20 gennaio 2022
Aggiornato 14:00
in crowdfunding su eppela

Tinkidoo, come educare i bambini alle competenze digitali

Tinkidoo offre un box dove, oltre allo smart toys vero e proprio (giocattolo educativo), ci sono tutta una serie di servizi: video lezioni online, ebook, contenuti multimediali e due ore di sessioni individuali con gli educatori di Tinkidoo

NAPOLI - Per creare una Nazione che funzioni e che sia competitiva nei confronti del resto del mondo e che guardi al digitale serve un popolo che di digitale ne sappia e di questo si impasti le mani e la mente. Verso un futuro che parla di tecnologia e nuovi modelli di produzione, la lotta alla competitività si gioca sul piano della formazione: delle generazioni attuali che devono rimodellare la propria visione, ma soprattutto delle generazioni future, dei bambini a cui sarà chiesto di mettersi in gioco domani. Robotica, coding e tutte le competenze digitali utili a sviluppare un approccio che guardi lontano, verso il futuro. Ed è proprio dalla formazione che parte Tinkidoo Academy Lab, la prima piattaforma di Education As A Service per la diffusione delle competenze digitali attraverso gli smart toys, per bambini dai 3 ai 15 anni.

Tutti possono diventare educatori
L’Academy Lab nasce per consentire a tutti di scegliere come approfondire i temi del coding, della robotica, delle competenze digitali e farlo usando una piattaforma digitale con contenuti sempre disponibili e fruibili anche da mobile. In questa ottica tutti possono diventare educatori e insegnare un nuovo approccio alle digital skills, genitori, designer, maker, programmatori e operatori dell’infanzia. «Quando ho comprato il primo smart toys - ci racconta Sonia China, CEO di Tinkidoo - me ne sono subito innamorata. Non tanto per l’oggetto in sé, quanto piuttosto per l’approccio che permetteva di creare nell’apprendimento delle competenze digitali. Abbiamo cominciato ad usarlo con i bambini e più passava il tempo più vedevamo risultati positivi tanto che erano gli stessi bambini a insegnare a noi delle nuove competenze. Nell’arco di poco tempo abbiamo capito che dovevamo portare questo metodo online affinché potesse avere una diffusione più capillare ed esponenziale».

Il crowdfunding per fare cultura
Già, una diffusione esponenziale e capillare. Perché mai come in questo caso la formazione, quando parliamo di digitale, è soprattutto culturale. Ciò che deve mutare è la consapevolezza, la visione di un futuro in cui cambiano le metodologie, non solo nelle materie che sono insegnate, ma anche nel modo in cui queste vengono insegnate. Ed è anche per questo, per fare cultura e diffondere un nuovo metodo che Sonia e il suo team hanno deciso di finanziarsi (in parte) attraverso il crowdfunding. E’, infatti, partita in questi giorni una campagna con PostepayCrowd, il programma di raccolta fondi online, in mentorship, di Postepay con Eppela con un traguardo di 10mila euro. «Come startup abbiamo sia un percorso di puro marketing con finanziamenti di venture capital sia un piano di finanziamento attraverso il crowdfunding - ci racconta Sonia -. Come azienda abbiamo un impatto anche sociale e pensiamo che le due anime non debbano essere separate. Ciò che dobbiamo fare è diffondere una cultura attraverso il racconto di un’idea che sa di passione, amore verso le nuove generazioni e di importanza del digitale. Il crowdfunding ti permette di creare un canale emozionale attraverso cui veicolare l’idea. Non abbiamo fatto crowdfunding necessariamente per ottenere fondi, ma perché il più alto numero di persone potesse venire a conoscenza di questo progetto. Stiamo riscuotendo il credito di un anno e mezzo di lavoro focalizzato soprattutto sulla creazione dei rapporti offline». Già, perché per fare una campagna di crowdfunding di successo, è importante costruirla. Costruirla prima, nella realtà, attraverso una rete di conoscenze che, poi, online, decidano di supportarti. E sì, il supporto e la diffusione che permette di dare all'idea una campagan di crowdfunding è davvero eccezionale.

Un nuovo modo di imparare le competenze digitali
Tinkidoo offre di fatto un box, dove oltre allo smart toys vero e proprio (giocattolo educativo), ci sono tutta una serie di servizi: video lezioni online, ebook, contenuti multimediali prodotti su una delle piattaforme più innovative per il microlearning dagli instructional designer della startup e due ore di sessioni individuali con gli educatori di Tinkidoo. «Quello che facciamo è orientare l’acquisto in base alle esigenze di chi insegna e di chi deve imparare - ci racconta Sonia - il nostro progetto nasce dall’esperienza dei workshop con i bambini, genitori ed educatori. La relazione è quindi la chiave della nostra offerta. Per questo accompagnamo all’utilizzo dei prodotti attraverso sessioni con gli educatori». La startup offre anche un piano di formazione aziendale con workshop orientati a sviluppare le competenze digitali di tutta quella forza lavoro che oggi, a seguito della digitalizzazione delle imprese, si trova a dover rivedere e rivoluzionare la propria mansione. Anche in questo caso l’apprendimento è importante e Kinkidoo prevede un approccio differente rispetto ai bambini, ma comunque funzionale all’apprendimento delle soft e digital skills.

Il futuro
«I nostri obiettivi sono far crescere la community di educatori formati affinché possa crearsi un rete su tutto il territorio - conclude Sonia - e perfezionare la prototipazione di altri 200 smart toys». Sonia e il suo team hanno le idee chiare e la parola d’ordine è, chiaramente, scalabilità. Ma la cosa più importante è l’approccio. Come in tutte le cose. E Tinkidoo, di approccio, ne ha da vendere.