16 novembre 2018
Aggiornato 17:30

La Spagna svolta a destra con Casado, il Salvini spagnolo

Il nuovo presidente del Partito popolare ha appena 37 anni, e posizioni politiche molto più conservatrici del suo predecessore Rajoy, simili a quelle della Lega
Il leader del Partito popolare spagnolo, Pablo Casado
Il leader del Partito popolare spagnolo, Pablo Casado (Mariscal | EPA)

MADRID – Anche la Spagna svolta a destra. Lo dimostra il Partito popolare spagnolo, che pare aver riscoprendo la sua anima più conservatrice: dopo quattordici anni di presidenza di Mariano Rajoy, che ha lasciato a inizio giugno per via di una mozione di sfiducia, infatti, il nuovo leader (con il 57,2% dei voti, ben più delle attese) della prima forza del parlamento di Madrid è diventato Pablo Casado. Un cambio generazionale (il deputato ha infatti appena 37 anni) ma anche di linea politica: non è un caso se il portavoce del Partito socialista Oscar Puente lo ha definito «un po' Salvini, un po' Trump».

Linea dura sull'immigrazione
E proprio sullo stile salviniano è stata improntata la sua campagna elettorale, come ricorda il quotidiano El Pais: il neo presidente ha proposto misure come il ritorno alla legge sull’aborto del 1985 e la convocazione di una convenzione specifica su principi e valori per riarmare il partito dal punto di vista ideologico. «Dobbiamo essere tutti a destra del Psoe», ha detto Casado. Ma, soprattutto, il suo principale cavallo di battaglia è stato il tema dei confini, alla luce della crescente ondata migratoria che sta riguardando anche le coste spagnole, come quelle italiane (solo dall'inizio dell'anno sono stati 17.605 i clandestini entrati in Spagna via mare, 3.292 quelli via terra). La sua promessa è stata dunque quella di «difendere le frontiere»: «Non è possibile dare documenti a tutti, nè la Spagna può assorbire i milioni di africani, che cercano in Europa un futuro migliore». Sembra proprio di sentir parlare il ministro dell'Interno italiano.

Leader predestinato
Le posizioni di Casado, insomma, sono decisamente più a destra di quelle tenute finora da Rajoy, più simili a quelle di Aznar dei primi anni Duemila. Proprio dall'ex leader del Pp, infatti, era stato lanciato come delfino: «Se mi deve sostituire qualcuno, che sia Pablo Casado: è un tipo stupendo», dichiarò Aznar due anni fa durante un evento pubblico. Entrato giovanissimo nel partito, nel 2003, solo due anni dopo è stato eletto presidente di Nuevas Generaciones, poi è diventato deputato, direttore di gabinetto di Aznar e portavoce. Un'ascesa fulminante, la sua, che rischia di mettere in seria difficoltà anche Ciudadanos, la formazione di destra guidata dal suo amico Albert Rivera, che fino a poche settimane fa volava nei sondaggi ma ora rischia di finire nell'ombra di questo rilanciato Partito popolare.