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La lingua segreta dell'Intelligenza Artificiale e l'ascesa della classe 'inutile'

Algoritmi che diventano sempre più intelligenti e capaci di creare anche un linguaggio proprio, incomprensibile all'uomo. Cosa potrebbe succedere in futuro?

La lingua segreta dell'Intelligenza Artificiale e l'ascesa della classe 'inutile'
La lingua segreta dell'Intelligenza Artificiale e l'ascesa della classe 'inutile' (Foto d'archivio)

MILANO - Steven Hawking l’aveva già affermato in un’intervista alla Bbc nel 2014 che lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale avrebbe potuto, prima o poi, surclassare completamente il genere umano. Uno scenario futuristico, apocalittico, teatro di libri e pellicole fantascientifiche dove esseri cyborg comunicano tra di loro con un linguaggio a noi incomprensibile. Per Hawking l’uomo ha a disposizione ancora un tempo ‘decentemente’ lungo per controllare l’avanzata delle macchine. Ma è davvero così?

La lingua dell’Intelligenza Artificiale
Fa riflettere a tal proposito la recente decisione di Facebook di interrompere completamente un programma di ricerca sull’Intelligenza Artificiale dopo aver scoperto che due «agenti» dell’algoritmo comunicavano tra di loro attraverso un linguaggio a codice del tutto incomprensibile ai programmatori. Secondo quanto appreso l’agente «Bob» scriveva ad «Alice» una frase del tipo: «Io posso io io io tutto il resto», alla quale «Alice» rispondeva: «Palle hanno zero a me a me a me a me…». Secondo i ricercatori non si tratterebbe affatto di un errore, di algoritmi improvvisamente impazziti come molti registi hanno più volte immaginato e descritto nelle loro pellicole, quanto piuttosto di un linguaggio nuovo, dove «Bob» stava dicendo ad «Alice»: «Io ne prendo tre e tu ti prendi il resto».

Un linguaggio ‘nuovo’
Dato che gli algoritmi funzionano a «incentivo» questi fanno un uso creativo e innovativo di aggettivi e nomi, in modo tale che il linguaggio creato sia il migliore per il funzionamento del programma. Del resto si tratta di una pratica che nel modello di società umana, sin da quando nella preistoria cominciarono a formarsi le prime tribù, è tipico di ogni aggregazione. Pensate a un gruppo di amici che comunica attraverso locuzioni verbali che hanno un significato comprensibile solo per gli appartenenti, oppure ai giocatori di una squadra di football. Si tratterebbe, però, solo di un falso allarme. In realtà, quello che è avvenuto è che alcuni sviluppatori di Facebook che stavano lavorando ad un sistema in grado di simulare il nostro modo di conversare in modo da non far capire all’interlocutore di avere a che fare con una macchina (aspetto, questo, evidentemente molto utile nel campo dei social network), hanno programmato dei «bot» capaci di dialogare tra loro in inglese e condurre semplici trattative. A un certo punto i due sistemi hanno cominciato a parlare un nuovo linguaggio, inventato da loro, utilizzando le parole in un modo diverso dal nostro. Secondo gli sviluppatori questo è avvenuto perché non avevano imposto ai sistemi di dialogare esclusivamente in inglese. Quando hanno modificato il programma in modo che lo facessero, i due bot hanno smesso di usare il loro incomprensibile linguaggio. A un certo punto i bot hanno cambiato il loro linguaggio perché hanno trovato un sistema di comunicazione con cui potevano condurre la loro trattativa in modo più efficace.

