7 dicembre 2019
Aggiornato 00:30

Hong Kong, migliaia in piazza per ringraziare Donald Trump. Pechino protesta e convoca l'Ambasciatore USA

Il Presidente americano ha firmato l'«Hong Kong Human Rights and Democracy Act», le misure a sostegno delle contestazioni nell'ex colonia britannica

Hong Kong, migliaia in piazza per ringraziare Donald Trump
Hong Kong, migliaia in piazza per ringraziare Donald Trump ANSA

HONG KONG - Migliaia di persone, in gran parte giovani, si sono riuniti nel centro di Hong Kong per ringraziare il presidente Usa Donald Trump, che ha firmato l'Hong Kong Human Rights and Democracy Act, le misure a sostegno delle contestazioni nell'ex colonia britannica. E' quanto pubblica il quotidiano South China Morning Post. Tra bandiere americane, candele accese e striscioni con l'effige dell'inquilino della Casa Bianca - anche Trump con il fisico di Rocky Balboa, postata dallo stesso presidente americano su Twitter - il raduno a Central in serata si è svolto pacificamente.

Pechino ha criticato duramente glu Usa per la legge a sostegno dei manifestanti di Hong Kong. Il presidente Usa ha detto di avere firmato i provvedimenti per rispetto nei confronti del presidente Xi, della Cina e di Hong Kong. I provvedimenti sono stati realizzati con la speranza che i leader e i rappresentanti della Cina e di Hong Kong saranno capaci di regolare amichevolmente le loro divergenze, portando alla pace e alla prosperità di lungo periodo per tutti».

Convocato l'Ambasciatore USA

La Cina ha dichiarato di aver convocato l'ambasciatore degli Stati Uniti nel Paese chiedendo a Washington di «non far entrare in vigore» la legge promulgata dal presidente Usa Donald Trump e che sostiene i manifestanti pro-democrazia di Hong Kong. Il viceministro cinese degli Esteri Le Yucheng ha informato l'ambasciatore Terry Branstad della «ferma opposizione» del suo Paese e ha esortato gli Usa a «correggere i loro errori» per non «causare problemi alle relazioni e alla cooperazione» tra Cina e Stati Uniti.

Pechino rigetta critiche Parigi e Berlino

Il governo cinese ha respinto le critiche di Francia e Germania sulla situazione di Hong Kong e sulle condizioni dei detenuti musulmani uiguri ribadendo che nessun governo «ha il diritto di ingerirsi negli affari» del Paese. A proposito di Hong Kong, Jean-Yves Le Drian, capo della diplomazia transalpina, aveva fatto osservare che i risultati delle elezioni di domenica avevano «segnato uno scacco per le autorità di Pechino». «Il discorso di oggi da parte di Pechino sulla rottura fra l'opinione e i manifestanti non era giusto», aveva aggiunto davanti all'Assemblea nazionale. Il portavoce cinese ha replicato che nessun «governo straniero, organizzazione o individuo ha il diritto di ingerirsi» negli affari di Hong Kong.

Prima di Le Drian, davanti ai parlamentari tedeschi, Angela Merkel aveva sottolineato l'importanza di criticare le violazioni dei diritti umani, con riferimento agli uiguri, e congratulandosi con gli elettori di Hong Kong per il voto di domenica, che ha dato la vittoria all'opposizione ostile all'influenza di Pechino. «Noi ci opponiamo con fermezza alle ingerenze negli affari interni della Cina a proposito dello Xinjiang da parte di qualunque potenza», ha aggiunto il portavoce davanti alla stampa, citato dall'Afp.