15 novembre 2018
Aggiornato 10:02

E' stato l'Isis: l'attentato di Melbourne è opera di un terrorista somalo già noto all'intelligence

L'uomo uscito fuori dall’auto in fiamme che ha aggredito la gente con il coltello uccidendo una persona e ferendone altre due è un terrorista
L'attentato a Melbourne rivendicato dall'Isis
L'attentato a Melbourne rivendicato dall'Isis (ANSA)

MELBOURNE - In poche ore la polizia australiana ha sciolto ogni riserva, parlando apertamente di terrorismo e confermando quell’impressione già comunicata da molti dei testimoni che avevano visto la scena nel centro di Melbourne: un uomo con una tunica marrone che esce fuori dall’auto in fiamme, aggredisce la gente con il coltello, poi si scaglia contro la polizia, prima di essere abbattuto con un colpo di pistola. Il bilancio dell’attacco è di un morto e due feriti. Anche l’attentatore, un uomo di origine somala, è morto in ospedale per la ferita ricevuta da uno degli agenti che si difendeva dalla sua aggressione, documentata da video che si sono rapidamente diffusi sul web.

La dinamica
Ore dopo l’attacco, l’agenzia Amaq, considerata la voce dello Stato islamico (Isis), ha rivendicato l’azione dell’uomo. «L’autore dell’operazione a Melbourne era un combattente dello Stato islamico e ha condotto l’operazione in risposta all’appello a colpire gli abitanti dei paesi della coalizione», facendo riferimento alla coalizione internazionale anti-jihadista guidata dagli Usa. Erano le 16 locali (6 del mattino in Italia) quando un pick-up è andato a fuoco in una delle strade del distretto finanziario di Melbourne. Si è poi scoperto che all’interno della vettura c’erano bottiglie di gas. Un testimone che si trovava su un tram vicino ha raccontato di aver temuto che l’uomo volesse lanciarsi con la vettura contro il mezzo pubblico. Un uomo ne è uscito e si è scagliato con un coltello contro la gente, uccidendo una persona e ferendone altre due. Poi per circa un minuto ha cercato di colpire due agenti di polizia, immediatamente accorsi. Ne è nata una lotta, alla quale hanno preso parte anche due civili che hanno con coraggio cercato di aiutare la polizia. Uno di questi usando una sedia del bar e, immediatamente, sui social media è stato ribattezzato «Aussie hero», l’eroe australiano. Dopo circa un minuto di lotta, un agente ha deciso di sparare, colpendo l’aggressore al petto. L’uomo è poi morto in ospedale.

Già conosciuto alle forze dell'ordine
«Stiamo trattando questo fatto come un caso di terrorismo», ha confermato poche ore dopo gli eventi il capo della polizia di Victoria Graham Ashton. Non ha fornito le generalità dell’aggressore, ma ha chiarito che era «conosciuto alle forze dell’ordine e all’intelligence» proprio per questioni connesse al terrorismo. Ha inoltre rivelato che l’uomo era arrivato dalla Somalia in Australia negli anni ’90. La polizia ha inoltre comunicato che non sta «cercando altri in questa fase preliminare». Intanto sono proseguiti i sopralluoghi dell’antiterrorismo, degli artificieri e della polizia scientifica sulla scena dell’attacco.

Il precedente nel 2017
Melbourne è la seconda città dell’Australia, con 5 milioni di abitanti, famosa per i caffè, i bar e l’alto standard di vita. Una città cosmopolita, che però in due anni ha già vissuto il secondo caso di attacco di massa. Lo scorso anno il 28enne James Gargasoulas si lanciò con la sua auto contro la folla, proprio nella stessa zona. Fonti del governo australiano hanno rivelato che il paese è stato nel mirino di diversi attacchi terroristici negli ultimi anni. Pochi hanno avuto successo. Ma certamente questo è destinato a creare polemica, anche perché dovrà essere chiarito come mai una persona nota all’intelligence abbia potuto agire indisturbata.