11 maggio 2021
Aggiornato 16:00
Gammaforum

Laura Orestano: «Open Innovation è prima di tutto inclusione sociale»

Laura Orestano è amministratore delegato di SocialFare, il primo Centro per l’Innovazione Sociale in Italia: «L'open innovation è soprattutto apertura sociale verso una collaborazione dal basso più massiccia»

Questo è l'ottavo appuntamento settimanale dove noi di Diario Innovazione e l'associazione GammaDonna sviscereremo nel profondo il tema dell'open innovation e la capacità delle aziende di aprirsi ai nuovi processi culturali e produttivi.

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TORINO - Innovare partendo dal basso, perché fare open innovation significa prima di tutto aprire le porte ai cittadini per costruire una vera inclusione sociale. E’ un po’ questo il pensiero cardine di Laura Orestano, amministratore delegato di SocialFare, il primo Centro per l’Innovazione Sociale in Italia, membro dell’8° Forum Nazionale dell’Imprenditoria Femminile e Giovanile in programma il 10 novembre a Milano e organizzato dall’associazione GammaDonna.

Le sfide sociali
Una vita lavorativa trascorsa all’interno delle grandi multinazionali, quella di Laura, sempre con gli occhi puntati all’innovazione, quella che un tempo era interna e che, oggi, si sta facendo via via più aperta nei confronti delle nuove generazioni. Contesti che cambiano, città che seguono l’innovazione tecnologica e si muovono con essa, sfide sociali importanti come la disoccupazione, l’immigrazione e il problema delle classi più deboli. Sono queste le sfide sociali a cui l’innovazione è chiamata a dare delle risposte. «Abbiamo bisogno di un’innovazione fatta di energia rinnovabile umana, di nuovi modelli economici più aperti alla collaborazione dal basso - ci racconta Laura -. Grazie a SocialFare ci siamo resi conto che molti giovani erano pronti a dare delle risposte ai grandi problemi sociali dei nostri tempi. Risposte innovative che non possono più arrivare dai modelli tradizionali ormai obsoleti. Pensiamo ai flussi migratori, al popolo dei Neet, alle periferie urbane, non solo come sfide sociali da risolvere, ma come una grande opportunità per il nostro paese e per le nostre imprese che possono fare qualcosa».

Modelli più inclusivi
Se le sfide aumentano, allora c’è bisogno di modelli più inclusivi dove i vari now how che arrivano da più persone possano collaborare e contaminarsi a vicenda. «Siamo un Paese dotato di un patrimonio culturale, artistico e paesaggistico che tutti ci invidiano - continua Laura -. Abbiamo anche qui bisogno di soluzioni nuove per valorizzarlo. l’Italia ha estremamente bisogno di un’innovazione di sistema, soprattutto nei modelli istituzionali, che ad oggi non risultano essere più soddisfacenti».

Innovazione di genere
L’open innovation come inclusione, un’inclusione che non può prescindere dal ruolo della donna, all’interno dell’impresa. «Open innovation significa anche apertura di genere - afferma Laura -. Non solo perché la donna fa ancora parte di quelle categorie emarginate, ma soprattutto per l’apporto che essa può dare ai nuovi modelli di business. Il ruolo della donna è fondamentale per un’innovazione nella soluzione dei problemi. E lo è per l’approccio più inclusivo e sensitivo che è in grado di dare proprio a livello genetico». Una posizione, quella della donna, che emerge soprattutto quando si investigano i settori sociali: «Il sociale è intriso di donne - conclude Laura - e sicuramente questo approccio non può fare altro che dare una linfa nuova al nostro Paese».