15 ottobre 2019
Aggiornato 15:00
Olimpiadi

Le due Coree si candidano insieme alle Olimpiadi 2032. Mentre il no di Torino ci fa solo bene

Torino si sfila e salta il tridente olimpico italiano. In compenso Seul e Pyongyang lanciano la loro candidatura a due per il 2032

Le due Coree annunciano la candidatura congiunta alle Olimpiadi 2032
Le due Coree annunciano la candidatura congiunta alle Olimpiadi 2032 ANSA

TORINO - Le due Coree hanno annunciato una candidatura congiunta ai Giochi olimpici del 2032, un progetto ambizioso di cooperazione e fiducia reciproca senza precedenti tra i due Paesi, che figura nella dichiarazione rilasciata al termine del summit intercoreano di Pyongyang tra Kim Jong Un e Moon Jae-in. «Il Sud e il Nord hanno concordato di partecipare congiuntamente e attivamente alle competizioni internazionali, compresi i Giochi olimpici estivi del 2020, e di cooperare in vista di una candidatura comune per accogliere insieme i Giochi olimpici del 2032», si legge nel testo. La decisione del Nord di partecipare ai Giochi invernali che si sono svolti a febbraio a Pyeongchang, in Corea del Sud, ha segnato un notevole cambio di rotta sulla penisola coreana: sono stati l’occasione per gli atleti di entrambe le Coree di sfilare insieme durante la cerimonia di apertura, dietro una bandiera dell’unificazione, con la penisola priva di divisioni. Il Nord e il Sud hanno anche formato la loro prima squadra olimpica unificata, quella di hockey su ghiaccio.

Kim a Seoul
Il leader della Corea del Nord Kim Jong ha fatto sapere che a breve visiterà Seoul. Lo ha annunciato lui stesso al termine dell’incontro a Pyongyang con Moon Jae-in. Moon ha aggiunto che la visita di Kim potrebbe realizzarsi prima della fine dell’anno a meno di «speciali circostanze». Sarebbe la prima visita di un leader della Corea del Nord dalla fine della Seconda guerra mondiale. Il vertice tra le due Coree ha prodotto alcuni risultati significativi. Kim e Moon hanno definito un primo accordo «per ridurre le tensioni» e per «scongiurare scontri militari accidentali». Inoltre sono state definite alcune azioni che hanno l'obiettivo di spingere alla denuclearizzazione, come la chiusura permanente del sito di processamento dell’uranio di Yongbyon. Kim ha affermato che c’è l’intesa su una «penisola libera da armi nucleari e minacce» per avanzare verso una «nuova era di pace e prosperità».

Torino si sfila
Curioso che la candidatura a due teste delle due Coree arrivi proprio nel giorno in cui viene abbandonata quella italiana a tre per i Giochi invernali del 2026. A far saltare il banco sulla candidatura olimpica a tridente con Milano, Torino e Cortina è stata di fatto la sindaca del capoluogo piemontese Chiara Appendino. Anche il presidente del Coni, Giovanni Malagò, l'ha confermato, ricostruendo tutto l’iter della vicenda. Prima con la candidatura di Torino, poi del ticket Milano-Torino, infine con l’inserimento di Cortina. «Avendo tre candidature – ha detto Malagò – abbiamo chiesto al Governo come muoverci. Ci hanno indicato due condizioni: la coesione più totale e la massima attenzione rispetto ai costi. Una commissione ha deciso che la cosa migliore fosse la candidatura a tre. La migliore, la più innovativa, una grande idea. Ci siamo rivolti al Cio che ha ritenuto fattibile la cosa, anche grazie a quanto previsto dall’agenda 2020. Noi abbiamo fatto quello che ci ha chiesto il governo». Quanto alle responsabilità il governo ha fatto vari incontri con le delegazioni. Il governatore del Veneto Luca Zaia ha fatto sapere che l’ipotesi tridente andava bene, mentre il sindaco di Milano Beppe Sala ha posto due condizioni: che la governance restasse in mano al governo e che Milano dovesse essere la prima nei loghi e nell’acronimo - Milano-Torino-Cortina. Chiara Appendino ha fatto sapere di rimanere ferma alla delibera del Consiglio Comunale per continuare la candidatura olimpica in solitudine. «E’ evidente che non c’è alcuna altra motivazione. A questo punto il sottosegretario Giorgetti è andato in Parlamento prendendo atto che non ci fosse condivisione» ha spiegato Malagò.

A Losanna la presentazione del dossier
Oggi la presentazione dei dossier a Losanna: «Eravamo a un centimetro da una candidatura vincente, apprezzata dal Cio – continua Malagò – C’era l’occasione di dimostrare di essere di fronte a un Paese che si vuole bene. Le Olimpiadi sono tra otto anni con 980 milioni di contributi del Cio per creare occasioni di lavoro e rimettere a posto degli impianti». Ovvio che la candidatura lombardo-veneta diventa ora una candidatura più debole «perché avevamo raggiunto il supporto del governo e la piena condivisione del mondo dello sport, un mondo molto più campanilistico dei comuni». Ma c’è ancora tempo per una candidatura a tre: «Giorgetti - conclude Malagò - ha fatto capire che se c’è condivisione sul tridente per il governo va bene e basta una dichiarazione. A Losanna non è che in 24 ore cambi tutto. E’ ancora tutto aperto e sarebbe una ennesima occasione di lavoro per i tanti giovani che vogliono entrare a lavorare nel mondo dello sport».

Perché è meglio così
La partita di Torino è stata giocata male, malissimo, dall'amministrazione Appendino. Ma, alla fine, che la candidatura italiana salti è solo un bene per le casse dello Stato. E dunque per tutti noi. Senza Olimpiadi ci saranno - speriamo - più risorse per la sanità pubblica, la scuola pubblica, gli investimenti infrastrutturali, e così via. Torino 2006, dove «viveva la passione», come recitava il celebre slogan che all'epoca della «sbornia olimpica» aveva invaso la città, ha insegnato purtroppo che i Giochi olimpici vengono letteralmente sequestrati dalla finanza, che regala sempre più risorse pubbliche all'apice della piramide sociale, mentre ne toglie alle povere persone. A Torino è successo esattamente questo. Torino 2026 era assimilabile alla costruzione di una grande opera, come il Tav Torino-Lione, in cui sono più gli interessi e i benefici di tipo economico che ne derivano a coloro i quali ne gestiscono la realizzazione che non alla cittadinanza, né tanto meno il valore dal punto di vista sportivo. Il conto salato di questa Olimpiade sarebbe stato pagato attraverso un finanziamento del governo al Coni, risorse pubbliche che dunque sarebbero state assegnate con procedure di emergenza assimilabili solo agli appalti della Protezione civile in caso di calamità, procedure che non garantiscono nulla se non una spartizione rapida dei soldi, con normative non trasparenti sulle gare d’appalto. Ecco perché, nonostante il pressapochismo di Chiara Appendino che marchia a fuoco la città in questo momento storico - e lo si vede in ogni settore - non siamo affatto dispiaciuti della fine di questo ennesimo «sogno» olimpico.