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Web Tax, perchè potrebbe dividere l'Unione Europea

Sale a 10 la quota di Stati membri che vogliono tassare il fatturato delle multinazionali. Ma l'Estonia fa pugno duro: «La soluzione è volatile e temporanea»

Web Tax, perchè potrebbe dividere l'Unione Europea
Web Tax, perchè potrebbe dividere l'Unione Europea (Shutterstock.com)

TALLIN - Secondo un rapporto del Parlamento europeo, l’UE avrebbe perso gettito fiscale per 5,4 miliardi di euro tra il 2013 e il 2015 per mancati versamenti da parte di Google e Facebook. Nel rapporto si legge che l’aliquota media pagata da Google a livello mondiale è pari al 9% dei profitti, mentre in Europa il tasso scende allo 0,82%, approfittando di numerose scappatoie. Per la sola Italia, la perdita stimata è di 549 milioni nel triennio. Tassare i Big della ‘new economy’ sembra essere diventata una sfida, una sfida per la quale è necessario anche un accordo con gli Stati Uniti. Intanto il calendario è chiaro: entro la fine del mese la Commissione deve studiare le diverse opzioni per tassare le multinazionali digitali. A dicembre le ipotesi saranno valutate dai vari ministri i quali dovrebbero arrivare a una scelta prima delle vacanze natalizie. In primavera, la Commissione dovrà presentare il progetto legislativo.

Dieci paesi vogliono tassare il fatturato
Ora si tratta di capire come tassare. A Germania, Francia, Italia e Spagna che vogliono tassare il fatturato delle multinazionali, se ne sono aggiunte altre sei: Grecia, Austria, Bulgaria, Portogallo, Slovenia e Romania. Tassare il fatturato, però, potrebbe essere solo una soluzione di breve periodo e metterebbe, inoltre, a rischio  il principio di neutralità fiscale, creando un’eccezione alla tassazione dei profitti. L’Estonia ha quindi proposto di tassare i contatti o i contratti in un dato Paese. Tassare le multinazionali, però, è anche una questione politica e l’obiettivo europeo è quello di indurre una collaborazione a livello globale, dell’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico. Il tema, infatti, non può che coinvolgere anche Stati Uniti e Cina, se l’Europa non vuole mettere a rischio la sua competitività. Tassare le soluzioni digitali europee, infatti, potrebbe far scattare un sistema di rincari per i consumatori, i quali potrebbero andare a cercare le stesse soluzioni in Cina.

La tassazione sui clienti
Con la proposta dell’Estonia di tassare le società sulla base dei loro clienti nel singolo Paese, si andrebbe a modificare il concetto di ‘presenza permanente’ in un determinato Paese, che non sarebbe più fisica, ma virtuale. Per tassare equamente verrebbe valutata la presenza digitale di un’impresa, per esempio attraverso il numero di clienti residenti in un dato paese che acquistano libri, ascoltano musica, guardano film o utilizzano siti. Un sistema più affidabile alla semplice tassazione, ad esempio, della pubblicità online. Questo tipo di imposta, infatti, sarebbe più volatile poiché basata su un modello di business che potrebbe variare nel corso del tempo, in base alle soluzioni tecnologiche in campo.

La cooperazione rafforzata
Le intenzioni dei Paesi membri sulla tassazione delle multinazionali Tech potrebbe, però, dividere l’Europa. All’Ecofin la proposta di Francia, Germania, Italia e Spagna, che prevede di tassare il fatturato delle varie Google, Amazon, Facebook (invece dei profitti in genere trasferiti nei paradisi fiscali), è ostacolata, praticamente, solo dai Paesi con regimi da paradiso fiscale (Irlanda, Lussemburgo, Malta), impegnati da sempre a frenare la lotta alla grande evasione ed elusione sfruttando l’obbligo Ue di unanimità in questo settore. Questi Paesei, grazie alla fiscalità agevolata, riescono ad attirare sul proprio territorio molte holding di gruppi multinazionali, con evidenti benefici in termini di indotto. Ma la presidenza estone di turno dell’Ecofin e la Commissione europea hanno chiarito che, in assenza del consenso di tutti i 27 (il Regno Unito è in uscita), Francia, Italia, Germania, Spagna e gli altri Stati favorevoli possono accelerare da soli sulla web tax con il meccanismo della cooperazione rafforzata.