19 giugno 2019
Aggiornato 22:30
Attentato Strasburgo

Nell'attentato di Strasburgo troppi punti incerti: parla l'esperto

Secondo Carlo Biffani, esperto di sicurezza, qualcosa non tornerebbe in questa vicenda per come ci viene raccontata

STRASBURGO - Un bilancio delle vittime ancora non definitivo molte ore dopo l'attacco, una strana rapina e un attentatore che il ministero dell'Interno francese dipinge come un criminale comune. Ci sono diversi aspetti poco chiari nell'attentato di martedì sera al mercatino di Natale di Strasburgo. Secondo Carlo Biffani, esperto di sicurezza interpellato dall'agenzia Agi, la prima domanda da porsi riguarda il fatto che l'attentatore possa aver agito da solo oppure insieme a qualche suo complice. Ci è stato raccontato - spiega Biffani - dalle autorità di polizia francesi che era già attenzionato e che il suo status era quello di un radicalizzato pericoloso, ma non si capisce quale sia stata la genesi delle investigazioni e della azione di polizia che avrebbe portato al tentativo di arresto effettuato la mattina di martedì e andato a vuoto, così come non si comprende se l’idea di attaccare il mercatino di Natale di Strasburgo nasca come vendetta per il tentativo di catturarlo o faccia parte invece di un piano, di un progetto autonomo pianificato da tempo, che prevedeva un attacco di questo tipo.

Ancora in libertà - In genere di fronte ad azioni strutturate e pianificate nel dettaglio, difficilmente il componente o i componenti del gruppo di assalto si espongono al rischio di essere individuati e catturati prima dell’azione, mettendosi a fare, ad esempio, una rapina. «Da quello che sappiamo - continua l'esperto - la polizia è arrivata all'attentatore proprio indagando su una rapina: sarà davvero molto importante, al fine di chiarire lo scenario, comprendere quale sia stata la successione degli eventi e delle azioni nei giorni immediatamente precedenti l’attacco». L'uomo è ancora in libertà, difficile dire se sia in fuga o stia persino preparando nuovi attacchi. «Pensiamo all'attacco contro la redazione di Charlie Hebdo: in quel caso l'assalto al giornale satirico fu soltanto l’inizio di una situazione tattica che i terroristi furono molto abili nello sfruttare completamente a loro favore, tenendo la scena e l’attenzione dei media per quasi due giorni. Quella di martedì sera potrebbe quindi essere solo un pezzo della storia drammatica che si dipanerà in queste ore».

Una rete di supporto? - Ciò che è probabile è che difficilmente sta agendo da solo, qualcuno probabilmente lo sta aiutando. E' piuttosto evidente che gode di una rete di contatti capace di favorire in qualche misura la fuga in queste ore convulse e «non bisogna dimenticare che più tempo passa dal momento nel quale l’azione si è svolta e la cattura del ricercato e più ampio è il margine di manovra e di organizzazione della fuga». Ci è stato raccontato che il terrorista sarebbe rimasto ferito e «sarebbe interessante capire quale potrebbe essere l’entità delle ferite riportate, così da capire se sia stato costretto a trovare subito soccorso e si troverebbe quindi ancora nella zona rossa, oppure se, trattandosi di ferite lievi, sia comunque stato in grado di allontanarsi quanto più possibile dalla scena dell’attacco». Le prossime 24/48 ore saranno cruciali riguardo alla capacità di prevedere e limitare le mosse del fuggitivo e permetterne la cattura.