16 ottobre 2019
Aggiornato 21:30
Immigrazione

'Effetto Salvini' in Germania: ora Merkel rischia di cadere sui migranti

Il ministro dell'Interno Seehofer boccia le politiche migratorie della cancelliera. I Paesi dell'Est la smentiscono: «Nessun accordo raggiunto». Ora il governo vacilla

Angela Merkel con il ministro dell'Interno tedesco Horst Seehofer
Angela Merkel con il ministro dell'Interno tedesco Horst Seehofer ANSA

GERMANIA - E se fosse addirittura Angela Merkel la prima a pagare il prezzo del 'cambiamento' in corso in Europa sul fronte immigrazione? Il vertice di Bruxelles si è chiuso - disse la Cancelliera -  in maniera positiva: «Dopo un'intensa discussione sull'immigrazione, il tema più difficile per l'Unione europea, il fatto di aver concordato un testo comune è un buon segnale». Ma, il commento successivo della Cancelliera, «abbiamo ancora molto lavoro da fare per superare le divisioni». E il lavoro fatto fino a oggi è stato tutt'altro che sufficiente, soprattutto in patria. Il ministro dell'Interno tedesco Horst Seehofer, entrato in collisione con le politiche migratorie di Angela Merkel, si è infatto detto «insoddisfatto» delle ultime proposte della cancelliera tedesca su questo dossier, secondo membri del suo entourage.  Durante una riunione del suo partito conservatore CSU a Monaco, Seehofer ha dichiarato che le misure discusse giovedì e venerdì al vertice Ue per ridurre i flussi migratori non sono sufficienti ed ha definito «senza effetto» un colloquio avuto sabato sera con Merkel sui migranti.

La Cancelliera critica l'Italia
In questo caos interno, Angela Merkel ha cercato di spiegare come «un accordo con l'Italia» sui respingimenti rapidi dei richiedenti asilo già registrati «non era possibile»: ma era questo il punto centrale delle richieste di Seehofer. Secondo Merkel, «l'Italia intende ottenere prima la riduzione dei migranti che arrivano sul suo territorio». Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, ha proseguito la Cancelliera, ha spiegato che in Italia «hanno avuto l'impressione di essere stati piantati in asso a lungo». Motivazioni che non bastano a rasserenare gli animi e a garantire la tenuta della coalizione di governo. E a poco vale il fatto che la Germania sia riuscita a firmare degli accordi con la Grecia la Spagna per la riammissione dei migranti registrati nei due Paesi. Di fatto i due Paesi del mediterraneo 'di sinistra' si sono detti pronti ad accettare i richiedenti asilo che in futuro saranno identificati dalle autorità tedesche alla frontiera con l'Austria e che hanno una registrazione Eurodac nei sistemi infomatici di Madrid e Atene. 

Con i Paesi dell'Est festeggia un accordo che non c'è
Ma la Germania deve iniziare a fare i conti con i Paesi che, in questo momento, hanno maggior peso sulla questione migratoria per dire di aver trovato un accordo. E se con l'Italia l'intesa è lontana, è quantomeno singolare che tre Paesi dell'Est, Polonia, Repubblica Ceca e Ungheria, abbiano smentito la Cancelliera che si era 'vantata' di aver raggiunto un'intesa sull'accoglienza dei richiedenti asilo. Il governo di Varsavia ha infatti smentito di avere raggiunto un accordo con Berlino sul rinvio in Polonia dei migranti, come hanno già fatto sabato Repubblica ceca e Ungheria. «Non c'è un nuovo accordo sull'accoglienza dei richiedenti asilo da altri paesi dell'Unione europea, la Polonia ha una politica di asilo molto restrittiva e non la cambieremo», ha affermato il portavoce del ministero degli Affari Esteri polacco, Artur Lompart. «Lo confermiamo come hanno già fatto la Repubblica ceca e l'Ungheria», ha aggiunto il portavoce.

La questione dei 'movimenti secondari'
Angela Merkel, sotto pressione nel suo paese sulla politica di asilo, aveva annunciato sabato di avere raggiunto accordi con altri 15 paesi per co-gestire i «movimenti secondari» riaccogliendo i richiedenti asilo registrati sul proprio territorio: tra questi Paesi anche Repubblica Ceca e Ungheria. Ma Praga e Budapest - così come Varsavia qualche ora dopo - hanno immediatamente smentito. «Nessun negoziato tra Repubblica Ceca e Germania su questo tema ha avuto luogo», ha detto il primo ministro ceco Andrej Babis, parlando di «assurdità totale». E Bertalan Havasi, portavoce del primo ministro ungherese Viktor Orban, aveva affermato che la posizione del suo paese è rimasta «invariata dal 2015: nessun richiedente asilo può entrare nel territorio ungherese se il richiedente asilo è già entrato in Grecia o in un altro Stato membro».