14 novembre 2018
Aggiornato 04:00

Cambiano gli equilibri politici in Libia: Macron e la Francia 'espulsi' da Trump e Conte

L'accordo alla Casa Bianca tra il presidente del consiglio italiano e Donald Trump. Macron ora è sempre più isolato. E con lui anche il generale Haftar
Giuseppe Conte e Donald Trump alla Casa Bianca
Giuseppe Conte e Donald Trump alla Casa Bianca (ANSA/SHAWN THEW)

ROMA - Potrebbe essere il primo successo internazionale del governo giallo-blu. Con ripercussioni strategiche, ed economiche, di portata enorme in Italia e in Europa. Stiamo parlando dell'egemonia politica che gli Usa potrebbero riconoscere all'Italia nella ricostruzione della Libia, strappandola alla Francia di Macron.
L'Europa per la prima volta si trova di fronte ad uno scenario insolito: l'egemonia franco tedesca è messa in discussione dal supporto statunitense all'Italia. Ed è soprattutto la Francia di Macron, sempre più in difficoltà nel suo paese, a rischiare. Il percorso è ancora lungo e accidentato, ma la prospettiva di un equilibrio di poteri più equanime nel vecchio continente si rafforza.

La ricostruzione in Libia all'Italia?
Ora il gioco sul tavolo verde della politica internazionale diventa molto più chiaro. Abbattuto Gheddafi la Francia ha spadroneggiato in un paese dove storicamente ha sempre avuto un peso molto inferiore rispetto all'Italia. L'ha fatto colpendo gli interessi economici del nostro paese, soprattutto nel settore degli idrocarburi, dapprima fomentando la guerriglia, e poi rafforzando la presenza di un uomo privo di riconoscimento politico internazionale: il generale Haftar, l'auto proclamatosi califfo della Tripolitania e Cirenaica, che chi oppone al presidente Serraj, sostenuto dall'Onu. L'ha fatto con una guerra "democratica", che ha scatenato una crisi politica, e umanitaria, che si riverbera ogni giorno in Europa. Zone ricchissime di gas metano, dove l'Eni ha fatto forti investimenti, e soprattutto al centro del traffico di esseri umani provenienti dall'Africa centrale. Haftar, dato perfino per morto pochi mesi fa, governa indisturbato una regione vastissima grazie al sostegno politico e militare della Francia. Un uomo circondato da oscure milizie paramilitari, ricchissimo, molto vicino a Macron.

Cambiano gli equilibri
Ma l'incontro avvenuto lunedì tra il presidente americano Donald Trump e il premier italiano Giuseppe Conte ha cambiato completamente la prospettiva. Il presidente statunitense mira a disarticolare l'asse franco-tedesco in Europa e punta sul governo italiano. Non a caso avrebbe espresso l'intenzione al premier Conte di voler rafforzare la figura dell'Italia in Libia quale promotrice di pace e stabilità. Come punto di partenza di questo patto si potrebbe tenere in autunno a Roma una Conferenza internazionale sulla Libia. La presenza degli Stati Uniti conferisce autorevolezza al vertice e rafforza il ruolo italiano a scapito di quello francese. Un palcoscenico per il presidente Conte, che ancora fatica a essere riconosciuto in Italia. Il ruolo di Macron, nonché delle multinazionali francesi del petrolio, esce fortemente ridimensionato da questo sodalizio. Che ovviamente coinvolgerebbe la figura di Haftar e l'intero scandalo della tratta di migranti. Lo scorso 29 maggio il presidente francese, unilateralmente, organizzava a Parigi una Conferenza di pace a cui prendevano parte i maggiori rappresentanti delle diverse fazioni libiche e i Paesi. Al termine dell'incontro, molto propagandato in tutto il mondo, venivano presentati tredici punti che prospettavano la celere soluzione della crisi libica. Punti, per altro, non firmati. In questo «accordo» sono previste elezioni parlamentari e presidenziali già in dicembre, precedute o seguite da un referendum per l’approvazione della Costituzione (ancora in elaborazione). Altro punto complesso era la formazione di quell’esercito libico nazionale - previo il disarmo delle oltre 100 milizie - che in sette anni non è mai venuto alla luce. Ora questo programma pare essere passato in secondo piano, e nella conferenza italiano verranno proposti nuovi punti.

Investimenti strategici
L'Italia ovviamente potrebbe trarre vantaggio economico da questo nuovo equilibrio. Il golfo della Sirte, oggetto perfino di una guerra negli anni ottanta tra Usa e Libia, è ancora da esplorare interessa molto l'Eni. La francese Total ha recentemente comprato dall’americana Marathon Oil il 16% del giacimento di Waha (in Cirenaica) per 450 milioni di dollari. Un accordo tuttavia non ritenuto valido dal governo di Tripoli. L’Eni invece sta stringendo accordi con il Presidente Serraj per nuove esplorazioni nel territorio controllato dai governativi.