15 ottobre 2019
Aggiornato 05:30
Turchia

Erdogan sconfitto: Akp perde Ankara, Istanbul in bilico

Secondo i risultati non ufficiali e ancora oggetto di contestazione da parte del governo, nel voto di ieri l'AKP del presidente ha perso Istanbul e Ankara, due città metropolitane di importanza fondamentale

Il Presidente turco, Recep Tayyip Erdogan
Il Presidente turco, Recep Tayyip Erdogan ANSA

ISTANBUL - È sconfitta per il presidente Recep Tayyip Erdogan alle amministrative in Turchia. Secondo i risultati non ufficiali e ancora oggetto di contestazione da parte del governo, nel voto di ieri l'AKP del presidente ha perso Istanbul e Ankara, due città metropolitane di importanza fondamentale. Nella capitale, contro la vittoria di misura del candidato del partito repubblicano Chp, Manus Yavas, il partito governativo annuncia ricorsi, mentre a Istanbul Ekrem Imamoglu del Chp è in lievissimo vantaggio, anche qui con contestazioni in corso, che hanno causato la sospensione dell'ultima parte dello scrutinio.

Il colpo è comunque grosso. Sia Ankara che Istanbul erano amministrate fin dal 1994 da sindaci legati al Partito della giustizia e dello sviluppo (AKP). Lo stesso Erdogan ha iniziato la sua ascesa politica come sindaco di Istanbul 25 anni fa. E da più parti già si ipotizza che sarà proprio il passaggio della capitale economica e culturale del Paese all'opposizione a rappresentare l'inizio della sua discesa.

Erdogan e il suo alleato Devlet Bahçeli, leader del nazionalista MHP, hanno condotto la campagna elettorale in prima persona, presentandola come una questione di sopravvivenza del Paese. Il presidente ha effettuato 102 comizi in 50 giorni, cercando in tutti i modi di convincere i cittadini a votare per la sua coalizione. Tuttavia, nella scelta degli elettori sembra che abbia avuto maggiore peso la percezione del carovita e di un'economia sempre più in difficoltà, a partire dall'inflazione al 20%,i tassi di prestito altissimi e la disoccupazione giovanile in crescita.

A livello nazionale, l'Akp e il Mhp hanno raggiunto quasi il 52% dei voti complessivi. Ma da solo l'Akp è rimasto al 44,30%, una percentuale molto distante dalle cifre che in passato hanno permesso al partito di governare da solo. Le consultazioni di ieri dimostrano che l'appoggio del Mhp (al 7,30%) è ormai diventato vitale per il governo di Erdogan, riconfermando uno scenario che si era già manifestato nelle elezioni presidenziali del giugno 2018. Considerato il peggioramento della crisi economica nei prossimi mesi - come prevedono gli esperti - è più che probabile che questa dipendenza diventi ancora più forte.

Per contro, il fronte dell'opposizione, l'alleanza basata sul mutuo sostegno tra il kemalista Chp e l'IP (Iyi Parti, il partito Buono) della leader di centro-destra Meral Aksener, sembra aver raggiunto l'obiettivo. I due hanno adottato la linea di presentare un solo candidato in numerose province, a seconda del supporto goduto da ciascuno. Con questa tattica il Chp ha aumentato il numero delle città metropolitane amministrate da 6 a 11 (rispetto alle elezioni locali del 2014). Per la prima volta dopo tanto tempo il partito kemalista è presente in tutta la costa egea, in quella mediterranea, dove ha strappato al Mhp province importanti come Adana e Mersin, ma anche in diverse province dell'Anatolia centrale.

Come sottolinea il giornalista Murat Yetkin, il Chp ha inoltre dimostrato di voler proporre nuovi volti, proponendo figure giovani e poco note - come nel caso di Imamoglu a Istanbul o Tunc Soyer a Smirne. Dal suo canto la leader Aksener in questa tornata sembra aver consolidato i voti del suo partito - al 7,45%, poco più del Mhp - dimostrando che non si trattava di un'impresa passeggera.

Va ricordato comunque che l'apporto dell'Hdp al successo del Chp è innegabile, soprattutto in città come Ankara, Ardahan e Adana dove il partito filo-curdo, pur avendo una base forte, ha deciso di non presentare candidati propri, sostenendo in maniera strategica quelli dell'opposizione. Nelle province sud orientali a maggioranza curda, dove l'Hdp è generalmente forte, la formazione ha ottenuto invece un successo parziale, raggiungendo la maggioranza in 8 municipalità - sui 12 avuti in precedenza. Sette di queste erano state commissariate dal governo di Ankara dopo il 2015. Tre province (Agri, Bitlis e Mus) hanno optato per l'amministrazione AKP, mentre una, Tunceli/Dersim a maggioranza alevita, ha premiato il candidato del partito comunista turco.

Quando i risultati saranno ufficializzati - salvo sorprese dell'ultima ora o allungamento dei tempi a causa dei già annunciati ricorsi - sarà chiaro che la Turchia ha aperto una nuova pagina della sua storia. Ma le difficoltà per le amministrazioni dell'opposizione si vedranno presto. Le accuse di terrorismo - spada di Damocle sulla testa di oppositori - finora utilizzate dal governo per screditare gli avversari politici non spariranno da un giorno all'altro. Inoltre, molto dipenderà da come il governo centrale deciderà di trasferire - o piuttosto di non trasferire - fondi alle casse municipali, rendendo la gestione delle città in mano all'opposizione estremamente complicata.