19 novembre 2019
Aggiornato 01:30
auto autonome

Uber e la favola delle «auto volanti» che ci fa (ancora) sognare

Si chiama UberAir e la società prevede di testarlo entro il 2020. Una flotta di taxi aerei che viaggia on demand, a basso prezzo ed ecosostenibili. Il progetto è realizzabile?

LISBONA - Non sono di certo le polemiche a spaventare Uber. Dopo la crisi che si è abbattuta sull’azienda e che ha il visto il blocco dei taxi low cost nella capitale britannica, oltre le nuove funzionalità che sostengono economicamente gli autisti, Uber, l’azienda dei taxi neri, non pensa più alle strade (non solo), ma al cielo. Il colosso promette di lanciare un servizio di trasporto aereo on demand. L’annuncio ufficiale è stato dato a Lisbona, teatro, in questi giorni, del prestigioso Web Summit. Un annuncio che ha scosso la platea, tra chi già si immagina di attraversare i cieli su auto volanti e chi, invece, continua a mantenere i dubbi, del tutto legittimi. Nonostante l’accordo siglato con la NASA per lo sviluppo di progetti per la gestione del traffico senza pilota e di veicoli aerei senza pilota.

Il nuovo servizio, secondo quanto annunciato dal Chief Product Officer della società, Jeff Holden, si chiamerà UberAir e la società ha l’obiettivo di testarlo entro il 2020 a Los Angeles. Alcuni media riferiscono addirittura che l’obiettivo di Uber è quello di avere un servizio di taxi volante pronto e funzionante a Los Angeles prima delle Olimpiadi del 2028. La promessa, ovviamente, è quella di garantire viaggi economici alla pari di quelli effettuati su strada. Grazie ad alcuni partner industriali Uber sta sviluppando un nuovo modello di veicolo completamente elettrico che potrà ospitare fino a quattro persone. Queste auto volanti saranno usate nelle grandi città per permettere spostamenti più agevoli. Sarà un po’ come salire su un elicottero, anche se per viaggi più economici, silenziosi, sicuri e sostenibili.

Alla stregua di quanto avvenuto per i taxi su strada, quelli volanti saranno inizialmente guidati da piloti: l’obiettivo, tuttavia, è quello di farli diventare mezzi driverless. Avranno comunque il loro «aeroporto» che Uber sta studiando insieme a Sandstone Properties per il decollo e l’atterraggio dei voli UberAir. Non che i taxi volanti andranno a sostituire quelli su strada. Malgrado le polemiche e i blocchi, Uber resta la società non quotata con la più alta valorizzazione al mondo, pari a 68 miliardi di dollari. Gli accordi firmati con diversi partners, tuttavia, fa pensare che il colosso stia facendo sul serio. I limiti, tuttavia, sono tanti e vanno valutati.

L'iniziativa di Uber per le auto volanti, soprannominata «Uber Elevate», arriva in un momento in cui Uber ha affrontato numerose controversie, tra cui decine di cause civili, l' espulsione del fondatore Travis Kalanick come amministratore delegato e sonde criminali dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti. Il nuovo CEO Dara Khosrowshahi ha detto che vuole concentrarsi sul core business, che non sembra includere la gestione delle auto volanti. Ma Uber deve anche affrontare la concorrenza, sempre più agguerrita sulle auto volanti, e che includono anche i progetti di Alphabet Inc, finanziati da Larry Page.

Del resto la conquista dei cieli è una cosa seria (o no?). Per Elon Musk, tra qualche anno, basteranno solo 29 minuti per raggiungere New York, da Shanghai. Il suo nuovo razzo, con il pittoresco ed eloquente nome in codice «Big Fucking Rocket» (BFR) è per ora solo un progetto sulla carta. Ma, ritardi a parte, per Elon Musk è una promessa. Nei progetti del vulcanico americano i viaggiatori partirebbero da una piattaforma galleggiante al largo di New York e raggiungerebbero Shangai in soli 29 minuti, sorvolando per 11mila chilometri il nostro pianeta al di fuori dell’atmosfera, ad una velocità davvero impressionate: 27mila chilometri l’ora, circa. E anche qui i tempi sono ristretti.

Una favola o un progetto realizzabile? E’ presto per dirlo. Anche perché il trasporto aereo non è cosa semplice. Servono corridoi aerei e piani di volo. Servono autorizzazioni precise per poter volare sui cieli di una città. Ancora una volta Uber si porta avanti nel tempo, pensando a un futuro ancora molto, troppo lontano e, a tratti, quasi impossibile. Che si scontra con leggi e normative. Questa volta serie davvero. Fare un incidente in volo non è come mancare la precedenza a un incrocio in centro. Diciamo che questa notizia suona piuttosto come un’acuta operazione di rebranding, dato il numero di colpi che la reputazione dell' azienda ha preso negli ultimi tempi. Vicinanza strategica ad un marchio piuttosto brillante (Nasa!) per risollevare un marchio che, alcuni episodi, hanno letteralmente trascinato nel fango.