart manufacturing ed open innovation leve per il nostro Made in Italy

Per il 2017, TIG ha stimato che il mercato italiano dell’Information & Communication Technology sia pari a 55,1 miliardi di euro

Smart manufacturing ed open innovation leve per il nostro Made in Italy
Smart manufacturing ed open innovation leve per il nostro Made in Italy (Shutterstock.com)

MILANO - Industria, manifattura, imprese. Come sta il nostro tessuto imprenditoriale quanto a digitale? Un quadro è stato dato dal rapporto Digital Italy 2017, presentato in occasione della giornata di apertura di Digital Italy Summit 2017, edito da Maggioli Editore, realizzato per studiare le possibili direttrici dell’innovazione per il Paese, valorizzando l’importanza del digitale in questo processo. Il Rapporto annuale 2017 nasce da una presa di coscienza del ruolo sempre crescente che il digitale e le tecnologie informatiche hanno e possono avere nel definire e nel promuovere l’economia del Paese. In questo senso, The Innovation Group si propone attraverso il volume di «raccontare» questo ruolo e di descriverne caratteristiche e peculiarità.

Smart manufacturing, e-commerce e open innovation le tre leve per un Made in Italy sempre più globale
Per il 2017, TIG ha stimato che il mercato italiano dell’Information & Communication Technology sia pari a 55,1 miliardi di euro, con un tasso di crescita del 2,4% rispetto all’anno precedente. In particolare, crescono sia il mercato IT (+3,8%) sia il mercato delle TLC (+1,6%): da un lato, infatti, il mercato dell’Information Technology – con un valore stimato nel 2017 di 20,9 miliardi di euro – è trainato dalla crescita delle componenti più innovative, dal cloud computing (circa 1,8 miliardi, +16,4% rispetto al 2016) alle soluzioni di Business Intelligence e Business Analytics (pari a 779 milioni, +9,6%); dall’altro, il mercato TLC – pari a 34,2 miliardi – cresce in particolare sulla spinta degli investimenti nelle reti NGA (Next Generation Access), che compensano ampiamente il calo nella spesa per servizi voce e dati (fissi e mobili).

Una recente rilevazione di The Innovation Group evidenzia inoltre che le aziende italiane stanno rivolgendo la propria attenzione anche verso tecnologie più di «frontiera» rispetto al processo complessivo di trasformazione digitale, denotando una maggiore consapevolezza rispetto al passato sui temi del digitale. In particolare, stanno sviluppando progetti – per il 2017 – in ambito big data, customer experience multicanale e IoT.
 
Lo smart manufacturing è la strada per il rilancio dell’industria manifatturiera, benché tale apporto sia negli ultimi anni diminuito a causa della recente crisi e della crescita della competizione globale. In Italia, tra il 2007 e il 2013 il peso dell’industria manifatturiera nella creazione di valore aggiunto è passato dal 17,7% al 15,5% del totale, valori adesso in crescita, ma ancora al di sotto di quelli del 2007  È in questo contesto che il Ministro dello Sviluppo Economico ha predisposto un piano di politica industriale «digitale» per supportare le imprese manifatturiere italiane nelle nuove sfide della competizione globale, dove il vero motore della riforma è rappresentato dagli incentivi agli investimenti privati in tecnologie abilitanti l’Industria 4.0, in quanto sono impieghi diretti a favore delle imprese. Particolarmente interessanti sono soprattutto i trend legati all’Internet of Things, che possono avere effetti significativi nell’ambito industriale e della produzione, se si pensa ad esempio al potenziale di questa tecnologia nel contesto di Industria 4.0.

A questo riguardo un approfondimento specifico ha mostrato come su un campione di 295 aziende che operano in Italia (di cui la maggioranza di media-grande dimensione attiva in ambito industriale), il 41% ha dichiarato di stare sviluppando progetti IoT, soprattutto in ambito Industrial Internet of Things e Smart Consumer Goods. D’altra parte, occorre sottolineare che tra coloro che non stanno utilizzando questa tecnologia, le principali criticità legate alla sua adozione riguardano la mancanza di competenze e la frammentarietà dell’offerta tecnologica, che rende più difficile alle aziende la navigazione attraverso le complessità di questo paradigma tecnologico.
 
Un altro tema di grande rilevanza nell’ambito dello sviluppo e della crescita delle imprese del Made in Italy e, più in generale, dell’Italian Way of Life è l’e-commerce. Esso rappresenta uno degli strumenti e dei canali potenzialmente più efficaci per implementare una strategia di internazionalizzazione su misura per le esigenze e le risorse delle medie imprese italiane, che sappia inoltre sfruttare la domanda di Made in Italy in significativa crescita in tutto il mondo. D’altra parte, occorre tenere presente che a oggi l’e-commerce, soprattutto nell’ambito B2C, non è ancora diffuso in modo capillare, benché in crescita anno dopo anno.
 
Quando si affronta il tema delle strategie e dei modelli di innovazione, da alcuni anni ricorre l’espressione open innovation, paradigma che afferma che «le imprese possono e devono fare ricorso a idee esterne, così come a quelle interne, e accedere con percorsi interni ed esterni ai mercati per progredire nelle loro competenze tecnologiche». All’espressione open innovation si lega quindi il concetto di ecosistema, che oggi molte aziende stanno abbracciando, secondo cui l’innovazione non deve essere affrontata «in solitaria», ma facendo riferimento a un gruppo di aziende, della propria filiera o start up, che possono fornire nuove idee e sinergie ai processi interni di R&S. In questo senso, negli ultimi anni si è osservato, a livello globale, sia un crescente interesse per start up e PMI innovative da parte delle aziende, sia un aumento delle acquisizioni messe in atto da grandi imprese per rinnovare e trasformare il proprio portfolio prodotti e il posizionamento sul mercato.