29 settembre 2020
Aggiornato 23:00
seminare alberi con i droni

BioCarbon Engineering, droni per combattere la deforestazione

Usare la tecnologia e la produzione industriale per combattere la deforestazione. E' l'obiettivo di BioCarbon Engineering, un progetto che mira a ripopolare il mondo di alberi attraverso l'utilizzo dei droni

NEW YORK - Nel futuro gli alberi nasceranno grazie ai droni. Niente strane tecnologie o ricerche. L’idea arriva da un ex ingegnere della NASA, Lauren Fletcher, secondo cui i droni potrebbero essere usati per piantare 1 miliardo di alberi ogni anno per un totale di 500mila ettari nel giro di 5-7 anni. Obiettivo? Contrastare la piaga della deforestazione, in primis in Africa e nella foresta Amazzonica.

Droni per combattere la deforestazione
Il motto del progetto - BioCarbon Engineering - peraltro, parla chiaro: «We are going to counter industrial scale deforestation using industrial scale reforestation», contrastare la deforestazione su scala industriale puntando sulla riforestazione su scala industriale e con l’aumento esponenziale delle nuove tecnologie non pare essere poi così una chimera. In più, l’utilizzo dei droni, potrebbe rappresentare una soluzione alquanto precisa in grado di consentire un aumento vertiginoso del numero di alberi piantati, peraltro a un costo molto basso, giacché la manodopera sarebbe decisamente ridotta ai minimi termini.

Droni per monitorare la crescita degli alberi
Di fatto l’idea parte da una mappatura della zona su cui intervenire messa a punto proprio dai droni. Le mappe in 3D permettono agli esperti di organizzare il modo in cui gli alberi debbono essere piantati, la distanza e a seconda delle condizioni del terreno. I droni guidati a distanza trasporteranno poi dei baccelli con al loro interno i semi germinati immersi in un gel ricco di sostanze nutritive, e voleranno a un’altezza di soli 1 o 2 metri rilasciando i baccelli medesimi, ovviamente biodegradabili, a terra, permettendo ai semi di ancorarsi perfettamente al terreno. I droni saranno poi utilizzati anche in un secondo momento per monitorare la salute dei germogli. Il primo progetto di questo tipo potrebbe essere sperimentato a breve in Sudafrica e le prospettive sono ottime.