2 dicembre 2020
Aggiornato 19:30
Internet of things

TreeVoice, la startup che salva gli alberi con i Big Data

Attraverso l'analisi dei Big Data, TreeVoice è in grado di prevedere la caduta degli alberi nelle città fornenzo un'indagine preventiva che facilita anche il risparmio delle risorse

ROMA - Un dispositivo in grado di «dare voce agli alberi», che sia capace di monitorare attentamente il loro stato di salute e, pertanto, impedirne preventivamente il cedimento, soprattutto negli agglomerati urbani dove la caduta improvvisa degli alberi che fiancheggiano i viali può diventare effettivamente molto pericoloso per i cittadini. E’ questa TreeVoice, startup romana che - attraverso l’uso dei Big Data - si pone proprio come obiettivo quello di prevenire la caduta degli alberi in città. Abbiamo fatto quattro chiacchiere con Sara Loi, membro del team, per saperne un po’ di più.

Com'è nata l'idea di TreeVoice?
Treevoice nasce da uno startup weekend a Roma, un evento che unisce aspiranti imprenditori e idee in location suggestive. In questo contesto abbiamo conosciuto Gianni Alessandroni e la sua ambiziosa idea di «salvaguardare gli alberi dai possibili cedimenti». Durante il brainstorming il team si è chiesto: com’è possibile che nelle città gli alberi (che ricordiamo essere gli unici alleati contro l'inquinamento) collassano senza che nessuno faccia qualcosa prima che si verifichi l’evento? Con tutta le tecnologia che abbiamo a disposizione basterebbe davvero poco per rendere questi giganti delle risorse preziose per il nostro benessere. Per questo motivo abbiamo deciso di sviluppare Treevoice, un dispositivo in grado di «dare voce agli alberi», monitorare lo stato di salute, eseguire un’analisi predittiva dei dati e di anticipare eventuale cedimenti. In pratica tutto il progetto punta sulla prevenzione.

In che cosa consiste la vostra tecnologia e quali sono gli effettivi ambiti di applicazione?
Treevoice è un sistema IOT costituito da due componenti, uno hardware e uno software. La parte hardware è composta da alcuni sensori da applicare negli alberi, una volta posizionati cominciano ad apprendere le informazioni e ad inviarle ad un gateway attraverso una connessione 3G/4G, fino ad immagazzinarle in una infrastruttura cloud. La parte software è costituita da una piattaforma che offre la possibilità di leggere i dati, sia quelli in Real-Time sia quelli Storici, con uno spazio storage illimitato. Il Deep analytics aiuta il cliente a gestire l’enorme volume di dati, rivelando trend ed eventuali anomalie attraverso l’utilizzo di grafici e dashboard. Questo sistema è in grado di offrire una manutenzione predittiva, risparmiare energia e risorse, migliorare l'utilizzo delle infrastrutture e identificare risparmi operativi. Un altro punto di forza è il «Real-Time Alerting» offriamo la possibilità di configurare degli alert i in tempo reale. Treevoice è in grado di operare in tutti quei settori orientati alle misurazioni ambientale. Del portafoglio di sensori che abbiamo intenzione di sviluppare in questi mesi, all'interno di Tim #wcap (il programma di accelerazione a cui stiamo partecipando) daremo particolare importanza al sensore di vibrazione: use case prevenzione caduta alberi e use case prevenzione caduta pali.

Quali sono i vostri obiettivi futuri?
Nel corso dei primi 4 mesi  il team si propone di creare tutta l’infrastruttura di gestione dei Big data. Un ulteriore obiettivo è quello di dare vita ad una fitta rete di sensori in grado di scambiarsi informazioni, questi ci consentiranno non solo di monitorare lo stato di salute degli alberi, ma anche  di monitorare l’intero territorio in tempo reale, nel contesto urbano significa  avere un quadro complessivo della qualità dell’aria delle zone in cui viviamo.

Qual è, secondo voi, la cosa più difficile quando si fa startup?
Quando si fa startup la parte più difficile è saper cogliere le giuste opportunità, trovare un team in linea con gli obiettivi, creare il giusto network e trovare i primi clienti. In un mercato in continua evoluzione aggiungerei, tra le tante difficoltà, anche quella di creare un buon business model capace di tener testa agli innumerevoli concorrenti.

La vostra è una startup applicabile alle smartcity, secondo voi in che città vivremo tra 10 anni?
Tra 10 anni saremo 8,5 miliardi di persone nel mondo, concentrate principalmente nelle aree urbane, questo dato ci deve far riflettere. E’ dunque opportuno sfruttare le tecnologie a disposizione per dare vita a dei veri ecosistemi sostenibili, in grado di creare sistemi intelligenti atti ad offrire una qualità della vita ottimale. Nel futuro prossimo le città saranno quindi, inevitabilmente, sempre più connesse perché dovranno offrire al cittadino un maggiore controllo e sicurezza del luogo in cui vivono. Noi vogliamo far parte di questo futuro, adesso.