12 dicembre 2019
Aggiornato 14:00

La svolta «anti-sistema» di Macron per recuperare consensi: «Arriva il più grande taglio delle tasse dal 2008 ad oggi»

Il presidente francese annuncia un grande progetto di bilancio espansivo basato su un consistente taglio alle tasse: 25 miliardi di euro complessivi

PARIGI - Sempre più impopolare in patria, e in quel pezzo di Europa «sovranista» che non si riconosce nei dettami imposti dalla «gabbia» dei vari Juncker, ecco che Emmanuel Macron vira bruscamente a destra (una volta si sarebbe detto a sinistra, strani tempi questi...) e annuncia un grande progetto di bilancio espansivo basato su un consistente taglio alle tasse: 25 miliardi di euro complessivi, di cui quasi 19 miliardi a beneficio delle imprese e 6 miliardi alle famiglie. Una manovra che farà arrivare il deficit di bilancio al 2,8% del Pil nel 2019, secondo le stime del governo, appena sotto la soglia del 3% fissata come limite dal Patto di stabilità. «Sarà il più grande taglio alle tasse dal 2008 ad oggi», ha affermato il ministro dei conti pubblici Gérald Darmanin, che ha voluto enfatizzare il rafforzamento del potere d’acquisto che deriverà dalla riduzione per 3,8 miliardi di euro di tasse sugli immobili delle famiglie.

Le critiche
L’opposizione ha subito attaccato contestando l’effettiva portata del taglio per le famiglie, che secondo l’esponente socialista Olivier Faure sarà appena sopra la metà di quanto sostenuto dal governo: 3,5 miliardi di euro. E resta da vedere come risponderà la Commissione europea in merito agli obiettivi di riduzione del disavanzo strutturale, indipendentemente dal rispetto della soglia del 3% sul deficit, sempre che si realizzi. Il governo Macron – ha spiegato il ministro delle Finanze Bruno Le Maire – punta però su tagli alle tasse piuttosto che su provvedimenti di sostegno diretto al reddito o di anticipo pensionistico, perché «la prosperità non deve basarsi sulla spesa pubblica ma sulla creazione di valore». E assieme alla sforbiciata ci saranno anche alcuni aumenti compensativi sulla di tassazione indiretta di carburanti e tabacchi, per un totale di 2,3 miliardi di euro. 

Di Maio: «Possiamo fare meglio di Macron»
L’annuncio, come ovvio, ha alimentato le accese discussioni che in parallelo proseguono sulla manovra in Italia. «Siamo un Paese sovrano esattamente come la Francia. I soldi ci sono e si possono finalmente spendere a favore dei cittadini. In Italia come in Francia», ha scritto su Twitter il vicepremier e ministro di lavoro e Attività produttive, Luigi Di Maio. Il governo continua a lavorare per raggiungere un accordo sulla soglia su cui collocare il rapporto deficit-Pil per il prossimo anno: restare all'1,6% del Pil o salire ancora di qualche decimale rimanendo comunque sotto la soglia del 2%. Rispondendo su Instagram alle domande dei follower sulla manovra, Di Maio va anche oltre: «Possiamo fare anche meglio di Macron, meno del 2,8%. Se la Francia fa il 2,8% è perché una serie di dogmi europei sono ormai superati. Il tema per noi non e' 'fare più o meno' nel rapporto deficit/Pil ma è il fabbisogno che serve a finanziare misure non più rinviabili. Possiamo andare fin dove ci serve per finanziarie le misure». Le riunioni a Palazzo Chigi di oggi potrebbero comunque non sciogliere il nodo.