24 giugno 2017
Aggiornato 22:46
osservatori

Il ritardo digitale non è dei cittadini, ma delle aziende e della Pubblica Amministrazione

i fronte a questa evoluzione digitale che sta coinvolgendo sempre più i cittadini, le strutture si ritrovano in netto ritardo, nel 65% dei casi ciò è determinato da limitate risorse economiche, nel 50% da una carenza di risorse umane

Il ritardo digitale non è dei cittadini, ma delle aziende e della Pubblica Amministrazione
Il ritardo digitale non è dei cittadini, ma delle aziende e della Pubblica Amministrazione (Shutterstock.com)

MILANO - Si fa presto a dire che il digitale in Italia non decolla perché gli italiani ne hanno paura. Che siamo un popolo restio ai cambiamenti, tradizionalista, ancorato con radici ben fitte alla cultura passata dove il telefonino, davvero, serviva solo per fare chiamate urgenti quando ci si trovava fuori casa. E se non fosse, esattamente, un problema di popolazione, ma di aziende ed organizzazioni?

L’utente non ha più paura dell’innovazione
Il rapporto 2016 Cotec-Chebanca sulla cultura dell'innovazione a cura del Censis presentato all'Edison Innovation Week circa un anno fa scattava la fotografia di un’Italia ancora molto impaurita dall’innovazione, seppur consapevole del suo potenziale e incredibilmente sedotta da tutte queste ‘startup innovative’. Una dote, innata, secondo i nostri compaesani, quella dell’attitudine a innovare, vista più come una dote che una competenza che s’impara nel tempo. Nell’ultimo anno le cose, però, sono un po’ cambiate, se non altro dal lato utente. Accediamo da Internet molto più di quanto non lo facciamo da desktop e questo sta a significare che abbiamo implementato l’uso dello smartphone e applicazioni connesse, soprattutto quando siamo in mobilità.

Quando il ritardi è della PA
I dati più interessanti, però, arrivano da uno dei settori più complicati, quello sanitario, che vale la pena prendere in considerazione. Già, perché secondo le analisi effettuate dagli Osservatori del Politecnico di Milano, non sono tanto i cittadini a essere in ritardo a livello digitale, ma la pubblica amministrazione (o le aziende). Il cittadino, infatti, accede sempre più ai servizi sanitari attraverso strumenti digitali (32%), prenota visite ed esami tramite internet (22%), riceve promemoria per controlli medici tramite app o mail (18%). Insomma, è digitalizzato. E fa uso di applicazioni soprattutto per tenere sotto controllo il proprio stile di vita, da quelle monitorano gli allenamenti, contano i passi, le calorie assunte o il sonno.

(Credits photo courtesy of Osservatori.net)

Cittadini e medici digitali
Se i cittadini sono diventati più digitali anche i medici hanno seguito questa tendenza. Usano applicazioni per consultare informazioni o copie elettroniche di report e articoli, oppure per per identificare i fattori di rischio. Fanno uso dei servizi digitali soprattutto per la formazione, con quiz e simulazioni. E se comunque non ne fanno un uso massiccio, ne sono comunque notevolmente interessati.

(Credits photo courtesy of Osservatori.net)

Strutture obsolete
Di fronte a questa evoluzione digitale che sta coinvolgendo sempre più i cittadini, le strutture si ritrovano in netto ritardo, nel 65% dei casi ciò è determinato da limitate risorse economiche, nel 50% da una carenza di risorse umane. Mettici poi la scarsa cultura digitale degli operatori sanitari (34%) e infrastrutture logistiche e tecniche che poco si adattano al digitale e alla rete internet e hai creato una barriera d’ingresso all’innovazione, laddove, anche quando il cittadino è digitale, si ritrova a non poter trovare negli ambienti fisici quella esperienza utente che potrebbe avere se questi fossero dotati di strutture tecnologiche e digitali all’avanguardia.

(Credits photo courtesy of Osservatori.net)

L’utente vuole la tecnologia nei luoghi fisici
Questo mancato adeguamento delle strutture all’utente sempre più digitale non riguarda solo il settore sanitario, ma - cosa più preoccupante -  attiene a buona parte dei mercati italiani, anche a quello retail che, per sua natura, dovrebbe essere più propenso alla digitalizzazione dei processi. I negozi fisici, tuttavia, non sono dotati di dispositivi tecnologici che facilitano l’interazione con il cliente (sensori, ad esempio), cliente che ha sempre più bisogno di effettuare esperienze digitali anche nei punti fisici. Nei supermercati cerca le casse automatiche, codici applicati ai prodotti che possano dargli in tempo reale, sullo smartphone, le informazioni che cerca. E vuole pagare online, in modo facile, veloce. Senza pensieri. Il divario tra azienda (o struttura pubblica) e cittadino digitale va colmato se le piccole medie imprese vogliono sopravvivere. Sempre che ci sia ancora tempo, aggiungerei.