21 settembre 2018
Aggiornato 23:00

Onda sovranista anche in Svezia: l'arrivo in massa dei migranti ora fa paura

Era considerata un modello di integrazione, eppure anche l'apertissima Svezia oggi deve fare i conti con una gestione dei flussi migratori che non regge più
Jimme Akesson, leader of della destra nazionalista svedese (SD)
Jimme Akesson, leader of della destra nazionalista svedese (SD) (EPA/Adam Ihse SWEDEN OUT)

STOCCOLMA - Integrazione, imposte, welfare: in Svezia per i leader dei partiti che hanno trascorsi gli ultimi giorni a cercare di conquistare gli indecisi, oggi è il giorno della verità, con il voto che misurerà l’effettiva portata dell’avanzata della destra sovranista e la tenuta in fin dei conti del modello di socialdemocrazia che governa il Paese scandinavo da un secolo. Le operazioni di voto sono iniziate stamani alle 8. I candidati degli otto partiti si sono dati da fare sino all’ultimo per cercare di attirare le preferenze di circa un quarto dei 7,5 milioni di elettori che si sono dichiarati sino all’ultimo indecisi. Nè il blocco «rosso-verde» del premier socialdemocratico uscente Stefan Löfven nè quello «borghese» guidato dal conservatore Ulf Kristersson sembrano però potere aspirare alla maggioranza al Riksdag e secondo tutti i sondaggi dovranno trovare alleanze fuori dal proprio campo.

I sondaggi
La media dei sondaggi promette alla destra nazionalista dei Democratici svedesi (SD) guidati dal 39enne Jimmie Akesson un 20 per cento di voti. Secondo alcuni analisti può fare anche meglio, secondo altri resteranno sotto la soglia del 20%. Il divario tra i vari rilevamenti è forte e consiglia cautela, dato che tra il meno favorevole (16,3%) e il più favorevole (24,8%) ci sono quasi nove punti percentuali. Tutti in ogni caso concordano che la destra sovranista crescerà, grazie alle sue posizioni anti-migranti e anti-Ue, anche se non andrà comunque al governo: gli altri principali partiti, a cominciare dai socialdemocratici, hanno escluso qualsiasi coalizione con loro. Ma l’avanzata praticamente certa li metterà in una posizione di forza, anche rispetto alle istituzioni, con la prospettiva di prendere il comando di alcune commissioni parlamentari.

L'onda sovranista
La formula assomiglia molto a quella che ha fatto montare l’onda sovranista in mezza Europa, dall’Ungheria di Viktor Orban all’Italia del governo giallo-verde, dove il vicepremier Matteo Salvini si è schierato con Akesson: gli svedesi vengono prima, promettono i Democratici svedesi, «il vero welfare si deve occupare degli svedesi», martella il leader del partito, non degli immigrati. Fondato nel 1988 da ex membri del movimento neonazista, DS alle legislative del 2010 aveva ottenuto il 5,9% di preferenze, poi era salito al 12,9% nel 2014. Lo spartiacque che ha reso apparentemente in arrestabile la sua ascesa elettorale arriva nel 2015, quando Stoccolma accoglie 250.000 migranti come quota dell’ondata migratoria che stava investendo l’Ue, stabilendo un primato mondiale di accoglienza data la popolazione complessiva di 10 milioni.

Troppi migranti, gli svedesi hanno paura
L’arrivo massiccio di migranti ha alimentato le paure degli svedesi, che si sono concentrate su periferie sempre meno sicure e su crescenti problemi di integrazione. Così Löfven si ritrova a lanciare un appello agli svedesi affinchè votino per un «governo stabile, in grado di dirigere la Svezia in questi tempi incerti». E venerdì sera durante un dibattito sul canale privato TV4, ha dovuto difendere il suo bilancio, aspramente criticato proprio per l’apertura delle frontiere ai richiedenti asilo nel 2014-2015, prima di chiudere di nuovo le porte. «L’integrazione è la questione vitale della nostra epoca», ha detto durante il confronto Ulf Kristersson, mentre Akesson ha accusato il governo di lassismo nella lotta alla criminalità, invitando «coloro che non si adattano a tornare a vivere in un altro Paese». Il premier se l’è a sua volta presa con i partiti dell’Alleanza per la Svezia(conservatori, liberali, centristi e cristiano-democratici), che «promettono allo stesso tempo di abbassare le imposte e di difendere lo Stato-provvidenza».

Chi vincerà?
Destra e sinistra sono accreditate rispettivamente del 37% e del 40% dei suffragi. In sostanza, come riassume Ulf Bjereld, politologo all’Università di Göteborg, «è difficile identificare lo scenario più probabile». Gran parte degli analisti prevedono tuttavia un nuovo governo minoritario formato da Löfven, con una minoranza ancora più debole dell’attuale. Il premier uscente si è dichiarato aperto ad una cooperazione con il Partito di centro e i Liberali. Mentre il capo di SD si dice pronto a lavorare sia con la sinistra che con la destra: a condizione di poter disegnare la politica migratoria del Paese. Ulf Kristersson, primo avversario di Löfven (che incontrerà domani per un ultimo confronto televisivo) ha escluso di poter tendere la mano all’estrema destra, cosa che lascia sul piatto, probabilmente, un compromesso con i social-democratici sulle grandi questioni da affrontare, dalla riforma fiscale all’integrazione all’istruzione e la sanità, prospettiva comunque non facile date le distanze su ogni singolo dossier.