17 settembre 2019
Aggiornato 02:30
Medio Oriente

Iraq, la visita «senza preavviso» di Trump irrita Baghdad

Ad irritare i parlamentari - soprattutto sciiti, ma anche partiti che sostengono in parlamento il governo - sono diverse questioni ritenute «un insulto alla sovranità nazionale» irachena

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BAGHDAD - Coro di condanne dai politici iracheni alla visita lampo del presidente americano Donald Trump che ieri ha fatto incontrato i militari Usa in una base militare irachena. Ad irritare i parlamentari - soprattutto sciiti, ma anche partiti che sostengono in parlamento il governo - sono diverse questioni ritenute «un insulto alla sovranità nazionale» irachena. Innanzitutto il minimo preavviso dato agli iracheni, praticamente l'arrivo di Trump è stato comunicato mentre l'Air Force One stava per atterrare. Poi il mancato incontro con il premier iracheno Adel Abdel Mehdi, invitato a venire alla base militare Ain al Asad invece di una visita a Baghdad, che alla fine non c'è stata. Ma soprattutto le parole del presidente americano davanti alle truppe su un possibile uso dell'Iraq come «base» per future operazioni in Siria.

«La visita di Trump alla base militare Asad sottolinea il non rispetto degli Stati Uniti della sovranità e l'indipendenza degli Stati», ha detto in un comunicato ripreso dall'emittente Rudaw il portavoce di «Saairun», alleanza sciita arrivata prima alle elezioni svolte a maggio. «Il parlamento - ha aggiunto - deve adottare una decisione storica ed emettere una risoluzione che sancisca l'uscita delle forze americane dall'Iraq».

Analoga presa di posizione del gruppo parlamentare sciita «al Islah», che per bocca del suo leader Sabah al Saadi ha chiesto una seduta straordinaria del parlamento di Baghdad per discutere della «palesi violazioni alla sovranità nazionale per fermare gli stolti atteggiamenti di Trump che deve conoscere i suoi limiti e capire che l'occupazione americana dell'Iraq è finita».

Anche per il leader dell'alleanza sciita al Bin'a, Hadi al Amiri, il mancato incontro di Trump con il premier iracheno «è una violazione chiara alle tradizioni diplomatiche e rivelano l'irriverenza e il comportamento altezzoso nei confronti del governo iracheno».

Faleh al Khazali, un altro deputato sciita di Al Bina'a, riferendosi alle parole di Trump sulla possibilità che l'Iraq diventi una base per attacchi in Siria, ha detto che la visita del presidente Usa «pone molti interrogativi sulla natura della presenza militare americana e sui suoi obbiettivi reali, che potrebbero costituire una minaccia per la sicurezza dell'Iraq».

Rivolgendosi direttamente al presidente Usa, Qais al Khazali, leader delle Falange Ahl al Haaq, (formazione filo iraniana che sostiene il governo) ha scritto in un tweet che «La risposta degli iracheni arriverà con una risoluzione del parlamento per l'uscita delle tue forze militari tuo malgrado e se non ti ritiri l'esperienza e la capacità di cacciarvi con altri modi che le tue truppe conoscono bene».

Infine anche l'ex premier Haider Abbadi ha espresso la sua «contrarietà e rifiuto» alla modalità con cui si è svolta la visita di Trump, cosa che - secondo Abbadi - «danneggerà le relazioni tra Iraq e Usa».