27 gennaio 2021
Aggiornato 15:00
welfare aziendale

FCA verso il welfare integrato per affrontare l'Industria 4.0

De Biasi: «E’ vero che il paper alla base di Industria 4.0 mette in risalto l’autonomia del lavoratore dalle macchine ma questo comporta anche l’autonomia delle macchine dal lavoratore. In futuro serviranno disponibilità e reperibilità dei lavoratori»

TORINO - Anche se la Fiat ha una lunga tradizione di welfare aziendale, nato all’inizio degli anni venti, l’avvio recente del «conto welfare» rappresenta una novità rilevante nella storia ultracentenaria del gruppo italiano. «Per la prima volta nella storia del gruppo è stato definito e realizzato il piano di welfare in totale concerto con i sindacati», ha indicato Pietro De Biasi, responsabile relazioni industriali di Fca Group, intervenendo a un convegno a Roma su politiche di conciliazione e welfare aziendale.

Attenzione al welfare aziendale
De Biasi ha rilevato l’importanza, per Fca, del programma di welfare aziendale e ha definito «risultati soddisfacenti» le adesioni tra i dipendenti. Su 84mila dipendenti sono 29.300 quelli che hanno aderito, 15.900 operai e 13.400 impiegati. «Abbiamo immaginato un sistema molto aperto, proprio perché ha ancora un carattere sperimentale», ha detto il manager Fca sottolineando che il dipendente può procedere alla revoca in qualsiasi momento.

Il welfare integrato
Il piano di welfare riveste grande importanza in visione prospettica. «In Fca stiamo iniziando a ragionare su un sistema di welfare integrato – ha detto De Biasi – un programma che metta insieme fondi complementari, smart working, work life balance e flexibile benefit». In prospettiva quindi ci sarà l’estensione del conto welfare che oggi viene alimentato soltanto da una parte del premio di risultato aziendale. Tutto ciò in quanto il welfare aziendale rappresenta uno strumento di notevole importanza per affrontare le sfide di Industria 4.0. «nella transizione verso Industria 4.0 – ha detto il manager Fca – ci sarà il superamento della distinzione tra operai e impiegati, la semplificazione gerarchica e l’autonomia nella gestione del lavoro». Nell’ambito del work life balance «si perderà progressivamente il confine tra lavoro e tempo libero».

Lavoratori reperibili
La rivoluzione pone questioni rilevanti in termini di organizzazione. «E’ vero che il paper alla base di Industria 4.0 mette in risalto l’autonomia del lavoratore dalle macchine – ha concluso De Biasi – ma questo comporta anche l’autonomia delle macchine dal lavoratore. In futuro serviranno disponibilità e reperibilità dei lavoratori. Il welfare aziendale rappresenta una delle risposte»

L’impianto di Cassino
Uno degli esempi più meritevoli di nota è l’impianto di Cassino, uno degli stabilimenti più avanzati che FCA ha in Italia e nel mondo. Realizzato nel 1972 per costruire la piccola Fiat 126, ha prodotto in 45 anni di attività più di 7,3 milioni di vetture, dalle storiche Fiat Ritmo e Tipo a modelli più recenti, come Croma, Bravo, Lancia Delta e Alfa Romeo Giulietta. E ora si appresta a essere un esempio vero di smart factory. L’impianto di Cassino è stato, infatti, scelto per la prima applicazione di una tecnologia che - in sostanza - consente il controllo delle operazioni sulla linea di produzione per mezzo di dispositivi mobili e/o indossabili. In questo modo gli operatori sono slegati dalla presenza fisica sulle linee e possono operare liberamente all’interno della fabbrica.