Cosa può provocare (ora) l’Intelligenza Artificiale
Cosa vuol dire tutto questo? Che le macchine avranno in futuro un linguaggio talmente avanzato da sfuggire alla nostra comprensione? Al momento no, anche se non esiste un percorso stabilito e programmato di sviluppo per l’Intelligenza Artificiale. Questo non significa che non abbiamo nulla di cui preoccuparci, però. Gli algoritmi esistenti stanno migliorando molto più velocemente di quanto può avvenire per la maggior parte della popolazione umana. L’Intelligenza Artificiale trasformerà radicalmente il nostro mondo, ma al momento si tratta solo di uno strumento e non di una forma di intelligenza concorrente. Ridisegnerà il concetto di lavoro e come si crea ricchezza, creando delle diseguaglianze economiche senza precedenti, alterando - inoltre - l’equilibrio globale del potere. Secondo l’inequality.org, «gli individui più ricchi del mondo, quelli che possiedono oltre 100mila dollari di beni, sono solo l’8,1% della popolazione globale, ma possiedono l’84,6% della ricchezza». E questa disparità in USA è almeno due volte superiore rispetto al resto del mondo. E se associamo agli USA l'avanzata dello sviluppo tecnologico, è facile intuire come proprio la tecnologia rappresenti lo strumento per creare nuova ricchezza.

L’ascesa della classe inutile
Per Yuval Hoah Harari, docente dell’Università di Gerusalemme, l’AI porterà alla creazione di una classe ‘inutile’, una delle più gravi minacce per questo secolo. Più l’intelligenza artificiale diventa intelligente, più gli uomini restano fuori dal mercato del lavoro. Nessuno sa cosa studiare, perché nessuno sa quali competenze imparate oggi saranno rilevanti domani. Prima che saremmo capaci di accorgercene, miliardi di persone saranno diventate inutili, non per caso, ma per definizione. «Gli AI stanno cominciando a superare gli esseri umani nel campo cognitivo. E mentre emergono nuovi tipi di posti di lavoro, non possiamo essere sicuri - dice Harari in un’intervista a The Guardian - che gli esseri umani li faranno meglio di AI, computer e robot. Scelgo questo termine molto sconvolgente, inutile, per sottolineare il fatto che stiamo parlando di inutile dal punto di vista del sistema economico e politico, non dal punto di vista morale. Le strutture politiche ed economiche moderne sono state costruite sugli esseri umani utili allo Stato: soprattutto come lavoratori e soldati. Con i ruoli assunti dalle macchine, i nostri sistemi politici ed economici semplicemente smetteranno di dare molto valore agli esseri umani».

Uomini connessi a macchine
Quello di Facebook non è un caso isolato. Gli stessi tecnici del laboratorio fondato da Elon Musk, OpenAI, si sono accorti subito, mentre lasciavano i che i ‘bot’ apprendessero una nuova lingua, che l’algoritmo sviluppava una sorta di propria comunicazione in codice per eliminare eccessi linguistici. Ovviamente il tutto all’insaputa dei programmatori. Secondo lo stesso Elon Musk, tuttavia, la lotta all’Intelligenza Artificiale potrebbe essere affrontata in futuro attraverso la connessione della stessa con l’intelligenza umana. Lacci neurali che si impiantano nel cervello o nella corteccia cerebrale con una siringa e che poi si aprono in un ventaglio di filamenti dotati di nanosensori. Questa nanotecnologia rivoluzionaria nel prossimo futuro potrebbe proprio collegare le nostre cellule cerebrali con i computer. L’idea di impiantare delle reti artificiali nei cervello umano, però, lascia spazio a scenari piuttosto divergenti. Collegare il cervello a un computer potrebbe voler dire creare un insieme di cervelli connessi. Secondo alcuni questo scenario rappresenterebbe l’evoluzione progressiva di Internet. Se oggi ad essere connessi sono i computer, nel prossimo futuro potrebbero essere addirittura le nostre menti a essere connesse tra di loro. Avere dei chip impiantati nel cervello significa, infatti, condividere i propri pensieri con un annullamento completo quindi del concetto di privacy o, perlomeno, con nuovi suoi sviluppi. Tralasciando il problema etico della privacy per un momento, ciò che potrebbe accadere è la realizzazione di un uomo collettivo. Una volta che i cervelli solo collegati a una macchina, appunto, possono essere collegati tra di loro. In uno scenario forse un po’ troppo futuristico, potremo invitare qualcuno nei nostri pensieri. E pensate cosa potrebbe significare tutto questo. Anche da un punto di vista di policy.