21 marzo 2019
Aggiornato 09:00
progetto hypatia

Troppe poche donne in tecnologia, arriva il progetto Hypatia

Per incoraggiare le donne a seguire una carriera scientifica nasce il progetto Hypatia affinchè le nuove generazioni possano imparare fin da giovani ad approcciarsi alle tematiche Stem

Donne e tecnologia
Donne e tecnologia Adobe Stock

ROMA - Da una parte il gap tecnologico che lascia l’Italia tra i fanalini di coda per ciò che attiene alle figure professionali digitali, dall’altra ancora pochissime donne che si affacciano al settore delle tecnologie e della scienza e che intendono intraprendere un percorso lavorativo in questa direzione. In Italia, solo il 15% delle quindicenni sogna di avere una carriera scientifica: e ragazze che all’università scelgono discipline Stem (Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica) sono meno dei ragazzi, mentre se si guarda al numero dei neolaureati usciti da facoltà come informatica e ingegneria, le donne rappresentano poco più del 20% del totale.

Poche donne con carriera scientifica
Se in Europa le cose sembrano andare un po’ meglio con il 40% di donne tra scienziati e ingegneri, in Italia la percentuale di donne che occupano una posizione tecnico-scientifica è tra le più basse dei paesi Ocse, il 31,7 contro il 68,29% degli uomini: in sostanza ci sono 2,15 uomini per ogni scienziata o ingegnere femminile. I dati diventano ancora più negativi se si pensa al gap relativo alle figure professionali digitali, richieste dalle imprese, le quali, tuttavia, non riescono a trovare personale formato ad hoc e competente. A tal proposito l’Unione Europea ha stimato che nel 2020 ci saranno 850mila posti di lavoro non coperti per insufficienza di competenze digitali.

Il progetto Hypatia
Eppure le donne che scelgono di affidare la propria vita alla tecnologie e alle discipline scientifiche ci sono e vanno incoraggiate. A questo scopo nasce il progetto Hypatia, che si ispira alla matematica e astronoma greca diventata con la sua storia il simbolo di istruzione e conoscenza. Da una parte attrarre l’interesse degli adolescenti, cin focus sulle ragazze, verso lo studio e la scelta delle professioni Stem, dall’altra supportare l’orientamento verso queste materie, in modo da eliminare le disuguaglianze e favorire la parità dei sessi e, soprattutto, delle opportunità. «Più si sale in alte - ci raccontava Jasmina Tesanovic in un’intervista sul progetto Jasmina - più le posizioni di potere sono ricoperte da uomini. Ma le donne sono creative, si approcciano alla vita in modo diverso e possono apportare soluzioni alternative rispetto alle vision degli uomini». Già, perché è anche una questione di creatività. Quella che nelle donne è, spesso, molto spiccata, anche nell’approccoio al problem solving. Punto fondamentale è cambiare il modo in cui le scienze vengono comunicate. Per questo il progetto prevede la realizzazione di un kit di strumenti con attività innovative, attraverso il quale gli insegnanti e gli altri stakeholder coinvolti (ricercatori, professionisti delle aziende, amministratori, policy maker ed educatori museali) possono aiutare i ragazzi ad esplorare le diverse opportunità e competenze che le carriere Stem offrono.

Come hub il Museo della Scienze e della Tecnologia di Milano
In Italia il coordinatore del progetto è il Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano: questo fungerà da hub per studenti, insegnanti e associazioni. Lo scopo è raggiungere 250.000 studenti e 50.000 insegnanti, creando con loro una didattica collaborativa che sfrutti al meglio le potenzialità degli spazi scolastici e museali.