5 aprile 2020
Aggiornato 01:30
cyber security

Blok, il box in alluminio per proteggersi dagli attacchi hacker

Block è un ccessorio che serve a schermare gli apparecchi sempre più potenti e quindi nocivi, nonché vulnerabili alle intrusioni. E' in crowdfunding sulla piattaforma Kickstarter

VENEZIA – Parte da una giovane startup del Veneto l’iniziativa per difendersi concretamente dagli hacker e dalla violazione della privacy personale. L’innovativa protezione si chiama Blok ed è un accessorio che serve a schermare gli apparecchi sempre più potenti e quindi nocivi, nonché vulnerabili alle intrusioni.

Un box in alluminio contro gli attacchi
Mentre si discute a livello mondiale sui danni dell’attacco hacker senza precedenti dei giorni scorsi, e sui rischi che comporta, soprattutto sui bambini, l’esposizione alle onde emesse da telefoni e tablet, e quindi su come arginare i due fenomeni, 5 giovani veneti hanno così messo a punto una custodia in alluminio, un accessorio semplice, ma molto efficace per schermare smartphone e tablet, rendendoli  anche irrintracciabili ed inaccessibili dall’esterno. Si chiama Blok e la sua tecnologia deriva direttamente dagli apparati professionale in uso agli ospedali, ai laboratori di ricerca, alle forze armate.

Evita lo stalking
La caratteristica principale è la doppia funzione, cioè la possibilità di schermare parzialmente, eliminando le onde nocive, ma lasciando attive, tutte le funzioni del telefono e quella appunto che blocca ogni comunicazione. La custodia Blok permette una perfetta schermatura dei telefoni quando è necessaria la privacy, ma soprattutto consente di evitare un fenomeno dilagante, cioè lo stalking via web, che ha superato quello tradizionale, ed è anche dotato di una power bank per ricaricare contemporaneamente i telefoni.

In crowdfunding su Kickstarter
Ideatore del progetto è Giuliano Stochino Weiss, laureando in relazioni internazionali, con esperienze alle Nazioni Unite, nel settore della sicurezza, e della privacy personale, con lui il fisico, Sebastiano Forner, che ha curato gli aspetti tecnici e i test di laboratorio. Ai due si aggiunge poi la componente femminile: Maria Scarogni, coodinatrice del progetto, Veronica Spano, responsabile del design, e Roberta Paulon che si occupa del marketing. Un progetto a cui i 5 hanno lavorato per molti mesi, e che ora è stato lanciato, per la raccolta fondi, sulla piattaforma americana di crowdfunding Kickstarter perché il problema ha una rilevanza mondiale e non solo limitata ad un solo paese.

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