26 novembre 2022
Aggiornato 23:30
Il gigante cinese

«La Cina è la sfida che definirà il nostro futuro»

Sir Jeremy Fleming, capo dell'agenzia d'intelligence britannica Government Communications Headquarters (GCHQ), che dipende direttamente dal ministro degli Esteri: «Pechino cerca egemonia tecnologia, per usarla politicamente»

Il Presidente cinese, Xi Jinping
Il Presidente cinese, Xi Jinping Foto: Agenzia Fotogramma

E' la Cina la sfida alla sicurezza che «definirà il nostro futuro». L'ha affermato Sir Jeremy Fleming, capo dell'agenzia d'intelligence britannica Government Communications Headquarters (GCHQ), che dipende direttamente dal ministro degli Esteri e che nasce dall'agenzia di decrittamento che riuscì a violare nella seconda guerra mondiale il codice nazista Enigma.

Fleming ha parlato in una conferenza pubblica nell'annuale appuntamento sulla sicurezza del Royal United Services Institute (RUSI), sottolineando la pericolosità di un mondo in cui la Cina abbia una primazia tecnologica, auspicando che i paesi occidentali forniscano un'alternativa alla tecnologia cinese.

Pechino, secondo Fleming, «sta usando le sue leve» per riscrivere le «regole della sicurezza internazionale, usando economia e tecnologia. L'approccio politico alla tecnologia adottato da Pechino è un «problema urgente da affrontare».

Sir Jeremy Fleming, una personalità centrale nella comunità d'intelligence britannica e internazionale, ha affermato che la leadership cinese usa la tecnologia come «uno strumento» per controllare i mercati interni, quelli nella sfera d'influenza cinese «e naturalmente i propri cittadini».

Il discorso di Fleming viene in un momento in cui le agenzie d'intelligence anglo-americane hanno le antenne particolarmente dritte su Pechino. A luglio il britannico MI5 e l'FBI statunitense hanno emesso un inedito comunicato congiunto per denunciare attività ostili da parte della Cina.

Per Fleming un dominio tecnologico cinese «non è inevitabile» e questo a suo dire è il momento di agire perché il mondo democratico costituisce un'alternativa competitiva alla tecnologia cinese.

Il capo del GCHQ ha anche sottolineato il pericolo per i paesi occidentali nell'acquistare sistemi tecnologici e infrastrutturali cinesi: acquisire tecnologia cinese ha «costi nascosti» che potrebbero essere scontati in futuro. Costi di sicurezza, beninteso, come il furto d'informazioni e dati cruciali.

La portavoce del ministero degli Esteri cinese Mao Ning, dal canto suo, ha respinto le accuse di Fleming, prima ancora che venissero pronunciate, nella sua odierna conferenza stampa. «Le affermazioni del funzionario britannico non hanno alcuna base fattuale», ha detto Mao. «Lo sviluppo tecnologico della Cina - ha proseguito - ha l'obiettivo di rendere migliore la vita del popolo cinese. Non ha nel mirino nessuno e ancor meno pone alcuna minaccia. Unirsi al complesso del 'pericolo cinese' e attizzare il fuoco non porterà alcun beneficio e anzi si ritorcerà contro chi lo fa».

Fleming ha individuato alcuni settori nei quali Pechino sta spingendo per acquisire un'egemonia: la valuta digitale che consente allo stato di monitorare cittadini e aziende, oltre a poter in futuro permettere alla Cina di «evadere» le sanzioni internazionali; i sistemi satellitari di geolocalizzazione, come il cinese BeiDou su cui Pechino si «sta muovendo rapidamente» con l'obiettivo di farlo diventare un'alternativa all'americano GPS potrebbe diventare una «potente capacità anti-satellite per impedire in caso di conflitto l'accesso allo spazio» alle nazioni avversarie.

In questo senso, Fleming ha fatto notare come la questione di Taiwan sia centrale nella risposta alla minaccia cinese, in virtù dello status che l'isola ha acquisito come superpotenza nella produzione di chip e semiconduttori.

(con fonte Askanews)