20 settembre 2019
Aggiornato 14:00
l'intervista

Legge anti-FlixBus, un paradosso italiano dove a perderci siamo tutti

La verità è che in questa ‘guerra’ giocata a colpi di manovre, emendamenti e leggi, a perderci sono quelli più piccoli, gli ‘impotenti’. Perchè FlixBus in Italia ha aiutato già 50 aziende e creato un migliaio di posti di lavoro

MILANO - Prima no, poi sì, poi di nuovo no. La «sentenza» è arrivata pochi giorni fa dal Senato, precisamente il 15 giugno: qui in Italia FlixBus, la piattaforma di bus low cost, non è ben accetta. Ed entro ottobre rischia di essere completamente al palo. Un vero e proprio «paradosso» tutto italiano che giunge dopo una serie di incongruenze legislative che non fanno altro che confermare quanto il legislatore sia lontano dal concepire i meccanismi che regolano i nuovi mercati, quelli che vedono l’innovazione come portatrice di occupazione e nuove possibilità.

Cosa blocca l’emendamento
«L’approvazione del nuovo emendamento inserito nella Manovrina non fa che ripristinare, di fatto, quello contenuto nel decreto Milleproroghe passato a febbraio, che già era stato cancellato dopo l’impegno del Governo a risolvere il problema», ci racconta Andrea Incondi, Managing Director di FlixBus Italia. L’emendamento limita ai soli operatori del trasporto, e non quindi piattaforme digitali, l’ottenimento dell’autorizzazione a operare le tratte interregionali. E FlixBus è una piattaforma digitale che si appoggia a un partner sul territorio e non un’azienda che svolge come attività principale quella del trasporto. Un vero e proprio colpo basso. E a nulla sono servite le sentenze del TAR che rigetta i ricorsi delle società concorrenti Marozzi, Liscio e Cotrab nei confronti di FlixBus. Nè tanto meno il parere contrario espresso da Agcom nei confronti dell'emendamento.

Chi perde con le leggi anti-FlixBus
Ma la verità è che in questa ‘guerra’ giocata a colpi di manovre, emendamenti e leggi, a perderci sono quelli più piccoli, gli ‘impotenti’. Non certo solo FlixBus che, per quanto promotrice di innovazione nel Belpaese, non vedrebbe di certo finire il suo successo in tutti gli altri Paesi in cui opera. E questo perché la società di Monaco di Baviera ha fatto leva sulle ditte di trasporto già esistenti, ammettiamolo, aiutandole anche a risollevarsi. E forse nessuno si chiede cosa sarebbe successo a queste imprese se non fossero mai entrate nella rete di FlixBus: «Grazie a un modello di collaborazione unico basato sul connubio di competenze tradizionali e tecnologiche, i nostri partner, di norma piccole e medie imprese di trasporto, hanno avuto la possibilità di sbarcare su un mercato internazionale altrimenti difficilmente accessibile e diversificare il proprio business - ha continuato Andrea -. Insieme a noi, la norma, penalizza le 50 aziende italiane che con noi hanno scelto di lavorare». Presso queste aziende, infatti, FlixBus ha già creato circa un migliaio di posti di lavoro, tra autisti, addetti alla manutenzione degli autobus e altro personale. «Inoltre a oggi - ci spiega Andrea - è stato generato un indotto significativo: basti pensare alle officine di manutenzione, alle imprese di pulizia, i distributori di benzina, i pedaggi autostradali, gli accessi alle autostazioni, gli alberghi per il pernottamento degli autisti fuori sede, le rimesse per gli autobus, e via dicendo».

Un danno per gli utenti
A restare penalizzati, inoltre, sono gli utenti che grazie all’aumento della concorrenza, all’apertura di nuove rotte e agli investimenti fatti sulle flotte dei veicoli, si sono visti abbassare le tariffe, hanno potuto usufruire di maggiori collegamenti e un miglioramento dei servizi, anche in termini di comfort. Solo in Italia FlixBus ha fatto viaggiare più di 3 milioni di persone, collegando ben 120 città. E i dati parlano chiaro. Secondo un’indagine dell’Autorità di Regolazione dei Trasporti («ART») la domanda in relazione al trasporto di linea su autobus a media e lunga distanza è cresciuta del 15-18% negli ultimi due anni e questo grazie a nuovi segmenti di clientela, alle applicazioni digitali che hanno modificato la struttura del settore e ai prezzi che nel 2015-2016 sono calati considerevolmente. L’entrata in gioco di FlixBus, inoltre, ha contribuito al consolidamento del settore, con un ampliamento dell’offerta in termini di relazioni servite, frequenze, autobus a minor impatto inquinante e servizi a bordo.

Cosa succede adesso
Ma cosa succede adesso? «Non intendiamo arrenderci a chi tenta di compromettere il beneficio di molti in nome degli interessi di pochi, e continueremo a batterci perché la certezza del diritto non venga a mancare, scoraggiando chi sceglie di investire in questo Paese. Confidiamo nel fatto che la tutela del libero mercato e di una concorrenza legittima che crea posti di lavoro e innovazione prevarrà, e ci adopereremo affinché agli utenti sia garantito il diritto di beneficiare di una sana competizione e non di assistere a una guerra a colpi di emendamenti di cui nessuno si riconosce la paternità. Se qualcuno ritiene che occorra rivedere la normativa diciamo che questo deve essere fatto in modo complessivo, non con blitz parlamentari che lisciano il pelo alle corporazioni del paese senza produrre alcun beneficio per nessuno - conclude Andrea -. Si faccia un ragionamento serio, trasparente, in sede istituzionale: se ci sarà questa possibilità noi saremo presenti. Diversamente ci opporremo in ogni modo ad una così palese violazione del diritto, della concorrenza e del buon senso».