15 dicembre 2018
Aggiornato 20:00

L'Unione europea lancia l'allarme sulla «piaga» del razzismo

L'ultimo rapporto dell'Agenzia per i diritti fondamentali denuncia le discriminazioni per il colore della pelle. Sotto accusa anche la profilazione razziale «illecita»

Un cartello contro il razzismo in Italia durante la manifestazione a ponte Vespucci a Firenze
Un cartello contro il razzismo in Italia durante la manifestazione a ponte Vespucci a Firenze (Claudio Giovannini | ANSA)

VIENNA – In Europa i neri continuano ad essere vittime di «pregiudizi diffusi e radicati», così come di molestie e aggressioni di matrice razzista. È quanto emerge da un rapporto dell'Agenzia Ue per i diritti fondamentali, la cosiddetta Fra. «Il razzismo basato sul colore della pelle di una persona rimane una piaga diffusa in tutta l'Unione europea», ha sottolineato Michael O'Flaherty, direttore dell'agenzia, nella prefazione al rapporto. Intitolato «Being Black in the Eu» (Essere neri nella Ue, ndr), lo studio si basa su interviste condotte nel 2015 e nel 2016 a quasi 6 mila persone in dodici paesi europei (Austria, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Malta, Portogallo, Svezia e Regno Unito).

Le presunte profilazioni della polizia
Il 30% delle persone interpellate ha detto di aver subito forme di molestie di matrice razzista nei cinque anni precedenti l'indagine; il 5% di aver subito un attacco violento; oltre il 10% ha detto che l'aggressore era un esponente delle forze dell'ordine. In tutti i casi di attacco violento, oltre il 60% delle persone intervistate ha detto di non aver denunciato l'accaduto, e molti hanno giustificato la mancata denuncia con la convinzione che non avrebbe cambiato nulla o con l'assenza di fiducia nelle forze di polizia. Il rapporto si basa anche sulle esperienze di quanti sono stati fermati dalla polizia: un quarto degli intervistati ha detto di essere stato fermato negli ultimi cinque anni e il 41% di loro ha giustificato il fermo con la profilazione razziale, definita dalla Fra come «una pratica illecita che mina la fiducia nelle autorità per la sicurezza».

Migliorare l'integrazione
Nel rapporto vengono anche riportati casi di discriminazioni nei settori dell'istruzione, del lavoro e dell'abitazione, con oltre un quarto degli intervistati che ha denunciato di aver subito disparità di trattamento in almeno uno di questi ambiti nei cinque anni precedenti allo studio. Il 14% di loro ha detto, per esempio, di non aver potuto prendere in affitto una casa da proprietario privato a causa della propria origine. L'agenzia Ue ha definito «particolarmente inquietante» il fatto che siano «i più giovani a vivere maggiori discriminazioni e forme di esclusione rispetto ai più anziani». Un dato che «rende ancora più urgente la necessità di rafforzare le iniziative per promuovere una piena inclusione delle persone di origine africana nell'Ue».