19 giugno 2019
Aggiornato 02:30
Inaugurata la sede diplomatica della Palestina in Vaticano

Il presidente palestinese Abu Mazen in udienza da papa Francesco

Il presidente palestinese, Mahmoud Abbas (conosciuto anche come Abu Mazen) è stato ricevuto da papa Francesco in Vaticano

CITTA' DEL VATICANO - Il presidente palestinese, Mahmoud Abbas (conosciuto anche come Abu Mazen) è stato ricevuto da papa Francesco in Vaticano. Durante l'incontro, durato 23 minuti, i due hanno discusso del processo di pace in Medio Oriente, di altri conflitti regionali e della necessità di salvaguardare il «carattere sacro dei Luoghi Santi per i credenti di tutte e tre le religioni abramitiche».

I rapporti tra Santa Sede e Palestina
Si è parlato anche dei buoni rapporti tra Santa Sede e Palestina, suggellati dall Accordo globale del 2015, che riguarda aspetti essenziali della vita e dell'attività della Chiesa nella società palestinese. In tale contesto, si è ricordato l'importante contributo dei cattolici in favore della promozione della dignità umana e in aiuto dei più bisognosi, particolarmente nei campi dell'educazione, della salute e dell'assistenza.

Negoziati
Papa Francesco e il suo ospite hanno auspicato che si possano al più presto riprendere i negoziati per giungere alla fine della violenza in Medio oriente con una soluzione giusta e duratura e che, con il sostegno della Comunità internazionale, si intraprendano misure che favoriscano la reciproca fiducia e contribuiscano a creare un clima che permetta di prendere decisioni coraggiose in favore della pace.

Rappresentanza diplomatica presso la Santa Sede
Durante la visita in Vaticano, Abu Mazen ha anche inaugurato ufficialmente la sede della rappresentanza diplomatica della Palestina presso la Santa sede, in via di Porta Angelica. Abu Mazen ha donato al Pontefice una pietra del Golgota, due icone raffiguranti il volto di Gesù e la Sacra famiglia, un documentario sulla ristrutturazione della basilica della Natività e un libro sulle relazioni tra Santa Sede e Palestina. Il Papa ha ricambiato con la medaglia dell'anno giubilare e copie in arabo della «Amoris laetitia» e della «Laudato sii».