21 settembre 2018
Aggiornato 23:00

La destra anti immigrati avanza pure in Svezia. Salvini: «Scelta di cambiamento»

Nelle elezioni svedesi più importanti dell'ultimo decennio, i sovranisti raggiungono il 17,6%, diventando il terzo partito del Paese. Crollano i social-democratici
Jimmie Akesson, il leader del partito sovranista Democratici svedesi
Jimmie Akesson, il leader del partito sovranista Democratici svedesi (EPA/Anders Wiklund)

STOCCOLMA«Anche la Svezia sceglie il cambiamento». Il tweet di Matteo Salvini riassume bene, visto dall'Italia, l'esito degli exit poll delle elezioni svedesi più importanti dell’ultimo decennio. Come ampiamente atteso, infatti, l'estrema destra è cresciuta, tanto da diventare il terzo partito del Paese: «La Svezia patria del multiculturalismo e modello della sinistra, dopo anni di immigrazione selvaggia ha deciso finalmente di cambiare – commenta il vicepremier italiano su Facebook – Ora anche lì dicono 'no' a questa Europa di burocrati e speculatori, 'no' ai clandestini, 'no' all'estremismo islamico». Calano invece i social democratici e il governo diventa un rebus: «È l'ennesimo avviso di sfratto ai socialisti – conclude Salvini – A maggio, alle elezioni europee, completeremo l'opera del cambiamento fondato sui valori del lavoro, della sicurezza e della famiglia».

Costretti alle larghe intese
Non è stato uno tsunami come speravano i sovranisti, ma a poche ore dalle legislative, l'onda nera in Svezia ha dunque già provocato i suoi primi effetti: seppur con percentuali superiori, i due blocchi tradizionali (socialdemocratici e centrodestra) saranno costretti al dialogo per risolvere il rebus di un governo di coalizione che al momento appare molto difficile. Il 17,6% dei voti ottenuti dall'estrema destra, infatti, non è forse il risultato sperato dal leader del partito anti-immigrazione (Democratici svedesi), Jimmie Akesson, che ambiva a raggiungere e superare abbondantemente il 20%, ma con i suoi 62 seggi è più che sufficiente per dare un grosso scossone alla politica svedese e all'intera Unione europea. Al punto che il primo ministro social-democratico Stefan Löfven ha già lanciato un appello al dialogo all'opposizione di centrodestra. I risultati definitivi delle elezioni non arriveranno prima di mercoledì, quando si conoscerà l'esito del voto dei circa 200 mila svedesi all'estero. Il blocco «rosso-verde» al potere fino ad oggi è accreditato per il momento di un seggio in più (144, con il 40,1%) rispetto all'opposizione (143) conservatrice. Nessuno dei due gruppi è comunque vicino a ottenere il 50% dei 349 seggi in ballo al Riksdag, il Parlamento svedese. «Una cosa è certa, nessuno ha ottenuto la maggioranza, quindi è naturale avviare una collaborazione tra i blocchi», ha detto il primo ministro uscente Stefan Löfven. Queste elezioni hanno firmato «la sepoltura della politica dei blocchi», ha aggiunto, ricordando ai partiti della coalizione di centrodestra la loro «responsabilità morale».

Il leader socialista resiste
Pur avendo ottenuto il peggior risultato elettorale del suo partito degli ultimi cent’anni, insomma, Löfven non si dimette: anzi, è determinato a rimanere al timone del governo, forte del fatto che nel Paese, tradizionalmente, il capo del governo è il leader del partito che ottiene il maggior numero di voti. E sebbene i socialdemocratici abbiano perso quasi tre punti percentuali rispetto alle elezioni del 2014, scendendo al 28,4% dei voti, al momento restano il primo partito di Svezia, secondo i risultati del 99,8% dei collegi elettorali. Ma il nuovo paesaggio politico post elettorale rende ogni congettura particolarmente rischiosa. Criticato da tutti i suoi avversari politici (e non solo) per la sua politica migratoria e sociale, il capo del governo uscente appare personalmente indebolito da quattro anni di un mandato tumultuoso che ha visto l'arrivo solo nel 2015 di 160 mila richiedenti asilo, un record in Europa rispetto al numero di abitanti. Magra consolazione per Löfven il risultato non certo soddisfacente dei conservatori di Ulf Kristersson, che hanno perso 3,5 punti percentuali in quattro anni, raggiungendo il 19,8% delle preferenze.

L'avanzata dei sovranisti
Da parte sua, l'estrema destra, come detto, avanza ma non sfonda: i populisti sono il terzo partito, con il 17,6% delle preferenze, in crescita di quasi cinque punti rispetto alle elezioni del 2014 (12,9%). «Siamo i grandi vincitori di queste elezioni. Eserciteremo una vera influenza sulla politica svedese – ha detto un Jimmie Åkesson trionfante ai suoi sostenitori riuniti in un ristorante della capitale – Sono pronto a parlare, a collaborare, a negoziare con tutte le parti, ma in particolare voglio invitare Ulf Kristersson a negoziare». Sette conservatori su dieci, prima del voto, erano però contrari a un accordo con l'estrema destra. E questo complica non poco il rebus governo. Se il centrodestra vorrà rendere effettiva l'alternanza al potere, con ogni probabilità dovrà piegarsi alle richieste sovraniste. «Il suo governo dipenderà dai Democratici svedesi e non sarà libero», ha commentato Lisa Pelling, del centro studi Arena Ide. Il voto è stato tutt'altro che tranquillo. A seggi aperti sono stati denunciati gravi atti di intimidazione da parte di esponenti filo nazisti. Secondo il quotidiano Svenska Dagbladet, alcuni rappresentanti del Movimento di resistenza nordica hanno fatto irruzione in alcuni seggi e hanno cercato di fotografare elettori, schede e giornalisti presenti, procedendo a veri e propri atti di intimidazione. Non a caso, per la prima volta nella storia della Svezia le elezioni sono state monitorate dall’osservatorio internazionale Osce, una decisione presa dopo la scoperta di una vera e propria campagna di disinformazione online.