6 dicembre 2021
Aggiornato 21:00
Terremoti

Ingv: lo sciame sismico dei Monti Reatini iniziato nel 2009

«Prevedere terremoti è un azzardo. Serve prevenzione. Ridottissime le percentuali in cui ad uno sciame segue una forte scossa»

ROMA - Quello che interessa i Monti Reatini, a cavallo tra la provincia di Rieti e quella dell'Aquila, è uno sciame sismico che si è attivato a luglio 2009, stamattina le quattro scosse in sequenza: la prima alle 5 di magnitudo 3.4, poi la più forte di magnitudo 3.6 alle 9.12 a 8,6 chilometri di profondità con epicentro nei comuni di Borbona, provincia di Rieti, e nei comuni aquilani di Cagnano Amiterno, Capitignano, Montereale; infine, altre due repliche alle 13.45 di magnitudo 2.3, e alle 14.06 di magnitudo 3.3.

«Quello che interessa la zona del reatino, zona normalmente sismica, è un sciame sismico - spiega Alberto Michelini, funzionario della sala sismica dell'istituto nazionale di geofisica e vulcanologia Ingv e dirigente di ricerca - che si è attivato a partire da luglio 2009. All'inizio è stato caratterizzato da una serie di numerose scosse e abbastanza vigorose, fino a sfiorare magnitudo quattro, dopo di che, da ottobre 2009, la sequenza si è progressivamente attenuata, ed è rimasta a bassa intensità fino al maggio di quest'anno. Poi, a fasi altalenanti è proseguita, ed ha ripreso vigore verso la fine di luglio e soprattutto dal 13 agosto quando si è attivata una faglia in una zona leggermente meridionale rispetto allo sciame sismico partito a luglio 2009». E dal 13 agosto - prosegue il funzionario dell'Ingv - ad oggi si sono susseguiti sette-otto terremoti di magnitudo uguale o superiore a magnitudo 2.5, fino ad arrivare alle scosse di stamattina nella zona di Montereale, di magnitudo leggermente superiore a tre, «quindi più avvertite».

La zona dei Monti Reatini dove si è attivato la sciame è qualche chilometro più a nord rispetto alla faglia dove si è sviluppato il terremoto che il 6 aprile colpì l'aquilano, ma il regime tettonico è del tutto analogo, si tratta infatti di zona appenninica, con faglie di carattere distensivo, spiega Michelini. Idem per i Monti Martani, in provincia di Perugia, dove si è attivato un altro sciame sismico, ma dove la sismicità è meno diffusa e più isolata, rispetto a quello di Montereale, il segmento che si è attivato stamattina.

«In Italia - avverte il funzionario dell'Ingv - di sciami sismici ne abbiamo un buon numero, dire che a ogni sciame potrebbe seguire una scossa molto maggiore è un azzardo, la percentuale di sciami che poi sono seguiti da un terremoto più grande è ridottissima».

La prima cosa comunque di cui bisogna tener conto è dove avvengono gli sciami sismici: quello dei Monti Reatini interessa una zona dove la carta di pericolosità sismica è a livello uno, ovvero alto grado di pericolosità. E «tutti - sottolinea il dirigente dell'Ingv - dovrebbero essere in grado di capire dove abitano, l'Italia è un Paese sismico, ma dai terremoti ci si difende: esiste una mappa di pericolosità sismica, fatta con tutti i crismi, pubblicata ed accessibile, ed è la prima guida importante per costruire case che resistano».

E «se in Italia succedono i disastri, mentre in California o Giappone con terremoti simili ciò non accade, è perchè la gente è preparata e le strutture sono preparate per sostenere le accelerazioni», quindi - prosegue Michelini - «andare a predire un terremoto è l'approccio sbagliato. Come sismologi siamo riusciti ad avere dei risultati che sono condensati nella mappa della pericolosità sismica. Sul momento non c'è molto da fare, è un discorso che si sviluppa negli anni, per fare in modo che amministrazioni o comuni siano pronti nel caso di terremoto». Una responsabilità che spetta anche ai cittadini secondo il modello della «awareness», ovvero della consapevolezza: «Se si vive in una zona ad alta pericolosità sismica, è bene assicurarsi in prima persona che la casa dove si abita, la scuola dove si mandano i figli sia stata controllata, verificando che sia in grado di sostenere quelle accelerazioni indicate dalla mappa di pericolosità sismica».

In sintesi - secondo i sismologi - si possono prevenire le conseguenze dei terremoti, attraverso i dati raccolti che si condensano nella mappa di pericolosità sismica, uno strumento che in Italia non solo indica le zone e i livelli di pericolo- terremoto ma permette di definire norme di costruzione per vivere in case sicure, che possono sostenere le accelerazioni prodotte dai terremoti che si possono verificare in quella zona. Invece «prevedere un terremoto sarebbe un'azzardo», sia escluderlo sia stabilire che dopo uno sciame sismico si sviluppa una scossa più forte, ma le percentuali rassicurano: «Statisticamente - sottolinea dalla sala operativa dell'Ingv Alberto Michelini - le volte in cui lo sciame sismico è seguito da terremoti di maggior entità sono ridottissime».