assistenti virtuali

Google Assistant è più intelligente di Siri (ma non così intelligente)

Per alcuni ricercatori cinesi Google Assistant è l'assistente vocale più intelligente. Tuttavia dovrà ampiamente competere con Alexa di Amazon che detiene la fetta di mercato più ampia

Google Assistant è più intelligente di Siri (ma non così intelligente)
Google Assistant è più intelligente di Siri (ma non così intelligente) (Shutterstock.com)

NEW YORK - Una vera e propria gara quella che si sta costruendo attorno agli assistenti virtuali (e vocali) legati alle tecnologie smart home. E che vede gareggiare tra le prime fila, indubbiamente, colossi come Amazon e Google, che nelle ultime settimane hanno fatto man bassa di diffusori intelligenti, prevaricando un mercato che comincia ad essere già molto affollato. Amazon ha conquistato la casa con il suo Echo, Apple hanno fatto un buon lavoro per ciò che attiene agli assistenti mobile, Google è a cavallo tra i due e Microsoft… Beh… molte persone hanno almeno un computer Windows, tra le mani.

Google Assistent è il più intelligente, ma non troppo
Mentre i colossi fanno a gara per conquistarsi il mercato dei diffusori intelligenti, qualcuno sta cercando di capire quale assistente sia il più intelligente di tutti. Tre ricercatori cinesi, per la precisione. Per loro è Google Assistant a essere più intelligente di tutti gli altri. Il report mira a comparare l’Intelligenza Artificiale di vari sistemi e ha rilevato che - almeno secondo gli sviluppi del 2016 - l’AI di Google ha un IQ di 47,3, davanti al motore di ricerca cinese Baidu (33), Bing (32) e Siri (24). Ma mentre l’Intelligenza Artificiale di Google è alla guida dei colossi Tech, ha ancora molta strada da percorrere prima di avvicinarsi all’intelligenza umana, dato che un bambino di 6 anni ha un QI di 55,5 (sempre secondo il rapporto). In parole povere Google Assistant, per quanto sia ‘smart’, a oggi non è in grado di superare l’intelligenza di un bambino di 6 anni.

Lo sviluppo del machine learning
L’AI sta diventando un segmento importante per le aziende che utilizzano la tecnologia per alimentare una parte sempre più ampia della loro offerta. Ad esempio, Google utilizza un programma di apprendimento automatico chiamato RankBrain per alimentare la maggior parte dei risultati delle ricerche, e l'intelligente attività cloud di Microsoft sta diventando un formidabile motore di reddito. Google e Microsoft hanno mostrato una crescita sostanziale nel miglioramento del QI della loro Intelligenza Artificiale. Nel 2014 il QI di Google era di 26,5 e quello di Microsoft di 13,5. All' epoca gli AI di Apple e Baidu non erano ancora stati misurati, tuttavia entrambe le aziende hanno lavorato sodo per migliorare la loro funzionalità. Baidu è in corsa per avere una fetta del mercato dell’Intelligenza Artificiale e il nuovo chip A11 Bionic di Apple ospita un motore neurale dedicato alla gestione di algoritmi di machine learning specifici. Questo non dovrebbe sorprendere: i sistemi artificialmente intelligenti sono costruiti per imparare continuamente, e come ha dimostrato DeepMind di Google, stanno diventando sempre più bravi.

Elon Musk ridimensionato
In ogni caso, i punteggi del QI ottenuti dallo studio cinese guidato dal Centro Ricerche dell'Accademia delle Scienze Cinese sull'Economia Fittizia e la Scienza dei Dati, non sembrano dare credito a esperti come Elon Musk, il quale ha espresso più volte la capacità dell’intelligenza Artificiale di porre fine all’umanità. Quello che è certo è che se i capitali dei colossi Tech vengono indirizzati verso gli sviluppi AI, è molto probabile che nell’arco di pochi anni la sua intelligenza riesca ad aumentare notevolmente e più velocemente di quanto abbia fatto fino ad ora.

Lo sviluppo di Alexa
Ruolo decisivo avrà anche Alexa, l’assistente vocale di Amazon che ha praticamente conquistato il palco della recente fiera tecnologica di Berlino. Un mercato promettente, quello degli assistenti virtuali, tanto che solo Alexa si stima possa generare un business di 10 miliardi di dollari entro il 2020, mentre secondo eMarketer, i dispositivi Echo di Amazon, rappresenterebbero ben il 70% del mercato per smart speaker. Ma c’è di più. Secondo eMarketer l’uso degli assistenti virtuali crescerà del 23,1% quest’anno e con esso l’utilizzo di altoparlanti con controllo vocale. Si stima che 35,6 milioni di americani ne useranno uno almeno una volta al mese in questo 2017, con un aumento del 128,9% rispetto allo scorso anno. Amazon continua a detenere la fetta di mercato più ampia anche, se - numeri alla mano - non sarebbe tra i più intelligenti.

La battaglia inizia dai supermercati
La battaglia di Google contro Amazon, però, è già iniziata, soprattutto quando il colosso di Mountain View ha stretto le mani a Walmart. L’alleanza, di fatto, renderà disponibili i prodotti di Walmart, numero uno indiscusso della distribuzione, sulla piattaforma Google Express attraverso semplici ordini vocali tramite Google Assistant.Se da una parte, nel settore e-commerce, gli istant messaging rappresentano il maggior teatro per lo shopping online laddove facilitano la customer journey e aumentano l’interazione con l’azienda, buona parte della partita si sta giocando anche relativamente agli assistenti vocali. E potrebbe essere proprio Google Assistant a prendersi una fetta della torta, soprattutto per i clienti che utilizzano smartphone con sistema operativo Android. I clienti di Walmart possono collegare i loro conti a Google, consentendo al gigante tecnologico di apprendere il comportamento dello shopping passato per prevedere meglio ciò che vorranno in futuro. Secondo il colosso di Mountain View più del 20% delle ricerche effettuate su smartphone oggi sono realizzate attraverso i comandi vocali. Lo ‘shopping vocale’ potrebbe essere molto più vicino di quanto crediamo.