22 ottobre 2019
Aggiornato 18:30
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Open innovation, Barberis (Protocube): «Non abbiate paura di cedere parte dell'azienda se volete crescere»

Ha fondato la sua società Protocube acquisita in parte poi dal gruppo Replay. Una storia imprenditoriale importante che può aiutare tutti i giovani di oggi

Questo è il quarto appuntamento settimanale dove noi di Diario Innovazione e l'associazione GammaDonna sviscereremo nel profondo il tema dell'open innovation e la capacità delle aziende di aprirsi ai nuovi processi culturali e produttivi.

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TORINO - «Fare open innovation è un passaggio quasi obbligato per crescere, i giovani imprenditori non devono avere paura di cedere parte della propria idea, perché lo fanno per il bene del loro progetto». A parlare è Alberto Barberis, presidente del Gruppo Giovani Imprenditori di Torino, Ceo e Cofounder di Protocube Reply - soluzioni 3D integrate, che parteciperà all’ottavo Forum Nazionale dell’Imprenditoria Giovanile e Femminile organizzato da GammaDonna, come membro del Comitato di Progetto. Una storia di successo e di open innovation, la sua, che parte dalla passione per la tecnologia e per l’imprenditoria italiana.

Il sogno di Protocube
Dopo una laurea al Politecnico di Torino in Ingegneria Edile e un lavoro per una società nella quale si occupava di appalti per lavori pubblici, Alberto, insieme a Daria Tirone e Leonardo Peretti, si addentra nel mondo delle tecnologie 3D. «Io e mie soci, scoprendo le stampati 3D, ci siamo subito innamorati - ci racconta Alberto -. Eravamo tutti e tre accomunati dall’amore per le tecnologie e abbiamo pensato di creare una soluzione per offrire all’attività imprenditoriale un servizio di moderazione e stampa 3D in ambito creativo, nel settore dell’architettura e del design dove ancora mancava l’apporto di questa nuova tecnologia». E’ così che parte la loro startup Protocube che, come tutte le startup, inizialmente arranca e va alla ricerca di fondi.

Servizi per le aziende
Fondi che arrivano grazie alla partecipazione a StartCup Piemonte e Valle d’Aosta dove il team riesce a racimolare i primi fondi per cominciare l’attività imprenditoriale. «Abbiamo incominciato questo percorso circa 11 anni fa con l’entusiasmo e l’incoscienza giovanile - racconta Alberto -, ma è stata proprio quella tenacia a farci raggiungere i risultati di oggi. Oggi la nostra attività di business core si è evoluta e Protocube è una società che sviluppa tecnologie 3D per aziende, per l’ottimizzazione dei processi aziendali, la digitalizzazione delle pmi e delle imprese dell’industria 4.0».

Offrire le soluzioni a un problema
Un’attività che per certi aspetti può sembrare semplice, ma - di fatto - non lo è. E non lo è soprattutto poiché il contesto imprenditoriale italiano ancora manca di un’informazione adeguata sulle nuove tecnologie e i loro ambiti di applicazione. «Da un lato c’è molta curiosità - ci spiega Alberto -, dall’altra, la scarsa conoscenza dell’innovazione tecnologica fa sì che gli imprenditori siano molto diffidenti e smarriti. La chiave sta nello spiegare loro non tanto la tecnologia in sé, ma come questa può essere la soluzione a un loro problema. Di fatto, ai nostri clienti, noi vendiamo la soluzione a un problema, cosa che dobbiamo dimostrare concretamente, e non la tecnologia in sé».

Cedere parte del progetto
Ma la storia di Alberto e di Protocube è anche una storia di acquisizione, perché la sua società è entrata da sei mesi nel gruppo Replay, multinazionale che ha contribuito alla loro crescita e alla loro espansione sul mercato. «Eravamo arrivati a un punto dove da soli non riuscivamo a sostenere gli investimenti necessari per la crescita, ma volevamo crescere e abbiamo accettato l’acquisizione di alcune quote da parte di Replay - dice Alberto -. E’ stata una scelta ponderata, ma che rifarei perché ha permesso al mio progetto di crescere. Anche se a livello percentuale ho una quota più piccola di prima, questa, di fatto, vale molto di più». In un tessuto imprenditoriale che cambia a volte si fa fatica a cedere parte del proprio progetto, ma sembra essere un passo quasi obbligato per molte startup. «Si parla tanto di startup, ma si dovrebbe cercare di fornire davvero a quelle che valgono delle opportunità concrete per la crescita e abbandonare questa gestione protettiva dell’azienda per farsi che sia possibile intercettare anche il mercato internazionale».

La collaborazione tra startup e aziende
Alberto Barberos è anche presidente del Gruppo Giovani Imprenditori di Torino, un’organizzazione che si occupa di fornire alle startup delle opportunità di crescita attraverso il networking e la collaborazione con importanti aziende del territorio torinese. «C’è bisogno di unire due mondi che ancora si parlano poco, quello delle startup e quello delle aziende consolidate perché le partnership possono essere davvero importanti. Ed è quello che cerchiamo di fare».