16 gennaio 2021
Aggiornato 04:00
tra ricchi e poveri

Il digital divide sta nell'uso della Rete e non nel suo accesso

I ragazzi poveri e ricchi hanno approssimativamente le stesse opportunità di accesso alla Rete. Cambia l'utilizzo che ne fanno e, da qui, le opportunità che possono avere nel loro futuro

ROMA - Se pensavate che il digital divide fosse un abisso tra ragazzi ricchi e poveri vi sbagliavate di grosso. Stando ai dati emersi da uno studio dell’Organizzazione per la Cooperazione e Sviluppo Economico, i teenager passano davanti a computer, smartphone e tablet approssimativamente la stessa quantità di tempo. E questo accade in quasi tutto il mondo (il report ha analizzato 40 nazioni). Del resto, vi sarà capitato, durante i vostri viaggi in Paesi in via di sviluppo, di imbattervi in famiglie dal reddito basso, un’abitazione piuttosto scarna, ma con appeso al muro il televisore di ultima generazione. segno questo che le tecnologie, oggi, sono un po’ alla portata di tutti.

I teenager usano la rete in modo diverso
Ciò che cambia, invece, è il modo in cui queste tecnologie vengono usate dai teenager. I ragazzi ricchi sono più propensi a usare il web per cercare informazioni, leggere le notizie e aggiornarsi, mentre quelli provenienti da famiglie con un reddito più basso, online tendono a usare le chat, i giochi o a guardare i video. In questo senso si può ipotizzare un digital divide notevole anche quando ci sono le partite di accesso alle nuove tecnologie. I dati per lo studio sono stati raccolti come parte del programma Ocse per misurare l’apprendimento degli studenti nei vari paesi (Indagine PISA), che si rivolge ai ragazzi dai 15 anni in su e analizza il livello di avanzamento in matematica, scienze e lettura.

Il vero digital divide
Il dato più sorprendente è che i ragazzi provenienti da Paesi più svantaggiati, in alcuni casi hanno addirittura trascorso più tempo online rispetto a quelli provenienti da Paesi più ricchi. Nei Paesi nordici, oltre il 98% dei bambini più poveri ha accesso a internet a casa. La situazione cambia, invece, in Paesi come Turchia e Messico, dove buona parte dei teenager ha accesso alla Rete solo all’interno della propria scuola.

Meno consapevolezza
Ciò che i ragazzini cercano su Internet, però, dipende in stretta misura dal loro status socio-economico. Non è vero quindi che pari accesso a Internet significa pari opportunità. da sempre si considera la Rete come un vero e proprio potere informativo: avere accesso a Internet significa avere conoscenza. E questo è vero, ma solo in parte. La Rete diventa utile per migliorare la propria informazione, posizione lavorativa solo se la si utilizza a tale scopo. I ragazzini dei Paesi più poveri, infatti, usano Internet prevalentemente per giocare, essendo meno consapevoli delle opportunità che possono celarsi davvero dietro a un computer