30 novembre 2022
Aggiornato 00:30
Ricerca scientifica

Le «scimmie virtuali» riscrivono Shakespeare

Esperimento con generatore virtuale di stringhe

LONDRA - La tesi è un classico del calcolo della probabilità: dato un numero infinito di scimmie e un numero infinito di macchine da scrivere su cui battere a caso, aspettando abbastanza a lungo i quadrupedi finirebbero per riprodurre le opere complete di William Shakespeare.

Come riporta il sito della BBC, il programmatore statunitense Jesse Anderson ha messo alla prova la tesi grazie ad alcuni milioni di «scimmie virtuali», ovvero dei generatori di stringhe random di nove caratteri: se queste risultano presenti nelle opere del Bardo di Avon vengono conservate, altrimenti sono scartate. Per facilitare ulteriormente le cose le stringhe non contengono spazi né segni di punteggiatura: la prima opera ad essere «completata» in tal modo è stato il sonetto A lover's complaint.

Tuttavia il procedere per gradi conservando tutte le stringhe «giuste» costituisce una scorciatoia piuttosto scorretta: se si dovesse ottenere un libro tutto di seguito occorrerebbe attendere un tempo molto, molto più lungo dell'età dell'Universo: «Vi sarebbero innumerevoli tentativi falliti per un solo carattere, poi per due caratteri e così via; tutti i libri più corti di quello in esame poi apparirebbero prima, innumerevoli volte», spiega il matematico Ian Stewart.

In un altro tentativo virtuale del 2003 miliardi di anni di «tempo-scimmia» erano riusciti a produrre solamente parte di un verso dell'Entrico IV; quanto all'unico tentativo di mettere fisicamente una tastiera in una gabbia di macachi, si è concluso dopo un mese con cinque pagine contenenti la lettera «s» - e una tastiera rotta.