28 ottobre 2021
Aggiornato 22:30
Diffuso oggi il rapporto “Riserve marine ai raggi X”

«Riserve marine ai raggi x» rapporto di Greenpeace, DAN e NASE

Effettuato un monitoraggio subacqueo in 11 aree marine protette (AMP) per verificarne lo stato di salute

Diffuso oggi il rapporto «Riserve marine ai raggi X» nato dalla collaborazione di Greenpeace, DAN (Diving Action Network) e NASE che, all’interno del progetto DES (Divers Environmental Survey), hanno effettuato un monitoraggio subacqueo in 11 aree marine protette (AMP) per verificarne lo stato di salute. I risultati del monitoraggio – realizzato sulla base di 12 parametri ambientali (1) - promuovono Pianosa, Portofino e Capo Carbonara, ma anche Tavolata  Capo Caccia, Tor Paterno e Ventotene. Pagella negativa per  Plemmirio e Isole dei Ciclopi, mentre Porto Cesareo e Cinque Terre raggiungono appena la sufficienza.

Nelle AMP monitorate, se lo stato generale dell’ambiente risulta buono, maggiori preoccupazioni si riscontrano per i popolamenti ittici e per i popolamenti dei fondali. Premesso che questo tipo di monitoraggio fornisce solo indicazioni da approfondire con analisi più dettagliate, il DES ha identificato almeno cinque ordini di problemi nelle AMP italiane:

1. Pesca di frodo. È il problema più diffuso. In due AMP, in zona A sono state trovate reti da pesca: Plemmirio e Isole dei Ciclopi. Anche a Pianosa (zona A ma di un Parco Nazionale) è stato trovato e asportato un piccolo frammento di rete. A Tor Paterno c ‘erano pescatori con le canne e a Porto Cesareo è stato fotografato un pescatore subacqueo.

2. Zonizzazione insufficiente. La zonizzazione è la definizione dei livelli di tutela. Com’è noto, in Italia esiste una suddivisione su tre livelli di tutela: zone A (massima), B (intermedia) e C (minore).

Tuttavia, sono stati osservati posti bellissimi in zona C e posti dove non c’era molto in zona A.

3. Eccessiva urbanizzazione della costa. Rilevato in alcune AMP un eccesso di sedimentazione e torbidità che dipende anche dalla urbanizzazione della costa (costruzione di case, strade, porti…) con il rilascio di fango e altre sostanze. Un esempio, Punta Mesco alle Cinque Terre.

4. Presenza specie aliene. Meno famosa della sua «parente»Caulerpa taxifolia (la cosiddetta «alga assassina»), la C. racemosa è stata trovata dalla Sicilia all’Arcipelago Toscano e risulta ormai diffusa in tutto il Mediterraneo, soprattutto nel Sud. Le AMP potrebbero essere utili «sentinelle» dove monitorare l’evolversi diqueste invasioni biologiche.

5. Impatto del cambiamento climatico. Possibile conseguenza del cambiamento climatico sembra essere la moria del popolamento di corallo rosso a bassa profondità presso la Grotta di Falco a Capo Caccia (Alghero). Probabilmente anche alcuni popolamenti di Paraeritropodium coralloides, una gorgonia parassita che si insedia sulle gorgonie danneggiate, possano derivare da morie indotte da stress termici o da altri impatti antropici di origine «distante» dall’AMP.

«Le AMP si confermano uno strumento valido al ripopolamento in presenza di controlli severi e in assenza di prelievo da pesca.» conclude Alessandro Giannì, responsabile campagna Mare di Greenpeace »Chiediamo la creazione di una rete efficace di Riserve Marine - chiuse alla pesca e all’inquinamento - che copra il 40% dei mari italiani. Perché un sistema di questo tipo potrebbe ripopolare i mari e restituire opportunità di lavoro al mondo della pesca che negli ultimi anni ha perso 15.500 posti di lavoro.»

Link utili:
(1) link ai parametri ambientali - Tabella 1 pag.4
Il rapporto «Riserve marine ai raggi X»
La ‘pagella’ delle Aree Marine Protette
Il blog del DES: