16 novembre 2019
Aggiornato 02:00
A Chicago 18.000 persone. Il presidente si commuove

Cos'ha detto Obama nel suo ultimo discorso da Presidente

A Chicago, dove tutto è iniziato, Barack Obama si è congedato dalla sua gente con un lungo discorso di 53 minuti. Un discorso di arrivederci più che di addio, e con un messaggio al successore Donald Trump

CHICAGO - «Servirvi è stato il più grande onore della mia vita. Non mi fermerò qui, sarò con voi, come cittadino, fino alla fine dei miei giorni». E' stato un lungo, commovente discorso bagnato dal calore della sua gente, che chiedeva «altri quattro anni». Barack Obama ha tenuto il suo discorso d'addio da presidente degli Stati Uniti a Chicago, nella città dove era cominciato il suo sogno otto anni fa.

Continuate a credere
Dal McCormick Place ha puntato ancora una volta al messaggio ottimistico, in un momento in cui gli Stati Uniti sono divisi come non mai. Ha parlato al popolo, ai cittadini, come aveva fatto nel 2008. «Vi chiedo un'ultima cosa, continuate a credere - non in me ma in voi», ha detto Obama.

Un discorso simbolico
È stato un discorso simbolico quello del primo Presidente afromaricano della storia, che ha ricostruito le conquiste, le difficoltà e le sfide di otto anni alla Casa Bianca. Obama ha mantenuto come sempre un alto livello oratorio, cedendo solo una volta alla commozione, quando ha ringraziato sua moglie Michelle e le figlie Malia e Sacha.

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Non un addio, ma un arrivederci
In realtà Obama non ha alcuna intenzione di ritirarsi. il suo, in effetti, non è stato un vero e proprio addio, ma piuttosto un «arrivederci». E infatti ha concluso il suo ultimo discorso con la frase che ha guidato la sua campagna elettorale nel 2008. Unendo però tutto quello che è stato fatto in questi otto anni («Yes We Did») e quello che succederà nei prossimi anni: «Yes We Can». Quasi a voler riaprire il cerchio di una nuova stagione «da cittadino». Del resto, il prossimo 20 gennaio, giorno in cui si insedierà il suo successore Donald Trump, Obama ha già annunciato che rimarrà a Washington.

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Un messaggio a Trump
Oltre ad essere stato un arrivederci, l'ultimo discorso di Obama ha voluto mandare un messaggio al suo successore.  «La nostra democrazia è in pericolo solo quando la diamo per scontata», ha detto lasciando la guida degli Stati Uniti a Donald Trump. Il cui mandato, a giudicare dalla tensione tangibile degli ultimi due mesi, si preannuncia già ricco di sfide. Se l'economia funziona, la disoccupazione è ai minimi storici, Obama lascia nelle mani di Trump un'America in crisi d'identità. Un'America spaventata dal terrorismo, dall'immigrazione, dalla fuga del lavoro all'estero, a cui il successore di Obama ha dato una risposta forse banale, ma che si è rivelata vincente: «La renderemo ancora una volta grande». Per fare questo, Trump si prepara a distruggere l'eredità di Obama: via alla riforma sanitaria, via alle leggi sull'ambiente, basta all'apertura dei rapporti commerciali con gli altri stati del mondo.

L'elenco dei «progressi»
Ricostruendo i risultati ottenuti in otto anni, in un discorso che Fox News - emittente certamente non favorevole a Barack Obama - ha ritenuto intriso di narcisismo, Obama ha ammesso: «Nonostante tutti i progressi che abbiamo fatto, sappiamo che non bastano». I «progressi», però, li ha elencati tutti, citando la lotta al terrorismo, la cattura di Bin Laden, la fine delle torture negli interrogatori, la chiusura sfiorata di Guantanamo, la lotta per fermare le discriminazioni. E ancora l'accordo con l'Iran sul nucleare, i matrimoni omosessuali, la riforma della sanità e la battaglia per l'ambiente. «Certo, il nostro progresso non è stato uniforme. Il lavoro della democrazia è sempre stato difficile, controverso, a volte violento. Ogni due passi in avanti, spesso facciamo un passo indietro. Ma il lungo cammino dell'America è stato definito dal movimento in avanti, un ampliamento costante della nostra fede fondatrice ad abbracciare tutti, e non solo alcuni», ha detto il Presidente. 

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E ora arriva il ciclone Trump...
Ad aprire la serata il cantante dei Pearl Jam, Eddie Vedder, che nel 2007 nella canzone Society dell'album «Into the Wild» cantava: «Society, you're a crazy breed/I hope you're not lonely without me» (Società, sei una razza folle/Spero non ti sentirai sola senza di me), quasi fosse la voce del Presidente mentre lascia il suo incarico. Di certo, come già detto, Obama non cesserà di far sentire la sua voce. Come ha fatto con una decisione mai vista in otto anni in questi ultimi mesi, nei suoi ultimi tentativi di salvaguardare la propria eredità dal «ciclone Trump».